L'ANNO CHE I MIEI GENITORI ANDARONO IN VACANZA (F. Olearo)

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Titolo Originale: O Ano em que Meus Pais Saìram de Férias
Paese: Brasile
Anno: 2006
Regia: Cao Hamburger
Sceneggiatura: Claudio Galsperin, Bràulio Mantovani, Anna Muylaert, Cao Hamburger
Durata: 104'
Interpreti: Michel Joeslas, Germano Hauit, Paulo Autran, Daniela Piepszyk

Brasile 1970. Mauro, un ragazzo di dodici anni, prepara le valigie perché deve andare ad abitare per un certo periodo a San Paolo, a casa del nonno: i suoi genitori hanno deciso di "andare in vacanza" ma non si sa per quanto tempo. Mauro avverte che c'è qualcosa che non va ma il padre gli promette che saranno di ritorno in tempo per vedere assieme il campionato mondiale di calcio. Quando infine Mauro  bussa alla porta del nonno nessuno risponde: il vecchio è morto da pochi giorni...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Una piccola comunità ebraica sa accogliere un ragazzo rimasto solo, quasi novello "Mosè salvato dalle acque"
Pubblico 
Pre-adolescenti
Qualche scena di violenza poliziesca
Giudizio Artistico 
 
Cao Hamburger sa trattare con delicatezza e partecipazione le vicissitudini del piccolo Mauro, senza scadere nel patetico

Il generale Emilio Garrstazu Medici è stato presidente del Brasile dal 1969 al 1974. Il paese beneficiò di  un periodo di crescita economica ma  il regime poliziesco che venne instaurato operò limitazioni alla libertà personale e una severa repressione nei confronti dei militanti di sinistra. Quel periodo viene rivisitato nel film con gli occhi di un ragazzo che ne subisce gli effetti (i suoi genitori, militanti nell'opposizione, sono costretti ad entrare in clandestinità)  pur restandone ignaro e cerca di continuare ad essere quello che è, un bambino di dodici anni desideroso di diventare un bravo portiere e di fare il tifo per il Brasile, candidato a diventare campione nei mondiali di calcio di quell'anno.
Mauro guarda con dolore i suoi genitori allontanarsi e prova l'abbandono più totale quando scopre che suo nonno è morto, ormai completamente solo in una città  a lui estranea.  Ospitato provvisoriamente dal vicino di casa, il vecchio ebreo Shlomo, passa le giornate in casa aspettando una telefonata dai genitori.
Il regista Cao Hamburger ci fa percorrere il difficile inserimento di questo ragazzo in un ambiente totalmente nuovo (il quartiere multietnico del Bom Retiro, abitato da ebrei, italiani, greci  e tanti altri), privo di un qualsiasi  riferimento affettivo.  I rapporti con Shlomo,  sono dall'inizio difficili, complice anche la diversità di fede religiosa (Mauro è stato educato come cattolico) e il caratterino orgoglioso e indipendente del ragazzo.  Alla fine però la comunità ebraica decide di adottare il ragazzo (il nonno ne faceva attivamente parte) e Shlomo insegna a Mauro come si vive da scapoli, abituandolo a pulire casa e a cucinare con lui. Mauro familiarizza con i  ragazzi del quartiere e può finalmente allenarsi da portiere nella loro squadra di calcio. Alla fine il grande evento arriva:  il Brasile sta per vincere il campionato ma i genitori ancora non si vedono.
Il piccolo Michel Joeslas interpreta molto bene le varie vari fasi della sua evoluzione interiore: dall'attesa estenuante, allo sconforto e infine alla dolorosa e prematura entrata nel mondo degli adulti, in un mondo dove bisogna imparare a contare sopratutto su se stessi.
Viene messa in risalto anche la forza di coesione della piccola comunità ebraica, abituata a riunirsi intorno al rabbino per discutere i  problemi in comune, in particolare per  decidere  chi si dovrà prendersi cura del bambino, chiamato ormai il piccolo Mosè.

La tematica narrata è complessa (la dittatura e l'opposizione di sinistra, la solitudine del bambino e la solidarietà della comunità ebraica, la comunità multietnica del quartiere Bom Retiro e il loro compattarsi davanti al televisore per le finali dei mondiali di calcio), ma il registra sa trattare la materia con un ritmo calmo e sobrio senza mai scivolare nel patetico. Anche il ragazzo è visto con realismo, nel suo bisogno di affetto ma anche nella sua irrequietezza, comprese certe sue marachelle, tipiche dell'età, con gli altri compagni di quartiere.

Autore: Franco Olearo


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