UN SACCHETTO DI BIGLIE

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Titolo Originale: Un sac de billes
Paese: FRANCIA, Canada, repubblica Ceca
Anno: 2017
Regia: Christian Duguay
Sceneggiatura: Benoît Guichard, Christian Duguay, Laurent Zeitoun
Produzione: Quad production, Main Journey
Durata: 110
Interpreti: Dorian Le Clech,Batyste Fleurial, Patrick Bruel, Elsa Zylberstein

Parigi, anni ’40, durante l’occupazione nazista. Nella famiglia Joffo, di origine ebraica il padre Roman fa di mestiere il barbiere, così come i due figli maggiori; la mamma Anna è molto brava a suonare il violino mentre i due figli più piccoli, Maurice e Joseph vanno ancora a scuola. Una nuova legge impone a chi è ebreo di venir indentificato con una stella di Davide sulla giacca e Joseph e Maurice subiscono il disprezzo di molti loro compagni. In una situazione che lascia pochi spiragli di speranza, il padre organizza prima la partenza dei due figli maggiori, poi quella dei più piccoli. Hanno le istruzioni per raggiungere Nizza, sotto l’occupazione italiana, più tollerante. Ma per Joseph, il più piccolo, si tratta di un’avventura più grande di lui e solo l’aiuto del fratello gli porta un po’ di conforto…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Una famiglia ebrea molto unita affronta le persecuzioni a cui viene sottoposta; sacerdoti, dottori, altri civili, si prodigano per salvare la vita di chi è stato perseguitato
Pubblico 
Pre-adolescenti
Questo film, che ha due ragazzi come protagonisti, si presta molto bene a raccontare i tempi delle persecuzioni contro gli ebrei. Vengono evitate scene cruente anche se non mancano situazioni ad alta tensione
Giudizio Artistico 
 
Il film diretto da Christian Duguay (Belle & Sebastien – L’avventura continua) conferma la sua visione positiva dell’uomo che riesce a riscattare anche i momenti più cupi della nostra storia. Ottima interpretazione del piccolo Dorian Le Clech

E’ sera, i quattro fratelli sono tornati a casa. In camera da letto, iniziano una battaglia con i cuscini e il padre si scandalizza: “Non siete cresciuti per queste sciocchezze?” Ma poi si infila anche lui nella zuffa, fra il divertimento di tutti. Tempo dopo, la famiglia si ritrova ancora riunita, sia pur per poco. I ragazzi fanno una colletta e regalano un violino alla mamma. La mamma si commuove, è da tanto tempo che non suona, ma poi accetta di farlo, sollecitata dal marito e dai figli. Come tanto tempo prima, i ragazzi restano incantati a quelle melodie che non vorrebbero mai smettere di ascoltare. 
Il film è carico di momenti di tensione per la continua ricerca dei ragazzi di un luogo sicuro dove sfuggire ai controlli della Gestapo ma la vera bellezza del film scaturisce proprio da questi momenti di forte unione familiare che non sono un semplice intervallo nel flusso del racconto ma esprimono quell’energia morale che dà ai ragazzi la forza di andare avanti, a dispetto di ogni avversità.  Il premio alla recitazione va proprio a Dorian Le Clech che interpreta il piccolo Joseph: da quel bambino che è contento di aver vinto un sacchetto di biglie dai suoi compagni di scuola e che ancora si alimenta delle coccole di papà e mamma, a ragazzo sperduto migrante con i piedi sanguinanti, con il solo sostegno del fratello; poi abituato a mantenersi con dei lavoretti, ormai addestrato sul valore dei soldi e infine anche disincantato esperto in umanità, abituato a riconoscere chi è un ipocrita e chi è sincero.
Si parla di guerra e di antisemitismo ma il film è ricco in umanità sia da parte di chi si trova sul fronte giusto che su quello sbagliato. Notevole è anche insolito è l’elogio che il film presta a quei sacerdoti cattolici che non hanno esitato ad aiutare quei due ragazzi ebrei, come firmare documenti di battesimo falsi. Né mancano gli “italiani brava gente” che a Nizza giocano tranquillamente a carte con coloro che sanno di essere ebrei. Anche l’ufficiale tedesco incaricato di stanare gli ebrei non ha lo sguardo torvo né digrigna i denti ma svolge con fredda competenza il suo lavoro. E’ un giusto a modo suo: se ha le prove che una persona sia ebrea, la deporta; se non ci sono prove inconfutabili in quel senso, libera i sospetti. Altro personaggio rappresentativo di quei tempi è il libraio dell’Alta Savoia incontrato dai ragazzi. Non è umanamente cattivo (ha dato a Joseph, che si è spacciato per trovatello, il lavoro di vendere i giornali per le strade) ma sostiene il governo di Petain, convinto che solo con l’alleanza con i tedeschi si realizzerà una nuova Europa. 
Alla fine, questo film costruito principalmente ad uso dei ragazzi finisce per risultare più realistico di tanti film per adulti, evitando lo schema semplicistico secondo cui chi sta dalla parte sbagliata è anche tanto cattivo ma mostrando come nella confusione delle tante ideologie del tempo, molti non hanno saputo dare le giuste priorità a quei valori umani che restano universali. Il film, come tutti quelli che ricostruiscono fatti realmente accaduti, ha la forza espressiva del reale: Joseph Joffo,  autore del libro omonimo a cui il libro si è ispirato, è proprio quel Joseph che negli anni quaranta era un piccolo bambino.

Autore: Franco Olearo


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