IL NOSTRO PIANETA

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Titolo Originale: Our Planet
Paese: UK
Anno: 2019
Regia: Alastair Fothergill
Produzione: Silverback Films, WWF
Durata: 8 puntate di 50'

Questo documentario suddiviso in 8 puntate di 50 minuti ciascuno ci fa visitare gli angoli della terra e degli oceani dove gli animali possono vivere ancora indisturbati ma pone anche in evidenza come negli ultimi cinquanta anni queste zone si siano paurosamente contratte, tante specie animali siano sparite e il trend distruttivo sia in continua crescita.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film è un inno alla natura, alla sua bellezza, all’istinto provvidenziale di cui dispongono tutti gli animali e un giusto messaggio di allarme per certe specie che stanno estinguendosi
Pubblico 
Pre-adolescenti
Alcune scene di battaglie cruente fra animali potrebbero impressionare i più piccoli
Giudizio Artistico 
 
Il documentario è il frutto dell’elevata professionalità di 600 professionisti, non solo tecnici delle riprese ma esperti e appassionati della natura selvaggia

Si potrebbe dire che abbiamo ormai visto tanti documentari sulla natura, dai tempi di Il deserto che vive, il primo della serie ideata da Walt Disney, nel lontano 1953 oppure La vita sulla terra di David Attenborough (che è la voce narrante in quest’ultimo documentario) del 1979. Ma questo nuovo complesso di immagini riprese negli angoli più remoti della terra ha un fascino ancora nuovo non solo per le nuove tecniche di ripresa adottate (si fa un ampio uso di droni) ma per il lavoro meticoloso di appostamento che è stato compiuto, che ha consentito di riprendere animali difficili da riprendere (degli operatori sono rimasti isolati anche per una settimana dentro gabbie speciali). I risultati si vedono tutti: la bellezza delle immagini, la scoperta di comportamenti finora sconosciuti e il prender coscienza che il loro habitat sta riducendosi con ritmi esponenziali.

Nella prima sequenza la terra ci appare nella soggettiva degli astronauti che, 50 anni fa, erano in orbita intorno alla luna: vediamo la terra sorgere lentamente in tutto il suo splendore, con i suoi vivaci colori. E’ la giusta prospettiva per considerare la patria di tutti gli umani nella sua globalità e nella sua bellezza ma anche per ricordare che negli ultimi 50 anni le specie animali e vegetali sono diminuite del 60% e che ora sul pianeta c’è il 40% in meno di ghiaccio.

Tuttavia c’è ancora tanto d’ammirare; il documentario segue tante specie animali in contesti molto diversi fra loro (ai poli, nelle giungle, nei deserti, nei mari e nei fiumi) ma tutti percorrono lo stesso itinerario di vita: cercano il loro nutrimento giornaliero e in certi periodi effettuano poderose migrazioni per raggiungere quel luogo ideale che consentirà loro di riprodursi e di sfamare i cuccioli finché non diventeranno autonomi per riprendere il cammino. Si tratta di scene impressionanti, realizzate con i droni,  dove vediamo migliaia e migliaia, forse anche un milione di animali della stessa specie che si radunano per dar vita a nuove generazioni.

Molti animali ci lasciano increduli di fronte all’incredibile e misterioso istinto di cui dispongono Come quel branco di lupi che allontana i caribù dai vasti spazi di un lago per spingerle verso la foresta, dove saranno costretti a disperdersi e saranno così una facile preda. Come le mamme pinguino che una volta che si sono procurate il cibo per la prole appena nata, tornate nel branco riescono ancora a ritrovare il loro piccolo fra migliaia e migliaia di cuccioli. Oppure nel deserto australiano dove, solo una volta ogni dieci anni, si forma un lago per effetto delle piogge torrenziali e stormi di fenicotteri lo raggiungono percorrendo miglia e miglia (come lo hanno saputo?) arrivando in tempo per portare alla luce i piccoli e sfamarli finché non sono in grado di prendere il volo, prima che il lago si prosciughi di nuovo. Deliziosi anche i molti balli nuziali che organizzano certe specie di uccelli per ottenere il consenso della femmina all’accoppiamento. E’ un lato gentile della loro esistenza, un giusto ossequio al genere femminile. Non mancano soluzioni astute per l’impollinazione, come quella dell’orchidea che attira le api maschio con un olio profumato (utile per far colpo sulla femmina) e li spinge lungo un condotto in modo che api ne escano con i semi appiccicati sul dorso.

A questo documentario hanno lavorato 600 persone per quattro anni, visitando 50 paesi, un lavoro utilissimo per le nuove generazioni ma anche per quelle meno giovani. C’è  un che di religioso in queste immagini  e restiamo ammirati  per il modo con cui questi animali trovano una natura generosa che li nutre e come siano dotati di un istinto che consenta loro di affrontare anche in situazioni complesse, se non ci pensa l’uomo a distruggere il loro habitat. Per questo motivo destano profonda tristezza le scene che ritraggono alcuni esemplari di trichechi (il branco si è assiepato in un piccolo isolotto), che salgono fino in cima a una scogliera e poi si lasciano cadere nel vuoto per poi morire sulla spiaggia. Un gesto maldestro oppure un lugubre presagio di un’esistenza sempre più difficile.

Autore: Franco Olearo


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