THE OFFICE

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Titolo Originale: The Office
Paese: USA
Anno: 2005
Sceneggiatura: Ricky Gervais, Stephen Merchant, Greg Daniels
Produzione: NBC
Durata: Stagioni 9, episodi 201 di 30 min
Interpreti: Steve Carell, Rainn Wilson, John Krasinski, Jenna Fischer

Il direttore della filiale di Scranton (Pennsylvania) della Dunder Miffin (un’azienda che produce carta) è Michael Scott, che cerca di fare sempre lo spiritoso con i suoi impiegati ma non ride mai nessuno; cerca di essere l’amico e confidente di tutti ma ottiene quasi sempre l’effetto contrario. Dwight è il suo assistente: un po’ lecchino, pedante, aspira a diventare lui il capo. Pam è segretaria e centralinista: perennemente malinconica, è indecisa negli affari di cuore. La giornata scorre senza troppo stress da lavoro e gli impiegati hanno tempo di fare due chiacchiere (per lo più pettegolezzi), andare a prendere il caffe al distributore automatico o venir convocati tutti in sala riunioni per ricevere qualche ramanzina dal capo...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Con molta ironia, il serial cerca non solo spunti comici nella vita ordinaria di un gruppo di impiegati, ma anche di dare significato umano alla normalità di tante persone che non sono e non diventeranno famose
Pubblico 
Adolescenti
Vite sentimentali spesso disordinate
Giudizio Artistico 
 
Personaggi molto ben caratterizzati, sopratutto quello interpretato da Steve Carrel. Una sceneggiatura arguta alla ricerca di situazioni paradossali all’interno di vite molto ordinarie

C’è un motivo concreto per vedere o rivedere questo classico serial (2 Emmy Awards e altri 18 premi, incluso Golden Globe Awards nel 2006 a Steve Carrel) proprio adesso: in Italia le nove stagioni sono state trasmesse da reti diverse ma ora  Prime Video ci consente di vederle tutte insieme. Occorre premettere che per apprezzare pienamente l’ironia, la comicità demenziale con cui Stephen Mercant e Greg Daniels (che abbiamo di recente apprezzato per il serial Upload) hanno spalmato su tutte le 201 puntate, bisognerebbe aver vissuto un’esperienza da impiegato in un’azienda.  In questi microcosmi si finisce per vivere insieme molto più che con i propri familiari ma se in famiglia, il ritrovarsi insieme costituisce  sempre una fonte di gioia (o ci si rattrista quando si litiga, che è poi lo stesso sentimento), all’interno di un  ufficio il tema dominante è la difesa della propria posizione, che scatena uno spirito aggressivo quando viene minacciato o di repulsione quando viene richiesto di fare più del dovuto. Per il resto c’è chi desidera solo essere lasciato in pace, chi è mosso da ansia da competizione e, ogni tanto ma senza grande passione, si sviluppano relazioni sentimentali.

La grandezza di questo serial sta nell’ aver messo a nudo, con ironia, la mediocrità di questi ambienti e delle persone che lo frequentano. Ma si tratta anche di un elogio alla mediocrità perché non è colpa loro   se nessuno è un eroe e nonostante i loro limiti, riescono a restare uniti e solidali, nonostante la disgrazia di avere  un capo come Michael Scott.

La fiction non evita di affrontare temi eticamente  sensibili già a quel tempo (è stata trasmessa dal 2005 al 2013) come l’omosessualità (St 3,E1) e la disabilità (St 2, E12). Di fronte alla scoperta che il latinoamericano contabile Oscar è gay, Michael si manifesta ancora una volta maldestro; fa fatica a trattiene espressioni gergali di irrisione a quel tipo di inclinazione radicate nel tempo ma sa che come capo deve invitare tutti i dipendenti alla massima tolleranza. Alla fine fa del suo meglio, cioè qualcosa di pessimo, sollecitando Oscar a fare coming out davanti ai suoi colleghi e dandogli anche un forzatissimo bacio (pare che l’idea di concludere la scena in questo modo sia venuta spontaneamente a Steve Carrel mentre facevano le riprese).
E’ interessante notare come il tema sia stato affrontato con ironia e libertà, senza soggiacere alle ingessature di pura convenienza a cui sono costretti i film/serial di oggi schiacciati dall’obbligo del politically correct. Divertente anche l’altro episodio, dove il boss si fa male a un piede, arriva in ufficio con le stampelle  e si lamenta per la mancanza di sensibilità dei suoi dipendenti alle problematiche dei disabili. Convoca tutti nella solita meeting room per incontrare un vero disabile sulla sedie a rotelle e Michael viene ancora una volta smascherato, perché l’invitato vuole venir trattato come qualsiasi altra persona, non certo con la commiserazione degli altri.

Il successo non sarebbe comunque arrivato, così pieno, se non fosse stato creato il personaggio di Michael, interpretato magistralmente da Steve Carrel. Michael è nella sua essenza un bravo venditore, che una volta diventato capo di una filiale, risulta privo del realismo e dell’autocontrollo necessari  e ha continuato a “vendere” sogni ai suoi collaboratori, trasferendo ottimismo spesso fuori posto. L’episodio  S6, E12, è terribile da questo punto di vista. Dieci anni prima, in uno slancio di ottimismo abbinato a leggerezza, aveva promesso a una classe  di ragazzi di colore poveri che avrebbe pagato loro le spese del college.  Perché lo ha fatto? Nel suo ottimismo senza freni aveva ipotizzato che sarebbe diventato presto ricco. Prossimi alla maturità, la classe invita il benefattore alla loro scuola perché gli allievi hanno organizzato una festa in suo onore. E’ in questa occasione che solo Michael poteva prendere il microfono e orchestrare scuse che sono un misto di candore irresponsabile e faccia tosta nel prospettare misere alternative.

Autore: Franco Olearo


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