LA CASA DEI LIBRI

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Titolo Originale: The Bookshop
Paese: Spagna. UK, Germania
Anno: 2017
Regia: Isabel Coixet
Sceneggiatura: Isabel Coixet
Produzione: Diagonal Televisió, A Contracorriente Films, Zephyr Films, One Two Films
Durata: 112
Interpreti: Emily Mortimer, Patricia Clarkson, • Jorge Suquet

Fine anni ’50. Una giovane vedova, Florence Green, torna a vivere a Hardborough (nel Suffolk, Inghilterra) dove aveva vissuto con il marito. Nella casa, pregevole anche perché antica, decide di aprire una libreria. Il negozio viene apprezzato dagli abitanti: in particolare da un ricco e misterioso personaggio, Mister Brundish. Per far fronte all’aumentato lavoro, la proprietaria assume la giovanissima Christine come sua aiutante. L’iniziativa ha subito successo ma non è dello stesso parere Mrs. Gamart, una ricca signora che aveva identificato nell’antica casa il luogo ideale per fondarvi un circolo culturale. Abituata ad ottenere sempre tutto, si mobilita in ogni modo per far fallire l’attività di Florence…..

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Nel film rifulge la figura del vecchio gentiluomo Mr. Brundish che ha il coraggio di protestare contro i soprusi che Florence è costretta a subire ma su tutto il film pesa una sorta di fatale ineluttabilità del male
Pubblico 
Pre-adolescenti
Molte cattiverie possono esser risparmiate ai più piccoli
Giudizio Artistico 
 
Il film ha vinto il premio Goya 2018 come miglior film, migliore regia e migliore sceneggiatura non originale ma la voglia di sviluppare una tesi preordinata finisce per ridurre i personaggi a stereotipi di che seguono una partitura preordinata

“Quando Mrs Green apri il primo scatolone di libri che aveva ordinato, i problemi e gli ostacoli di quegli ultimi giorni scomparvero …e per un istante percepì accanto a se ancora una volta il suo defunto marito che aveva amato moltissimo”. E’ questo il commento che ascoltiamo in sottofondo mentre Florence è intenta a prendere uno a uno i libri, quasi li accarezza e poi li mette sugli scaffali: in quella stessa casa dove, tanti anni prima, quando suo marito era ancora vivo, aveva la consuetudine di leggere con lui un libro a voce alta. Il questo film il libro è visto come strumento di condivisione, di stimolo alla riflessione, apertura mentale verso il diverso da sè e il diverso dal piccolo mondo di Hardborough, che fossilizza, sclerotizza pericolosamente i rapporti fra le persone (non a caso i libri citati nel film non sono i classici di sempre ma delle opere che uscirono proprio in quegli anni: Farenhet 451, Lolita, L’estate incantata). Se i libri sono dei protagonisti indiretti, l’argomento che prende il sopravvento è un altro: la lotta fra l’innocenza inerme e la perfidia del male impersonificate rispettivamente da Florence e da Mrs  Gamart.

Si tratta infatti di una pellicola “al femminile” e sono tre le donne che si contendono la scena e che danno movimento all’intreccio della storia. Mrs. Green (Emily Mortimer) con la sua intraprendenza, porta una ventata di novità in un piccolo paese, con il suo ingegno e la sua capacità di collaborare ottiene anche il favore della gente. La sua disponibilità e i suoi modi gentili la rendono una persona affabile. Mrs. Gamart (Patricia Clarkson), una signora che conta in quella piccola comunità, come una bambina viziata vuole quella casa che non è sua e cerca in ogni modo di ottenerla per i suoi scopi. La sua ambizione la rende una persona infida, disposta a tutto pur di averla vinta. Christine (Honor Kneafsey), la giovanissima aiutante del negozio di Florence, che si lascia affascinare dalla sua datrice di lavoro nonché dai libri che le vengono dati da leggere. È una bambina sveglia, che conserva una sua innocenza anche se coinvolta in diverse diatribe tra adulti.

Gli schieramenti sono quindi due e ben evidenti: da una parte la povera vedova che vive dei suoi libri (non solo perché li vende, ma anche perché ne legge molti) e dall’altra la ricca signora che vuole “controllare” la cultura. La piccola Christine, stando dalla parte di Mrs. Green ne coglierà, almeno idealmente, l’eredità. Costumi e scenografie aiutano a far percepire al pubblico il forte contrasto tra le due donne. Da una parte la vecchia casa, sobria nell’arredamento e nelle finiture, abitata da Florence: una donna che, nonostante la sua affabilità, è spesso sola, ma sempre in compagnia dei suoi amati libri. Dall’altra la grande e sontuosa casa di Mrs. Gamart: spesso scenario di feste con numerosi invitati ma luogo di sotterfugi e intrighi volti ad estendere la superiorità di censo anche ad altri ambiti della piccola cittadina.

Il male, impersonificato da  Mrs Gamart assume l’aspetto desolante della legalità: la cospirazione si avvale del sindaco (figlio della signora), del direttore di banca, di leggi approvate  ad uso della signora-lucifero, del tradimento di persone che per meschini interessi si fingono amici di Florence per poi tradirla alle spalle.. Mentire, sapendo di avere le spalle coperte da chi ha potere, diventa la norma. C’è rimasto solo il vecchio Mister Brundish a difendere a viso aperto l’aspirante libraia.

Sono molto brave nella loro parte sia la rassegnata Emily Mortimer  che la perfida Patricia Clarkson ma i cattivi sono così terribilmente cattivi e Florence è un agnello talmente fragile che il film prende le forme di un soggetto a tesi e i personaggi subiscono il rischio della stereotipazione.

“Fino a quel momento Florence aveva vissuto la sua vita fingendo di credere fosse suddivisa in carnefici che dominano il mondo e vittime che ne subiscono le conseguenze” questa frase, pronunciata dalla voce narrante all’inizio del film, finisce per diventarne il tema programmatico.

La regia, con inquadrature lente e generose di dettagli, e la fotografia, con paesaggi naturali e scorci della cittadina di Hardborough molto belli, danno alla pellicola un tono marcatamente malinconico.

Il film è l’adattamento cinematografico del romanzo La libreria di Penelope Fitzgerald, diretto dalla regista spagnola Isabel Coixet ma lo stile narrativo , nel privilegiare la correttezza formale dei rapporti umani, anche in situazioni di ipocrisia più sfacciata, è molto inglese

Autore: Francesco Marini


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