THE HANDMAID'S TALE (prima stagione)

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Titolo Originale: The Handmaid's Tale
Paese: Italia
Anno: 2017
Sceneggiatura: Bruce Miller
Durata: 10 puntate di 55' su TimVision
Interpreti: Elisabeth Moss, Joseph Fiennes, Yvonne Strahovski, O. T. Fagbenle

In un futuro non molto lontano, l’inquinamento ha causato un’infertilità diffusa e sono pochissime le donne che riescono a partorire un bambino sano. Un colpo di stato negli Stati Uniti instaura un regime dittatoriale chiamato Gilead, dove le donne in grado di procreare sono inquadrate in una categoria particolare, le “ancelle”, riconoscibili dall’abito di colore rosso scuro che vengono prima addestrate da delle “zie” e poi assegnate a una delle famiglie dei “comandanti” (quelli che detengono il potere) perché partecipino a un rituale, “la cerimonia” che consiste nell’unirsi al padrone di casa, sotto la supervisione della moglie, sulla falsariga di quanto descritto in Genesi 30,4. June Osborne, mentre cercava di fuggire in Canada con il marito e la figlia, viene catturata e ora si chiama Difred cioè “ancella di Fred”, destinata a fungere da organo riproduttore per risolvere i problemi di sterilità della moglie di questo comandante…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il serial istiga all’odio contrapponendo ciò che non va contrapposto: la libertà professionale delle donne alla gioia della procreazione, la libertà di innamorarsi e la responsabilità di accudire dei figli; la religione vista come fanatismo impositivo
Pubblico 
Sconsigliato
Numerose scene di mutilazioni e di omicidi. Visione contorta della fede e della famiglia
Giudizio Artistico 
 
Il film mantiene bene quel senso di ansia da perdita della libertà che è l’obiettivo del film ,ma scivola nel cattivo gusto di rappresentare troppe scene cruente

Se il mondo raggiungesse livelli di inquinamento intollerabili, se la sterilità delle donne e degli uomini arrivasse a livelli allarmanti, come ci comporteremmo? Fra i film/fiction TV  che si proiettano nel futuro e che ipotizzano il “cosa accadrebbe se..”, stanno aumentando quelli che affrontano il tema della riproduzione umana. Gattaca,del 1997 ipotizzava una società dove veniva imposto di concepire figli solo in provetta per un miglior controllo della “qualità” dei nascituri. Tragico è stato invece I figli degli uomini (2006), dove in una terra ormai distrutta, squassata da una guerra senza quartiere, si fa di tutto perché l’ultima donna fertile possa far nascere un bambino. Questo The Handmaid’s Tale  sviluppa invece un racconto molto complesso perché solo apparentemente è un serial  distopico sul tema della sterilità umana ( che in fondo finisce per diventare secondario) ma l’eterno tema della funzione della donna nella società. Tema molto sentito da Margaret Atwood, l’autrice del libro omonimo, femminista convinta.

“Si sono concentrate talmente sulle carriere accademiche e sulle ambizioni lavorative che hanno dimenticato il loro vero scopo” Dice un comandante all’altro, quando stavano ancora organizzando il colpo di stato. Ma qual è secondo questi uomini la missione della donna? Lo dicono altri comandanti: “la fertilità è una risorsa nazionale e la riproduzione è un obbligo morale”.  Certo, la morale. L’ideologia di questo regime è intrisa di fede, una fede strana, che si ispira (trasfigurandolo)  soprattutto all’Antico Testamento e sporadicamente alle lettere di san Paolo. Una fede a cui tutti debbono attenersi ed applicata con il massimo dell’ipocrisia perché diventa di fatto uno strumento per punire con terribili mutilazioni chi è dissidente (viene cavato un occhio, tagliato un braccio, viene praticata la mutilazione genitale per le donne lesbiche). “Beati i mansueti, perché di essi è il regno dei cieli” esclama la zia Lydia, mentre una ragazza disubbidiente viene portata via per subire una mutilazione. Non bisogna però pensare che la serie si limiti a una contrapposizione uomini-donne. Molte donne aderiscono al nuovo regime, non solo perché mogli sterili dei comandanti, che hanno bisogno delle ancelle per poter avere un “loro figlio” ma perché è stata instaurata una forma di purezza fanatica, dove ogni espressione di sessualità è da intendersi come peccaminosa. Ecco quindi che durante la cerimonia, i mariti debbono astenersi da ogni tipo di carezze, è loro vietato incontrarsi privatamente con le ancelle. Il divorzio è vietato; un uomo che ha violentato una donna viene linciato a morte, a un altro, denunciato dalla stessa moglie per lussuria, viene tagliato un braccio. Non c’è nessuna clemenza da parte della moglie che considera la punizione salutare, perché in questo modo potrà salvare l’anima.

Ma allora se tutto questo è terribilmente sbagliato, qual è la controproposta della serie? E’ difficile dirlo. C’è un colloquio significativo fra Difred e lo stesso comandante Fred in un momento che sono soli. “Siete protette potete compiere il vostro destino biologico in santa pace. – le dice il comandante per tranquillizzarla - Per cos’altro si dovrebbe vivere?” “Per l’amore” è la sintetica risposta di June-Difred.  “L’amore è lussuria con una buona campagna pubblicitaria”: incalza Fred.  

L’amore, quindi. Durante le dieci puntate del serial assistiamo a dei flash-back dove veniamo informati sui primi incontri fra June e il suo prossimo marito, Luke. Ma Luke è sposato, padre di quattro figli e questa circostanza pare non comporti nessun problema per i due amanti (“sono innamorato di te, cos’altro dovrei fare?” esclama Luke). Si tratta di una grossa lacuna in un racconto così carico di dettagli sulle malefatte dei “cattivi”. Sembra di dover concludere che ciò che ci deve muovere è la pura spontaneità affettiva, come sembra fare June.

Nessun personaggio del serial sembra arrivare alla conclusione più semplice e naturale: libera scelta, attrazione sessuale, affetto, generazione di figli, responsabilità per la loro crescita, sono elementi che debbono svilupparsi in un’unica armoniosa unità. Molto, molto indirettamente il serial sembra apprezzare questa impostazione quando mette i preti cattolici fra i condannati a morte dal regime, che in questo contesto, è un vero onore. Siamo informati che la cattedrale di st Patrick è stata rasa al suolo e vediamo alcune suore far parte della resistenza.

Alla fine si tratta di un racconto complesso, pieno di spunti a volte contraddittori. Si vede chiaramente che le parole della Bibbia sono usate con malizia ma se è per pochi avere una conoscenza della Sacra Scrittura tale da contrastare l’interpretazione data, ai più resta impresso il classico binomio: fede = un insieme di leggi intolleranti che soffocano la spontaneità umana (Il libro è stato scritto nel 1985, quando sembrava, durante la presidenza Reagan, che certi movimenti di destra cristiani minacciassero la liceità della legge sull’aborto).

Dopo i contenuti, occorre parlare della forma di questo serial. In ogni puntata veniamo a scoprire nuove crudeltà perpetrate da questo fanatico regime. Crudeltà che servono a istigare l’odio dello spettatore contro di loro. Ma le crudeltà sono tante e c’è da domandarsi se era necessario cavare un occhio a una ragazza che contestava la “zia”, se era necessario assistere all’impiccagione di una ragazza lesbica,  vedere, nei minimi dettagli, come si fa a tagliare il braccio di un uomo. Sono immagini eccessive che servono solo per stimolare la curiosità morbosa dello spettatore (o a farlo disgustare).

Il serial ha raccolto una messe di premi: nel 2018 che nel 2019 come miglior serie e come miglior attrice protagonista.

Il serial è disponibile su TimVision

Autore: Franco Olearo


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