BE COOL

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Titolo Originale: Be cool
Paese: USA
Anno: 2005
Regia: F. Gary Gray
Sceneggiatura: Peter Steinfeld
Produzione: Danny De Vito, David Nicksay, Michael Shamberg, Stacey Sher
Durata: 114'
Interpreti: John Travolta, Uma Thurman, Vince Vaughn, Cedric the Entertainer, Steven Tyler, The Rock

In “Get Shorty” era passato dal mondo della malavita a quello del cinema. Ora Chili Palmer, ex strozzino dai modi molto “cool”, prova a buttarsi nello showbusiness dell’industria musicale. La bella Edie, fresca vedova di un produttore discografico, lo aiuta a inserirsi in un mondo difficile, popolato di mafiosi russi, minacciosi rapper dei ghetti, manager corrotti,  talenti da lanciare...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
L'industria discografica è cinica e corrotta e l'ex strozzino Chili, invece di contrastarla, sa "navigarci dentro" molto bene
Pubblico 
Adolescenti
Per alcune scene di violenza rappresentate con iperrealismo, linguaggio volgare
Giudizio Artistico 
 
Film insipido e senza ritmo, così autoreferenziale che finisce per essere, semplicemente, noioso.

Altro che “cool”. Categorie come postmoderno, citazionismo, intertestualità, metacinema, non bastano a giustificare un film insipido e senza ritmo, così autoreferenziale che finisce per essere, semplicemente, noioso.

Capita. Soprattutto quando i produttori rischiamo poco e puntano a vivere di rendita, spremendo fino all’ultima goccia il successo del materiale di partenza: ecco come nascono “operazioni” (più che veri film) basate sul reclutamento di cast stellari e sul riciclaggio di storie e personaggi che fanno il verso a se stessi, con grande autocompiacimento dei coinvolti, ma poco divertimento del pubblico.

Così “Get Shorty”, film del 1995 diretto da Barry Sonnenfeld, ha generato “Be Cool”, riproponendone protagonista, ambientazione, contenuti: a cambiare è solamente il contorno, non più il mondo del cinema ma quello, altrettanto corrotto e cinico, dell’industria discografica. Il tutto miscelato in una ridda di citazioni e impreziosito da tanti, tantissimi (troppi?) volti dello star system.

Siamo sempre a Los Angeles, capitale dello spettacolo, e il protagonista è ancora l’ex strozzino Chili Palmer, un duro dai modi raffinati, che sa bene come ottenere con eleganza (e all’occorrenza anche senza) quello che vuole. Il volto è di nuovo quello di John Travolta, che nonostante i parecchi chili di troppo gigioneggia con un certo stile. Se in Get Shorty il suo personaggio passava con grande nonchalance dal mondo della malavita a quello del cinema, diventando un potente produttore, in apertura di Be Cool Chili, annoiato e ansioso di novità, decide di buttarsi in un nuovo showbiz, quello della musica. Non che qui le regole siano diverse, anzi: a governare sono sempre i corrotti, i malavitosi e i delinquenti. Insomma, Chili ha buone possibilità di sfondare.

Nella sequenza iniziale Chili assiste con stupefacente self control all’uccisione a sangue freddo dell’amico Tommy Athens (James Woods, uno dei numerosi camei del film), produttore discografico sull’orlo della bancarotta il quale, giusto pochi attimi prima di essere freddato da un mafioso russo, gli aveva suggerito l’idea di diversificare il suo business. Subito pronto a sfruttare l’imboccata, Chili trova una preziosa via di accesso nell’aiuto della consolabile vedova di Tommy, la bella Edie (Uma Thurman, tanto trendy quanto, ahimè, anonima).

I due si coalizzano per lanciare Linda Moon, giovane clone di Beyoncè, di cui Chili ha fiutato le enormi potenzialità. La talentuosa ragazzina, però, è prigioniera di un viscido manager (Vince Vaughn), che si atteggia a pappone e passa il suo tempo a scimmiottare i “fratelli” afroamericani, pur essendo bianco. Non gli è di grande aiuto un’improbabile guardia del corpo, segretamente gay, che sogna di fare l’attore (il divertente The Rock).

Non sarà facile, per Chili e Edie, strappare Linda al contratto con la sua ex casa discografica (capitanata da un perfido Harvey Keitel), e contemporaneamente placare le ire di un gruppo di rapper più simili a gangster che a musicisti, schivando le pallottole dei già citati mafiosi russi...

Ma, si sa, l’importante è avere le conoscenze giuste. Infatti l’aiuto arriverà da Steven Tyler, attempato leader degli Aerosmiths, che accetterà di duettare con Linda lanciandola definitivamente nell’olimpo delle star.

Sotto il look, niente. Il film annoia per la maggior parte del tempo, e non riesce a tamponare la mancanza di ritmo con i costumi, le musiche accattivanti e i dettagli modaioli, perfettamente cuciti addosso ai personaggi. La storia mischia troppe linee e troppe figure senza preoccuparsi di mettere a fuoco i suoi protagonisti in maniera convincente: Chili Palmer è monolitico e asettico, la sua donna ha il fascino di una scialba fidanzatina (come sprecare Uma Thurman...), la loro storia d’amore manca completamente di tensione. I momenti migliori (pochi) li regalano le performances delle guest star (vedi il bel duetto di Steve Tyler con Linda) e i personaggi minori (divertente la caratterizzazione del gangsta-rapper che si atteggia a buon padre di famiglia, ma il resto è una parata di cliché).

Un bel film non può reggersi unicamente sulla presenza di star riconoscibili e su un variegato tessuto di citazioni, più o meno “telefonate”: come dimostra il ballo di John Travolta e Uma Thurman, che ammicca dichiaratamente a Pulp Fiction ma si risolve in una diluitissima sequenza senza brividi.

Si dice che nel cinema “postmoderno” i personaggi e le situazioni sono qualcosa in sé, ma sono anche qualcosa che allude ad altro. Allora forse qui ci si è dimenticati del primo livello: i personaggi e la storia, innanzitutto, dovrebbero sussistere di per sé!

Autore: Franco Olearo


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