EMILY IN PARIS

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Titolo Originale: Emily in Paris
Paese: USA
Anno: 2020
Regia: Alex Minnick, Laura Weinberg, Jesse Gordon, John Rafanelli
Produzione: Darren Star Productions, Jax Media, MTV Studios
Durata: 10 puntate di 30'
Interpreti: Lily Collins, Philippine Leroy-Beaulieu, Ashley Park, Lucas Bravo, Samuel Arnold

Emily Cooper è una social media manager, lavora per una grande azienda di marketing di Chicago. Il suo capo la sceglie per una crescita professionale: dovrà recarsi a Parigi per un anno in supporto ad una piccola azienda specializzata nell’ambito dei beni di lusso. Tra colleghi restii nei suoi confronti, nuove amicizie e nuovi amori, la protagonista si destreggia tra le strade i ristoranti e gli uffici della capitale francese sicura quando esercita la sua professione, molto meno quando si tratta di impegnare il cuore…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il serial, pur nel suo tono leggero e disimpegnato, valorizza il valore dell'amicizia ma configura una donna che non riesce a dare importanza determinante alla prospettiva di una vita coniugale e familiare e ha verso il sesso un approccio disinvolto e consumistico
Pubblico 
Adolescenti
Numerosi incontri sessuali senza nudità ma chiaramente indicati. Qualche dialogo esplicito su tematiche sessuali
Giudizio Artistico 
 
Un serial gradevole da guardare, ben confezionato, ottima l’interpretazione di Lily Collins. Da quanto è uscito, il serial è nella lista Top Ten di Netflix

Un serial TV molto leggero e, proprio per questo godibile nella fruizione.

Per quel che riguarda il plot c’è poco da dire: trama molto lineare e semplice (a tratti anche prevedibile). C’è spazio per tresche e storie amorose, siparietti e battute divertenti. Le 10 puntate della durata di mezz’ora non richiedono particolare impegno, e si possono “consumare” velocemente. Semplicità e comicità decisamente sostenute dall’abbondante uso di stereotipi culturali: il pregiudizio francese rispetto a ciò che francese non è (tanto più per una giovane ragazza americana che lavora con i social media), il capo ufficio che si mostra cattiva (ma che in fondo in fondo è buona), Parigi come la città dell’amore dove è facilissimo avere incontri fortuiti e trovare amanti disponibili, uomini effeminati o omosessuali che lavorano nel campo della moda, il divario generazionale…

Rispetto a tanti film sullo stesso tema già visti nel passato, questo lavoro indossa due “capi di vestiario” particolarmente moderni: si tratta di un serial di contesto e si inserisce a pieno titolo nel filone del woman power.  Il serial si attarda a raccontare come si svolge il lavoro di Social Media Manager e come potrebbe essere la vita di un influencer: cogliere momenti e scatti significativi, trovare le parole per commentare le immagini in modo accattivante, come e perché i social sono diventati fonte di guadagno per chi li sa usare. Si può considerare quasi un serial tv istruttivo in quest’ambito. Resta antipatico, soprattutto per i francesi, lo stereotipo della ragazza americana che abbraccia in pieno le nuove tecniche di persuasione, mentre loro  sono rimasti un po’ all’antica.
La protagonista deve aver visto da piccola tutte le puntate di Sex and the City (non a caso fra i produttori di questo serial ritoviamo Darren Star, che fu a suo tempo lo sceneggiatore del precedente) e appare come l’archetipo della donna libera, indipendente che prende le redini della propria carriera  e che non ha paura di vivere in pieno la propria sessualità.

Se e in tutte le puntate viene evidenziato il valore dell’amicizia intesa come condivisione e complicità,  il valore del fidanzamento e del matrimonio ne escono con le ossa rotte: rapporti “usa e getta”, triangoli amorosi, persone sposate con l’amante stabile (accettato dal coniuge tradito). La protagonista, desiderosa di trovare un ragazzo che le piaccia in un ambiente per lei ancora sconosciuto, non trova altra soluzione che fare nuove conoscenze durante un party ma anche poche chiacchiere a un bar le sono sufficienti per decidere di "approfondire la conoscenza" in casa propria. Il cumine dell'ironia si ha quando una mamma, che ha saputo che suo figlio diciassettenne ha trascorso una notte con Emily, le chiede se è stato "performante": l'esercizio della sessualità visto come pratica sportiva.

Lily Collins nella parte di Emily rende molto bene l’immagine di una ragazza sicura di sé, che affronta ogni situazione in modo costruttivo, ma che conserva ancora qualche ingenuità. Parigi è molto ben fotografata ma il serial è stato ampiamente ridicolizzato dalla stampa francese per tutte le inesattezze che vengono dette e per aver proposto bar e ristoranti considerati "in" ma che in realtà sono ormai frequentati solo da turisti.

In conclusione si può dire che si tratta di una serie senza pretese, gradevole da guardare, ben confezionata. Non totalmente condivisibile nei valori trasmessi, ma capace di presentare una storia d’amore ambientata in una bellissima Parigi.

Autore: Francesco Marini


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