MODERN LOVE

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Titolo Originale: Modern Love
Paese: USA
Anno: 2019
Regia: John Carney
Durata: 8 episodi di 30 minuti
Interpreti: Anne Hathaway, Dev Patel, Cristin Milioti, Olivia Cooke

Otto racconti su tutte le sfaccettature dell’amore ambientati a New York e ispirati agli articoli che settimanalmente compaiono sulla rubrica Modern Love del New York Times. I protagonisti sono, nella maggior parte dei casi, degli young adult che hanno un lavoro in città, abitano in una casa propria e cercano di costruirsi una storia d’amore tramite incontri occasionali  o siti di appuntamento. Non manca la crisi di una coppia già sposata con due figli (quarto episodio) mentre un altro, l’ottavo, affronta il tema dell’amore fra persone anziane e nel settimo i protagonisti sono due omosessuali che vorrebbero diventare padri

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Gli otto racconti che compongono il serial sono alquanto vari e meritano giudizi diversi. Complessivamente viene descritta la vita di uomini e donne espressione di una single society, bloccati nei loro principi di libertà assoluta, impegnati a coprire le proprie carenze affettive, impossibilitati a compiere gesti di donazione incondizionata come avviene in un vero amore coniugale.
Pubblico 
Adolescenti
Presenza di situazioni eticamente sensibili, comportamenti sessuali disinvolti, violazione dei diritti dei bambini
Giudizio Artistico 
 
Un racconto solidamente costruito, interpretazioni eccellenti

Quindi Modern Love. Ma l’amore non è universale e fuori del tempo? A dire il vero qualcosa di specifico, appunto di moderno, c’è che accomuna queste storie: i personaggi e le vicende che si sviluppano sono espressione di una forma ormai consolidata di single society. Singoli uomini e donne, che lavorano, che hanno una casa propria a New York (questo aspetto è stato ridicolizzato dalla recensione al serial fatta dallo stesso NYT:  si tratta di case troppo belle per degli impiegati al loro primo lavoro), genitori e parenti che non compaiono mai, forse perché sono rimasti nello stato da dove i ragazzi sono partiti. La sera questi giovani cercano di trovare, in qualche locale, un partner simpatico e attraente e dopo il primo bacio si chiedono, come fa il ragazzo del primo episodio: “E’ questo il momento di: a casa tua o a casa mia?”. Il giorno dopo potranno solo dire che hanno passato qualche piacevole ora insieme: non vogliono e non possono abbandonarsi alla speranza di un amore in formazione. I loro gesti, le loro  parole sono come trattenuti perché per esperienza sanno che quella storia appena nata potrebbe finire quella stessa notte. Singoli in una società di singoli, immersi nei ritmi di una grande metropoli, sarebbe riduttivo concludere che stanno cercando l’amore: in senso più ampio cercano un’intesa, la comprensione di qualcuno, una persona che faccia loro compagnia. Significativo è il terzo episodio, interpretato da una brava Anne Hathaway: il suo personaggio è affetto da una grave forma di bipolarismo, non riesce ad avere relazioni stabili con un ragazzo ma  proprio verso la fine assistiamo a una bellissima dichiarazione di amicizia fra due donne, intesa proprio come il dirsi tutto e il sostenersi a vicenda. Anche nel quinto episodio, dopo una tentata prima notte d’amore andata a male per un incidente imprevedibile, il ragazzo si rivolge a lei che si è assopita sulle sue ginocchia: “So che ci siamo appena conosciuti, che non c’è stato niente, che sei appena uscita da un’intensa relazione e io non sono il candidato ideale per una storia a lungo termine. Ma qualunque cosa accada, questo incontro ha significato qualcosa…“. Sono i toni struggenti di chi cerca bricioli di umanità, scampoli di affetto, per sfuggire a una solitudine forse all’inizio coscientemente voluta come segno di una  libertà e una indipendenza orgogliosamente conquistate. E’  proprio l’obbligo percepito di una rapida emancipazione che porta ancora  a desiderare la figura paterna, la mancanza della saggezza di un uomo maturo e affettuoso. Accade nel primo episodio, forse quello più riuscito e più originale. Una ragazza, Maggie, vive in un lussuoso condominio dotato di portiere. Il portiere è un portiere, non deve fare altro che controllare chi entra e chi esce   ma proprio questa funzione lo ha allenato a giudicare le persone a prima vista. Grazie a questa dote si permette, con doveroso rispetto, di dire a Maggie che l’ultimo ragazzo che ha portato in camera, sicuramente non le telefonerà più. Maggie si indispettisce ma in fondo sa che il portiere è l’unica persona che le vuole bene,  che può darle utili consigli e ne avrà sicuramente bisogno, quando alla fine di uno di questi incontri che non hanno seguito, resterà incinta. Anche nel sesto episodio ci troviamo di fronte a una protagonista di 21 anni che sente che le è mancata la figura paterna e cerca di ritrovarla nel suo capoufficio. E’ l’episodio meno riuscito perché, di fronte a una ragazza chiaramente immatura, gioca troppo ambiguamente e in modo poco realistico fra desiderio di paternità da parte di lei e attrazione sessuale da parte dell’uomo. Anche nel settimo c’è desiderio di paternità ma da parte di una coppia di omosessuali. Per fortuna hanno il buon senso di scartare a priori l’orribile idea di “ordinare un figlio” tramite la pratica dell’utero in affitto e decidono invece di ricorrere all’adozione. Spunta quindi una ragazza, Karla, una homeless che si sposta sempre con uno zaino sulle spalle e un cane a guinzaglio ed è rimasta incinta in una delle tante volte che ha dovuto chiedere un letto dove dormire. L’episodio è ben costruito, approfondisce, con una certa ironia, questo strano rapporto che si viene a creare fra due uomini molto abitudinari e una ragazza ribelle. Alla fine, al momento del parto, è Karla a riflettere: “Sono stata irresponsabile tutta la vita e questa è la prima cosa responsabile che faccio”. E’ il punto centrale della storia. Riuscirà la ragazza a comprendere fino in fondo che è lei la madre di questo bambino e il suo allontanamento non potrà mai venir coperto da due o da quattro padri adottivi, perché ogni bambino ha diritto a un padre e a una madre e a venir cresciuto ed educato da un padre e da una madre? Ovviamente non raccontiamo l’evoluzione della storia.

Dobbiamo infine commentare l’episodio secondo, perché a nostro giudizio è antropologicamente scorretto. Racconta di due amori che sono nati e poi improvvisamente interrotti. Il primo, quello di Joshua, perché la sua ragazza aveva commesso la debolezza di tradirlo per una notte con un suo vecchio amore; l’altro della giornalista Julie, che non poté più sproseguire un amore intenso ma appena sbocciato per un infelice disguido. Dopo 15 anni, Joshua e Julie ritrovano le loro vecchie fiamme, quando tutti e quattro i protagonisti si sono ormai sposati, alcuni anche con figli. Inevitabilmente nasce in loro una forte nostalgia per “le rose che non colsero” ma non possiamo giustificare che pensino di lasciare coniuge e figli per inseguire un amore che sarebbe potuto essere e che non è stato. La sceneggiatura prova a giustificare questo comportamento facendo dire a Julie: “L’amore che abbiamo avuto in passato, quello non compiuto, quello non vissuto, l’amore perduto, ….è in realtà è la forma d’amore più pura, più concentrata”. In realtà la frase detta è invece solo pura, seducente, letteratura. Il sentimento alimenta l’innamoramento ma l’amore invece è un’altra cosa, è progetto in atto, fusione progressiva fra un uomo e una donna che. hanno deciso di costruirsi una famiglia.

 

Autore: Franco Olearo


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