CLOUDS

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Titolo Originale: Clouds
Paese: USA
Anno: 2020
Regia: Justin Baldoni
Sceneggiatura: Kara Holden
Produzione: Wayfarer Studios, Mad Chance Productions, La Scala Films
Durata: 121
Interpreti: Fin Argus, Sabrina Carpenter, Madison Iseman, Lil Rel Howery

A Zach Sobiech è stato diagnosticato un cancro alle ossa da quando aveva 14 anni. Sostenuto amorevolmente dai suoi genitori, Laura e Bob e dai suoi tre fratelli, ha ora 17 anni, si muove con le stampelle, non si vergogna di mostrare il suo cranio pelato, è ben voluto da tutti ed è anche bravo a suonare, passione che condivide con la sua amica dai tempi dell’infanzia, Sammy. C’è anche una ragazza che è interessata a lui, Amy ma proprio quando hanno deciso di incontrarsi per un picnic, lui non arriva all’appuntamento. Zach ha dovuto subire d’urgenza un intervento chirurgico ed è stato informato che ha ancora pochi mesi di vita….

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un ragazzo decide di affrontare gli ultimi mesi di vita cercando di rendere felici gli altri mentre familiari e amici si stringono con affetto intorno a lui. E’ presente, non con parole ma con i fatti, l’effetto trasformante che producono su ragazzo le preghiere della madre, di fede cattolica
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
La regia segue con precisione quanto è stato raccontato nel libro scritto dalla madre di Zach (tranne i riferimenti alla fede cattolica) e rende bene i rapporti che lui ha con le sue due ragazze, l’amica e la fidanzata. Meno definiti i rapporti con i suoi famiiari

La storia raccontata in questo film è assolutamente vera. La sceneggiatura si è ispirata al libro Fly a Little Higher: How God Answered a Mom's Small Prayer in a Big Way scritto dalla stessa madre subito dopo la sua morte. Molti dei compagni di scuola e amici del vero Zach hanno fatto da comparse al film, in particolare al ballo scolastico finale (il cosìdetto Prom), a cui hanno realmente partecipato. Da subito il film si discosta dallo stereotipo del film lacrimoso su di un giovane che sta morendo. “Io sono un combattente” dichiara fin dall’inizio Zach e combatte nel migliore dei modi: non pensa a sè ma cerca di “dare a tutti quello che vogliono” dice lui in un’altra sequenza, cioè cerca di mostrarsi simpatico e collaborativo, ricevendo in cambio amicizia dai compagni di scuola e affetto dalla sua bella famiglia (due genitori, tre fratelli e un cane) invece che compassione.  Esemplare è la sequenza dove lui è in bagno davanti allo specchio, dopo che ha saputo di essere un malato terminale e prova a fare esercizi di sorriso, nonostante l’angoscia che lo assale. Che senso ha esercitarsi a fare domanda di iscrizione a un college, come ha proposto a tutti il suo professore, quando è sicuro che non ci potrà andare? Zach si confida così con la madre e la sua risposta è insolitamente laica, per lei che è cattolica: “E’ spaventoso ma nessuno di noi ha la certezza del domani, però potrebbe essere un’occasione per te.  Dimenticare tante cose superficiali di cui la gente si preoccupa e puoi decidere cosa è più importante per te”. Anche il suo professore sembra essere dello stesso parere, quando Zach gli prospetta di rinunciare anche alla scuola: “Rinunciare non è un’opzione; dico solo che devi vedere le tue priorità Tu hai qualcosa dentro e lo devi far sentire a tutti”. In realtà il ricondurre la vita all’essenziale quando il tempo concesso sta per terminare è un modo saggio per affrontare razionalmente il problema ma non riscalda certo il cuore. Ciò che sostiene Zach, oltre all’affetto dei genitori e dei fratelli, è il rapporto che lui ha, di dono reciproco, con due ragazze: Sammy, la sua amica d’infanzia e partner musicale e l’amore per Amy, la sua ragazza per poco. Con quest’ultima sa bene che il tipo di amore che stanno imbastendo è strutturalmente impostato per costruire una realzione per la vita. Per questo motivo lui si ritrae quando la loro intimità sta crescendo, proprio perché riconosce che: “Non ho niente da darti”: non accetta l’intimità di un amore-consolazione.  Accetterà invece la dolcezza di un affetto che esprima vicinanza e comprensione. Anche Amy è molto intima a lui e ne è segretamente innamorata ma capisce che è inutile sognare qualche futura trasformazione del loro rapporto perché non c’è futuro. E accetta di essere quella che è sempre stata: una sua spalla insostituibile.

Bisogna ora esaminare un aspetto misterioso di questo film: il rapporto con la fede. La madre è cattolica (non viene mai detto nel film) e porta tutta la famiglia a Lourdes nella speranza di un miracolo. Arrivati al “luna park cattolico” come lo definisce il fratello di Zach, assistiamo al rito dell’immersione, per la madre e per Zach, ed è il momento centrale del film, ripreso in silenzio, con lentezza e con il grande ripetto che è dovuto a un momento così particolare. La famiglia poi torna a casa e inizia la fulminante, finale, carriera di Zach come cantautore mentre null’altro viene detto in termini di fede.

 “Okay, Signore puoi riprendertelo. Ma se deve morire vorrei per lui qualcosa di grande, vorrei che la vita di qualcun altro venga trasformata”. E’ questa la preghiera della madre, riportata nel libro (ma non nel film), un’invocazione perché quella sofferenza avesse un senso a beneficio degli altri, così come ci è stato insegnato da Cristo, il cui sacrificio ha valore redentivo. E’ vero, nel film non c’è nessun accenno alla fede cristiana ma resta implicita nei fatti che descrive.

Come mai, proprio durante il volo di ritorno, Zach trova l’ispirazione per quella canzone (Clouds) che costituirà il suo massimo successo e tornato a casa, va, alle quatro di mattino, a svegliare Amy e la invita a comporre con lui quella canzone per poi postarla su Youtube? Evidentemente qualcosa di più è successo: più di un bel ragionamento sull’utilizzare bene gli ultimi momenti, più del ricambiare l’affetto che ha ricevuto dalle sue ragazze ma proprio dall’aver scoperto la pienezza di significato della sua vita e della gioia di realizzarla, lunga o corta che fosse.

Autore: Franco Olearo


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