GOD FRIENDED ME (seconda stagione)

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Titolo Originale: God Friended Me
Paese: USA
Anno: 2019
Sceneggiatura: Steven Lilien, Bryan Wynbrandt
Produzione: Berlanti Productions, I Have an Idea! Entertainment, CBS Television Studios, Warner Bros. Television
Durata: 2 stagioni di 10 episodi cascuna per 50' su SKY
Interpreti: Brandon Micheal Hall, Violett Bean, Suraj Sharma, Joe Morton

New York al giorno d’oggi. Miles , nonostante sia figlio di Arthur Finer, un pastore della chiesa episcopale destinato a diventare cardinale, gestisce un podcast sull’ateismo. Un giorno riceve su Facebook una richiesta di amicizia. Il nome del richiedente è Dio in persona. Miles è molto scettico all’inizio ma si accorge ben presto che accettare i suggerimenti di “Dio” vuol dire aiutare persone in difficoltà. Decide quindi di assecondare le richieste che arrivano da questo misterioso mittente ma non da solo: è con lui Cara, una scrittrice/giornalista in difficoltà e Rakesh, un hacker molto bravo a trovare in rete informazioni utili per aiutare la persona segnalata…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
A ogni puntata si compie un’opera buona a favore di una persona che ne ha bisogno, ma la rappresentazione di Dio è generica e impersonale, e l’etica famigliare è piuttosto rilassata
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Buona la dinamica dei eventi, ricchi di colpi di scena, ma la rappresentazione dei protagonisti è piatta, quasi fossero tutti varianti della stessa tipologia di persona.

Forse, per partire dall’inizio, dovremmo risalire a La vita è meravigliosa di Franck Capra (1947) in quel caso era un angelo che dissuadeva il protagonista da un gesto irreparabile, mostrandogli quante volte il suo intervento era stato determinante per quelle persone alle quali aveva fatto del bene. Ma probabilmente è meglio riferirsi alla fiction in due stagioni Joan of  Arcadia (2006) dove è Dio stesso che parla con Joan, una  liceale un po’ ribelle, proponendole buone azioni. Ora sotto le sembianze di un coetaneo in jeans, ora sotto quelle di una bimba incontrata per caso al parco giochi, Dio provocava Joan con ironia, inducendola a cimentarsi in piccole grandi sfide che la facevano avanzare sulla strada della virtù. In quel magnifico serial era ben sottolineato il valore non solo umano ma trascendente di quegli eventi. “Vedi – diceva Dio a Joan- io lavoro attraverso il libero arbitrio di ciascuno, attraverso lo stralcio di realtà che ne nasce e la lego a quella degli altri, fino in fondo, sempre per il meglio. Stai tranquillo: il meglio è assicurato con me, un bene infinito in un universo infinito”.  Dopo Joan of Arcadia, le uscite di film/serial che ipotizzavano il diretto intervento divino nelle cose terrene non si sono mai interrotte:  Dead Like Me (2004), Being Erica (2009),  An Interview with God (2018), Kevin (Probably) Saves the World (2018), Miracle Workers, (2019), Good Omens (2019), Messiah (2020)  fino a quando non arriviamo al Dio molto moderno di questa fiction, che chiede amicizia attraverso Facebook.

Bisogna scandalizzarsi di questi modi insoliti di rappresentare l’intervento di Dio nel mondo? Probabilmente no: in fondo sono rappresentazioni pittoriche di come la coscienza di ognuno si senta spinta a fare del bene verso gli altri o a correggere i propri errori del passato. Bisogna vedere piuttosto che peculiarità ha questo Dio che ci viene rappresentato. In Joan of Arcadia era un Dio che parlava direttamente e dava bene il senso dell’interazione fra provvidenza e responsabilità personale. In questo God Friended me, c’è un Dio molto più impersonale, che non parla ma manda messaggi, limitandosi a dare il nome delle prossima persona da aiutare. Si tratta quindi di un Dio dalla personalità indefinita e di sicuro non abbinabile a nessuna forma particolare di religione. Non a caso i personaggi che vengono salvati sono fedeli di varie religioni (indù,  cattolici, ebrei..).  Si potrebbe ipotizzare una sorta di “religione dell’umano”, un invito alla solidarietà fra gli esseri umani e in effetti ogni episodio racconta un generoso gesto di salvezza dei tre “amici di Dio” verso una persona che ne ha bisogno, ma il rapporto con l’Autore della missione è freddo- Occorre solo obbedire ai suoi ordini e sono totalmente assenti le categorie della preghiera e dell’abbandono fiducioso alla sua Provvidenza. Al contrario lo stimolo principale in questa fiction va verso l’efficienza esecutiva (si ha sempre poco tempo per portare a compimento le sue richieste) ed è sempre necessaria una fase investigativa iniziale perché le richieste del Mandante sono sempre un po’ oscure e bisogna capire chi c’è da salvare, puntata per puntata. Interviene sempre in questa fase Rackesh, un hacker prodigioso (non si capisce bene se è più “divino” lui o Dio stesso) perché via Internet riesce a sapere sempre tutto di tutti (ma ormai non c’è più da meravigliarsi). Altra figura-chiave per comprendere la serie è il reverendo episcopale Arthur. La serie mostra una approccio all’etica familiare molto liberale, in linea con questa chiesa degli Stati Uniti: che accetta il divorzio, le unioni fra omosessuali e prevede l’ordinazione di sacerdotI-donne. Arthur, appena nominato vescovo, si accorge che nel consiglio c’è un sacerdote ostile a lui proprio a causa della sua vita privata (Arthur ha una relazione con una donna divorziata e sua figlia, che ha inclinazioni lesbiche, convive con un’altra donna). ll contestatore, un sacerdote anziano, quindi legato a “tradizioni obsolete” ,viene subito espulso sbrigativamente dal consiglio fra l’approvazione generale.

Complessivamente gli episodi sono ben strutturati mostrando un elevato numero di imprevisti e di colpi di scena, alla stessa stregua di un thriller. I personaggi sono visti tutti come persone ragionevoli, pronti ai portare conforto ai loro amici e pronti a chiedere scusa se hanno reagito impulsivamente. E’ come se l personaggio fosse uno solo, sotto molteplici sembianze. Ciò finisce per appiattire la narrazione, che rimane priva del contrasto fra psicologie diverse.

La seconda stagione della serie sta andando in onda sulla piattaforma  Sky.

Autore: Franco Olearo


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