EIGHTH GRADE - TERZA MEDIA

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Titolo Originale: Eighth Grade
Paese: USA
Anno: 2018
Regia: Bo Burnham
Sceneggiatura: Bo Burnham
Produzione: A24, Scott Rudin Productions
Durata: 94 su NETFLIX
Interpreti: Elsie Fisher, Josh Hamilton,

Kayla è una ragazza di terza media (nel sistema scolastico americano: Eighth Grade), per passione registra e pubblica su Youtube video con consigli per una migliore autostima e immagine di sé. Rimasta orfana della mamma a 8 anni, vive con il papà Mark e si appresta a vivere la sua ultima settimana di scuola media presso la Miles Grove Middle School di New York. È timida e riservata. Compagne di classe che non la considerano, la prima cotta per un ragazzo, una festa in piscina, l’amicizia stretta con ragazzi più grandi che incontrerà al liceo. Una settimana intensa e ricca di sorprese.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Uno sguardo attento sulla fragilità della stagione adolescenziale, valorizzato il significato del pudore, riscoperta dell’importanza del rapporto tra genitori e figli adolescenti.
Pubblico 
Adolescenti
Il linguaggio è, a tratti, volgare. Discorsi espliciti sulla sessualità utilizzati “per fare colpo”, ma non corrispondenti alla realtà (non ci sono scene di nudo).
Giudizio Artistico 
 
Bo Burnham al suo primo lungometraggio, ha sviluppato un originale linguaggio narrativo perfettamente idoneo a raccontarci la stagione adolescenziale. Perfettamente nella parte la protagonista, Elsie Fisher

Una settimana molto intensa quella vissuta da Kayla (ottimamente interpretata da Elsie Fisher) nel film. La ricchezza degli eventi permette, in poco tempo, di scandagliare in profondità la personalità di questa preadolescente.

La sua timidezza che la porta a fare video per dare consigli ai suoi coetanei. Consigli che lei stessa non riesce a mettere in pratica. Gli sbalzi d’umore legati all’età, l’apparente contraddittorietà dei gusti, lo scontro con il padre Mark (interpretato da Josh Hamilton) e l’incapacità (almeno inizialmente), di quest’ultimo, di entrare nel mondo della figlia.

Le amicizie non corrisposte da ragazze sue coetanee che si considerano troppo “snob”. Il sorgere di nuove amicizie con quelli che saranno i suoi compagni al liceo.

L’innamoramento, cercando di far colpo sul ragazzo che le piace, ostentando una disinibizione sul versante sessuale che invece non c’è: anzi, si può riscoprire il grande valore del pudore che non è stato ancora violato. La paura di non essere amata e apprezzata, in particolare da suo padre.

Uno spaccato del mondo adolescenziale molto convincente: le numerose candidature a prestigiosi premi nazionali e internazionali lo confermano.

L’ottima interpretazione della protagonista conferisce una grande credibilità alla storia. Inizialmente può sembrare una settimana troppo intensa e quasi frenetica, con un continui sconforti seguiti da repentine riprese da parte di Kayla, ma forse l’adolescenza è proprio questo: cambiamenti improvvisi che non sono solo sbalzi d’umore, ma sono passi di un cammino di maturazione capace di accelerate improvvise e momenti quasi di stallo.

I dialoghi, soprattutto quelli sul finale, possono essere considerati la ciliegina sulla torta dell’intera narrazione. Un padre che non è perfetto, ma cerca di fare del suo meglio e una figlia che, tra le traversie della vita, cerca di capirlo, creano una grande empatia con il pubblico (in particolare quello che ha già passato l’adolescenza da qualche tempo).

Apprezzabile l’accostamento tra i video fatti da Kayla (ben riconoscibili per lo stile “da social” e per la risoluzione minore rispetto al resto del film… quasi fossero veramente fatti con uno smartphone) e la sua vita reale. Gli uni si trasformano in un commento all’altra, pur nella contraddittorietà del dare consigli senza essere poi capace di metterli in pratica.

Il regista e sceneggiatore Bo Burnham al suo primo lungometraggio, ha portato sullo schermo uno stile molto particolare, che unisce un’ironia graffiante a un realismo quasi impietoso. La protagonista, quando si incammina per i corridoi della scuola, è ritratta sempre in soggettiva da dietro, con le spalle un po’ curve, appesantite dallo zaino, mentre fende un turba di compagni indifferenti al suo passaggio. Un lungo primo piano sul suo volto, quando lei, da sola in macchia con un ragazzo, risponde sempre più imbarazzata alle sue proposte per una maggiore intimità. Il suo camminare convulsivo avanti indietro nella sua stanza mentre parla, molto eccitata, con una ragazza più grande di lei che finalmente l’ha considerata interessante e simpatica.  Burnham non riesce tuttavia a evitare la comicità un po’ pecoreccia di una Kayla alle prese con una banana. nè manca una scena allucinante che viola qualsiasi deontologia familiare, dove padre e figlia sono a casa a  cena e mentre lui cerca disperatatmente di dire qualosa di profondo lei pensa solo a consultare il suo cellulare. 

Un film che riesce a rendere interessante la storia normale di una ragazza “normale” di oggi ma dove i social media costituiscono vero un universo alternativo. Se film o fiction TV recenti hanno raccontato adolescenti in condizioni particolari, con dipendenze  (Euphoria, La mia seconda volta), alla ricerca della loro identità sessuale (Tuo, Simon; Just Charlie), oppure superdotati (Il Cratere, Blinded by the light), con poteri speciali (I am not ok with this, Il ragazzo Invisibile) o con qualche anomalia  (Atypical, Ognuno è perfetto),  la pellicola di Bo Burnham ha  il pregio di raccontare il caso non infrequente di una ragazza sensibile, che ha difficoltà a relazionarsi con gli altri  mentre vive una fase meravigliosamente complessa della vita umana.

Il film è disponibile su Netflix

Autore: Francesco Marini


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