THE 33

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Titolo Originale: The 22
Paese: Cile, Colombia
Anno: 2015
Regia: Patricia Riggen
Sceneggiatura: Mikko Alanne, Craig Borten, Michael Thomas
Produzione: Alcon Entertainment, Phoenix Pictures
Durata: 120
Interpreti: Antonio Banderas, Juliette Binoche, Rodrigo Santoro, ames Brolin

Miniera di San José, Cile, 2010. Durante una normale giornata di lavoro in miniera una lastra di pietra crolla a 700 metri di profondità e va ad ostruire l’unica via di uscita per i minatori. Trentatre di loro restano intrappolati in quella grotta senza contatti con la superficie. Fatti diversi progetti e tentativi, dopo 69 giorni tutti gli operai vengono liberati in una delle operazioni di salvataggio rimaste uniche nella storia. La preoccupazione dei familiari, la tensione del mondo intero, la gioia di rivedere vive tutte le persone coinvolte nell’incidente.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Di fronte al rischio, per i minatori, di cedere allo sconforto, è la fede che garantisce loro una speranza che va oltre ogni speranza e di fronte alle enormi difficoltà tecniche e all’incertezza del successo, per chi è in superficie, è sempre la fede che fornisce la spinta per impegnare tutto se stessi senza limiti
Pubblico 
Pre-adolescenti
Qualche situazione di tensione potrebbe impressionare i più piccoli
Giudizio Artistico 
 
Buona resa del dramma che hanno affrontato i trentatre minatori e l’alternarsi in loro di momenti di sconforto ad altri di speranza. Non tutti i personaggi vengono descritti con la stessa profondità

Un gruppo di minatori, salutati i familiari, sale sul pulmino che li porterà in fondo alla miniera. La luce del sole scompare ben presto. Il pulmino scende lungo uno stretto sentiero che si avvita  a spirale e sembra non terminare mai. Ogni tanto, ai bordi, si vedono degli altarini improvvisati  che ricordano, con una fotografia, coloro che non sono più tornati a casa. Uno dei minatori sul pulmino, alla sua prima esperienza, ha il respiro affannoso, si sente soffocare. Con questa sequenza, molto coinvolgente, inizia la storia dei 33 minatori di San Josè e del loro incidente.  Nel 2015 il premio Pulitzer Hector Tobar l’aveva raccontata nel suo libro Deep Down Dark (tradotto nella versione italiana: La montagna del tuono e del dolore). Nello stesso anno il libro viene sceneggiato e diventa questo film diretto dalla regista messicana Patricia Riggen.

Il racconto è fedele alle testimonianze dei superstiti. Il montaggio, alternarnando quanto sta succedendo sottoterra a quanto accade in superficie, riesce a far percepire al pubblico i risvolti e le dinamiche di quella vicenda: da una parte i lavoratori che si trovano sepolti vivi a 700 metri di profondità con circa 40°C di temperatura e cibo sufficiente solo per alcuni giorni; sulla superficie,le donne dei minatori che tentano di discutere con i gestori della miniera per tentare di salvare i loro mariti, figli, padri. Di fronte a una vicenda così dolorosa che cresce giorno per giorno nell’evidenza dell’opinione pubblica e all’incapacità della società mineraria di affrontare la situazione, è il governo che si trova a dover decidere il da farsi: che soluzione tecnica adottare, di quali collaborazioni internazionali avvalersi per tentare l’impossibile e quale immagine del Cile proporre sulla scena internazionale.

Su entrambi i  livelli nei quali si svolge la storia, c’è un protagonista a fungere da leader: Mario Sepulveda (interpretato da Antonio Banderas) che mantiene viva la speranza lì dove non sembra esserci nessuna possibilità di sopravvivenza, Maria Segovia (interpretata da Juliette Binoche) che “guida” le mogli dei lavoratori nel richiedere all’azienda di tentare il salvataggio. Determinante è anche il giovane Ministro delle Miniere Laurence Golborne (interpretato da Rodrigo Santoro) che si prende a cuore il dramma di questi minatori che non conosce ma che  fa tutto quello che è in suo potere per estrarli vivi dal sottosuolo.

Se queste interpretazioni sono riuscite e convincenti, gli altri personaggi finiscono per passare in secondo piano e, in alcuni casi, fin troppo stereotipati nel genere del disaster movie come, per esempio, il personaggio che prevede il disastro ma resta inascoltato o quello che non  crede nel pericolo imminente fin che non si verifica il crollo. La fotografia è particolarmente curata, nell’alternanza di sole all’esterno e di  oscurità nel sottosuolo e si fa apprezzare la colonna sonora: una delle ultime composte da James Horner (vincitore di due premi Oscar nel 1997 come autore della colonna sonora di Titanic) morto in un incidente aereo quattro mesi dopo la fine delle riprese del film.

La pellicola riesce ad esprimere importanti valori umani e religiosi.

La povertà esteriore dei minatori, che contrasta con la loro ricchezza interiore; la capacità di condividere e di sacrificarsi per il benessere di tutto il gruppo. Il battersi per la giustizia, incarnato dalle mogli dei minatori. Ma forse, la grande verità che, da un punto di vista umano, il film riesce a esprimere, è la dimostrazione che si ottengono veramente dei risultati solo quando si mette in gioco tutto se stessi: iI team di superficie, capeggiato dal texano  Greg Hall, titolare della Drillers Supply Internazional  e dal giovane ministro delle Miniere, riesce con tenacia e intelligenza nell’intento prodigioso di individuare il punto dove si erano rifugiati i minatori, anche se trivelle si rompono continuamente e le mappe a disposizione sono imprecise.

La fede cristiana che ha sempre alimentato la  speranza dei minatori e ha dato loro la forza di resistere per due lunghissmi mesi (si veda come all’interno dei tunnel i lavoratori abbiano sempre pregato insieme) viene sottolineata nel film ma è ben poca cosa  rispetto a quello che accadde in realtà. Greg Hall,  diacono della comunità cattolica di Cypress (Houston), ha sempre pregato per l’esito dell’operazione  e tutti i minatori, di fede cattolica,  ricevettero, attraverso quella fessura nella roccia che ha costituito per lungo tempo  l’unica via di comunicazione con la superfice, trentatré rosari inviati personalmente dal Papa.

L’esito finale non è dei migliori: i titoli di coda rivelano come l’azienda sia stata assolta dall’accusa di negligenza colpevole e agli operai e alle loro famiglie non venne riconosciuto alcun indennizzo.

Autore: Francesco Marini


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