LA BATTAGLIA DEI TRE REGNI

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Titolo Originale: Chi Bi
Paese: CINA
Anno: 2009
Regia: John Woo
Sceneggiatura: Khan Chan, Kuo Cheng, Sheng Heyu e John Woo da Le cronache dei tre regni di Chen Shou e dal Romanzo dei tre regni di Luo Guanzhong
Produzione: China Film Group, Lion Rock Productions; 130’
Durata: 110'
Interpreti: Tony Leung, Takeshi Kaneshiro, Zhang Fengyi, Chang Chen, Zhao Wei, Hu Jun

Cina, 208 d.C. Durante la dinastia Han, il giovane e inesperto Imperatore viene convinto dall’autoritario Primo ministro a muovere guerra contro Xu, regno dell’Ovest il cui sovrano è un parente dell’Imperatore stesso. Scopo dichiarato è raccogliere in un unico Impero i tanti Paesi in lotta tra loro ma, segretamente, il Primo ministro cova l’ambizione di estendere la propria personale influenza ai regni che non hanno ancora giurato fedeltà all’Impero e diventare così despota incontrastato dell’intera Cina. Fiutato il pericolo, il sovrano illuminato di Xu stringe una rischiosa alleanza con il regno Wu, per avere qualche possibilità di resistere al nemico comune.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Buoni e cattivi si fronteggiano su schieramenti opposti senza chiaroscuri e ambiguità; le virtù celebrate sono quelle del coraggio e dell’onore, della lealtà e dell’amicizia
Pubblico 
Adolescenti
Scene di battaglia e di violenza nei limiti del genere.
Giudizio Artistico 
 
Peccato per lo squilibrio dato dai tagli dell’edizione europea: la prima parte del film costringe ad uno sforzo notevole di messa a fuoco, affastellando personaggi ed eventi come in un lungo e confuso trailer

Per raccontare una delle più famose battaglie della storia dell’Impero cinese i produttori, tra cui lo stesso regista John Woo, avevano optato per un lungo kolossal diviso in due tronconi, da proporre nei cinema cinesi a qualche mese di distanza l’uno dall’altro. Per la versione occidentale della pellicola, forse non fidandosi della disponibilità degli americani ad abbandonarsi ai tempi e alle lentezze dell’epica, gli stessi produttori hanno approntato una versione ridotta da vedersi in un unico turno, in cui purtroppo le cicatrici dell’operazione di taglio e cucito cui è stata sottoposta sono visibili e doloranti.

Da circa vent’anni John Woo, regista noto ad Hollywood soprattutto per Face/Off e Mission: Impossibile-2, pensava a come portare sullo schermo la battaglia della Scogliera Rossa, raccontata nelle “Cronache dei tre regni”, un poema del III secolo, e nel “Romanzo dei tre regni”, un classico del XIV secolo ancora popolarissimo in tutto l’estremo Oriente, tanto da originare serie di fumetti e di videogiochi. Nell’immaginario cinese, la guerra che si combatté sul fiume Yangtze è da considerarsi come l’equivalente della battaglia delle Termopili: anche in questo, – come nello scontro che vide contrapporsi spartani e persiani raccontato da Erodoto – un esercito significativamente meno numeroso ebbe la meglio sugli avversari, contro i favori del pronostico, grazie alla strategia militare applicata alla conoscenza del territorio. Proprio in questo la sceneggiatura offre eccitanti motivi di intrattenimento che manderanno in visibilio gli appassionati di tecniche militari: più che un fragoroso corpo a corpo, la guerra secondo la saggezza orientale (da Sun Tzu in poi) è da intendersi come una paziente partita a scacchi, in cui non si vince con la brutalità ma con l’astuzia. Ciò non impedisce al film di unire, alla suggestione dell’argomento, la spettacolarità del genere, che pure bilancia con tocchi ironici amenità e smargiassate tipiche dei film di guerra orientali. L’equivalente cinematografico va forse cercato invece nel western classico americano: buoni e cattivi si fronteggiano su schieramenti opposti senza chiaroscuri e ambiguità; le virtù celebrate sono quelle del coraggio e dell’onore, della lealtà e dell’amicizia; sull’avversario sconfitto non si infierisce e lo si rispetta, così che anche chi torna a casa con il premio non può che ammettere, guatando il campo di battaglia che rigurgita cadaveri, che di veri vincitori non ce ne sono.

Peccato davvero per lo squilibrio dato dai tagli dell’edizione americana ed europea: prima di arrivare al dunque con la battaglia finale, infatti, la prima parte del film costringe ad uno sforzo notevole di messa a fuoco, affastellando personaggi ed eventi come in un lungo e confuso trailer, con il risultato paradossale che ci si affeziona di più al cattivo – un malvagio di carismatica e gustosa perfidia – che ai buoni, di cui non si ha tempo di approfondire caratteri e motivazioni, a scapito della comprensibilità stessa della trama. 

Autore: Raffaele Chiarulli


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