MIGNONNES

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Titolo Originale: MIGNONNES, CUTIES
Paese: FRANCIA
Anno: 2020
Regia: Maïmouna Doucouré
Sceneggiatura: Maïmouna Doucouré
Produzione: Bien ou Bien Productions France 3 Cinéma
Durata: 96
Interpreti: Fathia Youssouf, Médina El Aidi-Azouni, Maïmouna Gueye

Amy ha undici anni, vive in un sobborgo di Parigi ed è di origine senegalese. La sua famiglia è di fede mussulmana e Amy resta sconvolta nel vedere come la madre soffra in silenzio alla notizia che il marito si è preso una seconda moglie, accettando supinamente la sua condizione di inferiorità. Questa situazione spinge Amy a cercare fuori dalla famiglia nuovi interessi, nuovi modi di realizzare se stessa e li trova nell’unirsi a un gruppo di ragazze della sua scuola che si stanno allenando per partecipare a un contest fra gruppi di ballo della stessa età…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
La storia si poggia su di un protagonista negativo, che si muove in base a un egocentrismo senza attenuanti, salvo una parziale rettifica finale
Pubblico 
Maggiorenni
L’impiego di immagini provocatorie risultano diseducative per i minori così come i comportamenti di una ragazza priva di alcuna sensibilità verso gli altri
Giudizio Artistico 
 
La regista e sceneggiatrice Maïmouna Doucouré ricostruisce con grande efficacia un mondo di pre-adolescenti inquiete ma il racconto manca di una logica evoluzione. Vincitore per la sceneggiatura al Sundance Film Festival del 2020

Il nostro settimanale telematico, da sempre interessato a tematiche che coinvolgono la famiglia, non poteva non recensire questo Mignonnes  e a commentare  tutto il clamore che si è scatenato intorno a questo film. Vincitore del Global Filmmaking Award al Sundance Film Festival del 2020, distribuito in Francia ad agosto senza particolari commenti, è entrato a far parte del portafoglio Netflix da settembre. E’ a questo punto che il movimento di opinione Parents Television Council ha chiesto a Netfix di togliere il film dalla sua piattaforma mentre Change. Org ha promosso una petizione che invita a cancellare il proprio abbonamento da Netflix, raccogliendo finora 660.000 adesioni. L’accusa è quella di una scandalosa sessualizzazione di ragazzine di 11 anni, un piatto appetitoso per pedofili. Ciò ha creato una rabbiosa controreazione in nome della libertà espressiva delle opere artistiche, sottolineando anche  il valore educativo dell’opera.

Non resta che procedere per passi successivi: recensire il film attenendosi rigorosamente a ciò che si vede e poi commentare le opinioni contrastanti che si sono formate.

“Le donne debbono essere pie perché all’inferno saranno molto più numerose degli uomini…. sapete dove si manifesta il male? Negli abiti succinti. Noi dobbiamo esse modeste. Dobbiamo obbedienza ai nostri mariti”. Fin dalle prime sequenze del film (mamma e figlia partecipano a un incontro di preghiera di donne musulmane) Maïmouna Doucouré, regista e sceneggiatrice, sferra un attacco senza appello contro la religione musulmana, rea di considerare la donna un essere inferiore. La polemica raggiunge il culmine quando vediamo la madre di Amy rassegnarsi all’arrivo della seconda moglie del marito e, quando Amy dimostrerà tutto il suo spirito ribelle, la madre e la zia non avranno altra iniziativa che organizzare un incontro con un guaritore per esorcizzarla. Se un attacco di questo genere alle usanze del suo paese, da parte della regista, finisce per coincidere con ciò che percepisce la protagonista, ci si può domandare se la cultura occidentale del paese che la ospita sia in grado di offrire ad Amy valide soluzioni alternative.  La regista è parca di informazioni su questo aspetto: non sembra che ci siano insegnanti che possano costituire un nuovo punto di riferimento e all’inizio del film la ragazza non ha alcuna amica del cuore. Quindi Amy intraprende, per la sua emancipazione, una via, totalmente virtuale: si sente importante in base ai like che ottiene postando la sua immagine, impara a mimare gli atteggiamenti sensuali e i balli provocanti, che ha visto su Youtube e cerca la realizzazione se stessa nel cercare di vincere una gara di ballo unendosi ad altre ragazzine scatenate come lei.

Si è molto parlato dello scandalo generato dalle sequenze dove queste ragazze ballano con le movenze provocanti tipiche del twerk ma in realtà non è quello l’aspetto più sconcertante che ci viene rappresentato: è proprio il personaggio di Amy in sé a creare scandalo.  Un personaggio che può esser paragonato a una animale selvatico che si abbatte sulla preda per potersi sfamare. E’ lunga la lista di azioni che la ragazza compie che la fanno apparire come priva di alcuna sensibilità verso gli altri, disposta a raggiungere i suoi scopi a qualsiasi costo, incurante di tutto e di tutti.  Eccola quindi rubare il cellulare di suo padre, rubare i risparmi della madre per comperare vestiti succinti adatti al ballo. Quando sua madre sviene in casa perché sopraffatta dall’ansia, lei non si cura di inchinarsi per soccorrerla.  Addirittura, per ottenere di nuovo il cellulare che suo padre si è ripreso, compie atti innominabili nei suoi confronti (il momento peggiore del film); per mettere fuori gioco una sua competitrice al ballo non esita a spingerla in acqua anche se questa non sa nuotare. A seguito di una discussione con un suo compagno di classe, non trova altra soluzione che infilzargli la mano con la punta di una penna. Se né la cultura araba né quella occidentale né la famiglia né la scuola hanno avuto alcun ascendente positivo sulla ragazza,  lei si trova ferma, nel suo sviluppo interiore, a un livello istintivo, quasi pre-umano,  di pura affermazione di se stessa, priva di aperture verso l’altro, il diverso da se’ e anche se il film si avvia sbrigativamente verso un finale positivo, sembra quasi che  questa ragazza, che ora torna  come un cucciolo a rifugiarsi dalla madre,  ancora una volta, si esprima in  modo puramente  istintivo: non c’è pentimento, non c’è presa di coscienza su come si è comportata.

Il film e le polemiche che ha suscitato, riportano a galla vecchi temi che restano tutt’ora controversi. La libertà di espressione artistica deve essere garantita sempre e comunque? La rappresentazione del male è comunque utile, per via dell’effetto catartico che provoca, come così chiaramente ci ha spiegato Aristotele? Nello specifico, questo film può esser considerato educativo oppure no? Un film può esser considerato educativo se edifica moralmente, invita al bene tramite l’emulazione di buoni comportamenti. Non è questo il caso. Anche se non educativo, il film può esser visto come interessante se ha il valore di denuncia nei confronti di certe tendenze negative di oggi. Ciò però è possibile se il bene è descritto come bene e il male come male. Anche questa interpretazione di Mignonnes appare poco adatta: non ci sono scuse o pentimenti da parte di Amy e l’organizzazione parascolastica che ha promosso le gare di ballo fra pre-adolescenti non sembra molto preoccupata della spregiudicatezza delle ragazze. Resta aperto il tema della catarsi. In effetti in un’opera filmica o letteraria, anche se viene rappresentato il male a tinte forti, lo spettatore non ne è direttamente coinvolto e così può riflettere più serenamente su quanto a visto. Ciò però è vero soltanto per persone dotate della giusta maturità critica. I minorenni, o la maggior parte di loro, mancando di questa capacità di rapportarsi in modo distaccato e obiettivo a ciò che vedono, si focalizzano solo su determinati comportamenti, singole scene senza elaborare una sintesi globale. Ecco perché la visione di un film come questo, se può essere utile per riflettere sui problemi causati dalla mancanza di educazione, deve venir filtrato nei confronti dei minorenni

Autore: Franco Olearo


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