DIAVOLI (prima stagione)

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Titolo Originale: Devils
Paese: ITALIA. U.K., FRANCIA
Anno: 2020
Regia: Nick Hurran, Jan Maria Michelini
Sceneggiatura: Alessandro Sermoneta, Mario Ruggeri, Elena Bucaccio, Guido Maria Brera, Christopher Lunt, Michael A. Walker
Produzione: Sky Italia, Lux Vide, Sky Studios, Orange Studio, OCS
Durata: 10 puntate di 50' su SKY Atlantic
Interpreti: Alessandro Borghi, Patrick Dempsey, Kasia Smutniak, •Laia Costa

2011, City di Londra. Nella sede della American New York – London Bank (NYL), Massimo, un italiano venuto dalla gavetta, brillante head of trading, ha appena fatto guadagnare alla banca, con l’aiuto della sua squadra di traders, chiamata “I Pirati”, 250 milioni di dollari scommettendo sul ribasso dei titoli greci, prevedendo in anticipo il collasso di quel paese. Massimo è stato sempre sostenuto dal CEO Dominic Morgan e ora si attende ragionevolmente la promozione alla carica di vice-CEO, anche se per quel posto è in concorrenza con Edward Steward, un banchiere della vecchia scuola che non approva i metodi spregiudicati delle nuove generazioni. In quello stesso giorno tutto accade velocemente: Morgan comunica a Massimo che non può più aspirare a una promozione, ora che è stato scoperto che sua moglie Carrie esercita la prostituzione; un corpo senza vita, precipitato dall’alto è trovato nell’atrio della banca. Si tratta proprio di Steward ed è inevitabile che i sospetti ricadano su Massimo che a questo punto decide di indagare per scoprire chi lo stia incastrando. Per raggiungere questo obiettivo ingaggia Sofia Flores, una giovane donna che lavora per Subterranea, un’agenzia clandestina di hackers , abile nel raccogliere informazioni sensibili nell’ambito della finanza….

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Questo serial ha il pregio, sotto l’intrigante veste di un thriller, di rendere palese al vasto pubblico il potere della finanza e i suoi frequenti rapporti con la politica, che fanno sì che pochi prepotenti decidano le sorti dei paesi più deboli. Non ci sono eroi positivi in questo serial e un po’ tutti agiscono per opportunismo, in base alla logica dello scambio di favori, anche illeciti
Pubblico 
Adolescenti
Alcuni incontri amorosi con nudità parziali. Una scena di tentata violenza su di una donna
Giudizio Artistico 
 
Il meccanismo del thriller è ben calibrato, con il rilascio, puntata dopo puntata, di una giusta dose di rivelazioni e nuovi misteri. Ottima la fotografia. A volte le puntate risultano sovraccariche per un eccesso di subplot

Massimo partecipa alla lezione universitaria di un suo professore amico, che sta ricostruendo la crisi del canale di Suez del 1957. Francia e Inghilterra, che si erano già impadronite militarmente del canale, furono costrette a fare marcia indietro perché il presidente Eisenhower, che non voleva ulteriormente peggiorare i rapporti con la Russia, usò un’arma nuovissima: iniziò a vendere le riserve statunitensi della sterlina provocando il crollo della valuta britannica. “La più potente arma del mondo è la finanza”: conclude il professore. Il serial è sostanzialmente un thriller, dove ci sono complotti e colpevoli da scoprire ma il sottofondo storico, si intreccia indissolubilmente con le vicende personali dei protagonisti, perché premere il tasto di un computer di una merchant bank per acquisire/vendere titoli può scatenare reazioni, spesso incontrollate, in interi paesi. E’ questo il messaggio forte della fiction: ricordare la crisi di Suez vuol dire ricordare l’inizio, nell’epoca moderna (in fondo, non erano stati proprio dei banchieri, i Fugger, a esser determinanti per la nomina a imperatore di Carlo V?) della crescita a dismisura del potere della finanza, in grado di influenzare pesantemente le scelte politiche di interi stati.

Puntata dopo puntata, vengono passate in rassegna le principali crisi economico-finanziarie che si sono sviluppate in tempi recenti (Argentina, 2001; Irlanda, 2007; Subprime USA 2008; Grecia, 2009; Italia 2011; che ci mostrano come si è formato, con il tempo, uno stretto incrocio di interessi  fra finanza e politica. E se le banche concedono prestiti (più o meno esosi) quando un paese rischia il collasso, i governi sono pronti a impiegare il denaro pubblico per salvare banche private, senza impegnarsi a emanare leggi più severe per porre sotto controllo il loro comportamento. Non sono trascurate le crisi politiche, come la fine di Gheddafi in Libia, per la quale Guido Maria Brera, autore del libro omonimo e co-sceneggiatore della serie, non si perita di far intendere che le crudeltà del leader libico siano state gonfiate ad arte per giustificare un goloso intervento dell’Occidente.  In tutte queste situazioni, l’head trader Massimo segue una regola precisa, come lui stesso dichiara: ““sentire l’odore del sangue, attaccare i deboli e fare i soldi”. I Diavoli del titolo sono proprio gli speculatori affamati di denaro, che operano silenziosamente e spesso nell’anonimato.

Che la sceneggiatura sia stata scritta da chi conosce bene ciò che sta raccontando, lo si vede  dal realismo con cui è stata ricostruito il contesto in cui si muove il mondo della finanza: il  floor della banca, dove il team di Massimo compra e vende titoli; l’ufficio del CEO, dove si prendono rapidissime decisioni e non mancano trasferte in locali accoglienti dove vengono invitati clienti che debbono essere incoraggiati a firmare con tanto di corteo di hostess. Fa parte dello stesso scenario anche la Ferrari di Massimo, un fringe benefit che è utile per ostentare il suo status di privilegiato. Questo Diavoli si inserisce nella categoria dei serial di contesto che è sempre stata una prerogativa dei serial americani, dove il lavoro, profilato con abbondanza di dettagli tecnici, non è più un semplice sottofondo a una storia d’amore ma costituisce la vita stessa dei protagonisti e i rapporti sentimentali, se non inquinati anch’essi per motivi d’interesse o ridotti a incontri di una notte, sono inesorabilmente scivolati  in secondo piano. Le dosi di suspense vengono rilasciate sapientemente, puntata dopo puntata, così come riusciamo a conoscere sempre meglio, attraverso dei flashback, i retroscena della vita di ogni personaggio. Fra questi, primeggiano   Massino e il suo boss Dominic.

Dominic è il personaggio più conturbante, un vero genio del male, con un poderoso autocontrollo, abile manipolatore di persone e di situazioni a suo vantaggio. Per il suo cinismo, è quello che si avvicina di più a Frank Underwood, il protagonista del serial di contesto forse più famoso: House of Cards. La figura di Massimo è più complessa: è un decisionista che segue anche lui il principio ”il fine giustifica i mezzi” anche quando questi sono illeciti ma non è una macchina inflessibile come Dominic; subisce, per sua fortuna, crisi di coscienza e a volte usa le sue competenze a fin di bene. Tutti comunque, capi o gregari, giovani o meno giovani (dispiace che il giovane team di Massimo si comporti allo stesso modo), conoscono un solo modo di interagire con gli altri: lo scambio di favori, il “do ut des,” se non direttamente il ricatto.

Più deboli sono le figure femminili a iniziare dalla moglie di Massimo, Carrie, uno strano miscuglio di estrosità artistica, debolezza caratteriale e ideologia marxista ma forse è proprio grazie a lei che riusciamo a cogliere un sincero momento di dolore in Massimo, che sente di non riuscire a prendersi pienamente cura, lui così forte, di quell’unica donna che ama veramente.  Si nota  anche un eccesso di sottotrame, che a volte finiscono per intasare il racconto. In particolare la parentesi italiana, nell’episodio ottavo, fra i pescatori del salernitano, finisce per allentare la tensione sulla trama portante. Il montaggio è molto veloce, il linguaggio adottato è spesso specifico della tecnica finanziaria (shortare, VAR, CDS, cartolizzare,..) che rendono questo serial particolarmente adatto alla categoria degli  young adult professionisti. Per chi resta comunque appassionato da questo intrigo fra finanza e politica, Sky ha messo a disposizione un’appendice al serial dove viene spiegato il significato dei termini professionali utilizzati.

 

Autore: Franco Olearo


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