NON ODIARE

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Titolo Originale: Non Odiare
Paese: Italia, Polonia
Anno: 2020
Regia: Mauro Mancini
Sceneggiatura: Davide Lisino, Mauro Mancini
Produzione: Movimento Film, Agresywna Banda, Rai Cinema
Interpreti: Alessandro Gassmann, Sara Serraiocco, Luka Zunic

Simone Segre, di origine ebraica, è uno stimato chirurgo di Trieste. Un giorno, mentre sta andando in canoa, si accorge che c’è stato un incidente lungo la strada parallela al canale. Arrivato sul posto, trova un uomo gravemente ferito mentre l’investitore si è dato alla fuga. Chiama subito l’autombulanza ma mentre si appresta ad aiutare il ferito, si accorge che ha una svastica sul petto. Nessun soccorso è ancora arrivato e Segre decide di non bloccare più la sua emorragia. L’uomo muore. Segre, afflitto da profondo rimorso, viene a scoprire che il neonazista ha lasciato tre figli: la figlia maggiore Marica, il piccolo Paolo e l’adolescente Marcello, anche lui un fanatico del nazismo. Decide quindi di aiutarli e inizia ad assumere Marica come domestica...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Uomini e donne che cercano di vivere in orgogliosa indipendenza, scoprono la bellezza del sostegno e dell’aiuto reciproco . Il protagonista non chiede perdono per ciò che ha compiuto ma cerca di fare del bene a chi nel passato ha fatto del male. L'uccisione di un uomo resta impunito
Pubblico 
Pre-adolescenti
Uomini e donne che cercano di vivere in orgogliosa indipendenza, scoprono la bellezza del sostegno e dell’aiuto reciproco
Giudizio Artistico 
 
Un film intimista, di impostazione teatrale, che cerca di cogliere, nei gesti, negli atteggiamenti, i singoli moti dell’anima dei protagonisti

Nel 2010 a Paderborn, in Germania, un chirurgo ebreo si è rifiutato di operare un uomo con un tatuaggio nazista, facendosi sostituire da un collega. E’ questo lo spunto  che ha stimolato gli sceneggiatori Davide Lisino e Mauro Mancini ha costruire questa storia sull’eredità dei padri, sulla solitudine , sul buio dei nostri preconcetti.

Partecipiamo al funerale di Giovanni, l’uomo morto nell’incidente, in piena liturgia fascista: tutti i presenti in camicia nera, saluto a mano tesa, teste rasate da naziskin. Anche in seguito vediamo Marcello e altri camerati, compiere azioni di violenta intolleranza. Eppure il film non vuole sviluppare studi sociali, agganciarsi a una certa cronaca violenta di oggi (in effetti certi toni fanatici sono caricati in modo poco realistico): gli autori ci vogliono parlare di coscienze e delle loro trasformazioni. Iniziamo dal protagonista, Simone Segre. Proprio il protagonista è un uomo misterioso. Lo vediamo andare in canoa da solo, in sala operatoria con qualche collega, poi il vuoto. Ha una famiglia? Ha una moglie, una compagna? Non abbiamo risposte. La sua figura di uomo solitario ci fa comprendere che ci troviamo do fronte a una figura-simbolo, stiamo partecipando a un’apologo  (il film è costellato di sequenze dal significato allegorico) dove si sta analizzando qualcosa di più ampio dello scontro fra ebrei e neonazisti. Il tormento di coscienza di Simone ha radici più lontane dell’ episodio dell’incidente d’auto e con il tempo si è corazzato di una freddezza che sfiora il cinismo (lo vediamo, ancora bambino, essere costretto dal padre, a scegliere quali gattini annegare e quale salvare; liquida la sua Colf che lo ha servito per anni con insolita freddezza; urla a un immigrato che continua a lavargli il vetro). Il rimorso che lui sente per l’atto compiuto è qualcosa di nuovo, qualcosa che lo costringe a uscire da se’ e a prendersi cura degli altri. Anche Marica è una ragazza rigida, in perenne lotta per sbarcare il lunario, sopratutto ora che il padre è morto e deve prendersi cura dei due fratelli ma preserva un valore che considera intoccabile: la sua dignità. Rifiuta di venir aiutata anche se ne avrebbe bisogno, rifiuta una gratifica di Simone perché vuole attenersi al salario pattuito. Eppure anche lei sa che non può   a lungo tenere per se' tutte le sue angosce; sa che avrebbe tanto bisogno di una parola di conforto, forse anche di una carezza. La storia di due anime che escono dal loro guscio e si abbandonano finalmente alla dolcezza dell'attenzione dell’uno per l’altra senza più difese, è l’aspetto saliente del film. Gli steccati, costruiti da fanatismo ideologico, sono stati abattuti. Meno lucido l'avvicinamento fra Simone e il neonazista Marcello, guidato più da circostanze eccezionali che da intima convinzione

Il titolo Non odiare sembra proporre un cammino più ambizioso, voler parlare di principi  assoluti, richiama il decalogo ebreo-cristiano. In realtà, più semplicemente e più realisticamente, sono persone che riescono a riflettere sui loro errori, sulle loro rigidità difensive e scoprono che comprendersi e aiutarsi a vicenda è la ricetta migliore per superare le nuvole scure angosciano la propria esistenza

Autore: Franco Olearo


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