THE ENGLISH GAME

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Titolo Originale: The English Game
Paese: Regno Unito
Anno: 2020
Regia: Birgitte Stærmose, Tim Fywell
Sceneggiatura: Julian Fellowes, Tony Charles, Oliver Cotton, Ben Vanstone, Gabbie Asher, Sam Hoare, Geoff Busseti
Produzione: 42
Durata: 6 episodi di 45' su Netflix
Interpreti: Edward Holcroft, • Kevin Guthrie, Charlotte Hope, Niamh Walsh, Craig Parkinson, James Harkness

James Walsh, proprietario del mulino di Darwen e del Darwen Football Club, decide di pagare segretamente due calciatori scozzesi, Fergus Suter e Jimmy Love, per rinforzare la squadra in vista dei quarti di finale della FA Cup 1879. Nessuna squadra di operai ha ancora vinto la coppa ed è questo il suo obiettivo ma occorre prudenza perché la Federazione prevede in campo solo giocatori volontari. Gli avversari sono gli Old Etonians, una squadra composta da gentiluomini dell'alta borghesia londinese e capitanata da Arthur Kinnaird

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un uomo e una donna dell’aristocrazia inglese si presentano come dei giusti, in grado di uscire da se stessi per riconoscere le esigenze e il valore di altre persone in classi sociali diverse
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Bravi attori rendono scorrevole un racconto che ha una palese intenzione apologetica non tanto per un affascinante sport come il calcio ma per quegli uomini che lo hanno reso popolare. Un lavoro molto criticato in madrepatria

Questo serial, in sei puntate su Netflix, racconta la storia di due giusti: Arthur Kinnaird e sua moglie. Arthur è un lord, con tutti i privilegi che gli competono ma ha anche occhi per guardare e un cuore per comprendere. E’ un nobile inglese fin nel midollo delle ossa, i suoi modi sono cortesi, il suo comportamento controllato, impeccabile nel vestire, ama il calcio e lo ha sempre concepito con un passatempo per la gente come lui, perché esprime una competizione leale, espressione di energia fisica e di destrezza. Ma Arthur è in grado di avvicinarsi e comprendere anche il mondo dei lavoratori, che nella tumultuosa crescita dell’industria di fine ottocento sono soggetti a salari fluttuanti in funzione dell’andamento del mercato e possono venir licenziati senza preavviso. Arthur riesce a trascendere la propria situazione e a comprendere che per lasciar giocare anche i salariati, occorre accettare che quella del calciatore diventi una professione retribuita.

La moglie Margaret si rivolge al fronte femminile con uno sguardo acuito dalla sofferenza per non aver potuto portare a termine una gravidanza e finisce per scoprire la dura realtà di quelle donne delle classi più umili che hanno avuto un figlio senza esser sposate e per questo vengono allontanate dalla società e da qualsiasi lavoro.

Attraverso questi due protagonisti Juian Fellowers, già autore di Downton Abbey, ritorna a esplorare tempi e ambienti a lui cari, anche se la classe dei nobili e quella dei salariati non si trovano su piani differenti dello stesso castello ma in squadre antagoniste del football allora nascente. Secondo un’impostazione narrativa che già conosciamo dai suoi lavori precedenti, per Fellowers non ci sono buoni e cattivi ma sempre persone che sanno riflettere e che cercano di fare la cosa più giusta

Anche nel mondo dei “poveri” e dei borghesi sono presenti persone degne di ammirazione: Fergus Suter cerca di affrontare nel miglior modo possibile la sua grave situazione familiare; il suo amico fraterno Jimmy è l’uomo buono in assoluto, che non sa mai dire di no a nessuno; James Walsh è un imprenditore che comprende che i suoi affari prospereranno solo se ci sarà una stretta intesa con gli operai che lavorano nel suo mulino.

Da un quadro così globalmente positivo possiamo concludere che a Lord Julian Fellowers interessa soprattutto rappresentare la nobiltà d’animo delle persone, intesa come prerogativa di chi è ricco come di chi è povero ma forse lo sceneggiatore lascia trasparire in questo serial, forse più che i Downton Abbey, che il suo cuore batte per quella classe che per prima ha cercato di rendere la nobiltà d’animo una qualità fondante. Nell’ultima puntata della serie, in una cena prima della partita finale, Arthur Kinnaird, contornato dai compagni di squadra, dice che loro dovranno dare, per il giorno seguente “:uno spettacolo dignitoso, un comportamento degno di un gentiluomo, perché siamo gentiluomini e domani noi andremo a vincere come gentiluomini”

Autorevoli testate della stampa anglo-americana non hanno parlato male di questa fiction, ne hanno parlato malissimo.

The Guardian la definisce una serie terribile, che ha fatto autogol. L’autrice dell’articolo fa notare che Fellowes non ha scritto da solo la sceneggiatura, ci sono dei co-autori ma “li lascerò anonimi perché potrebbero essere giovani e avere famiglie”.

The Exquire incalza: “Alcuni dialoghi sono “gommosi” (chewy) oltre ogni immaginazione”.

In effetti la struttura narrativa è semplice, le scene-chiave delle partite di calcio non sono particolarmente emozionanti e non viene nascosta la volontà di raccontare una bella storia su quella che è una gloria inglese ma probabilmente, ciò che ha fatto indispettire di più questi recensori, è l’aria di “buonismo” (loro direbbero così in italiano) che traspare. In particolare, fra i tanti “difetti”, c’è anche il mostrare donne che vedono in una maternità compiuta la fonte principale della loro felicità.

Autore: Franco Olearo


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