DOC - NELLE TUE MANI

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Titolo Originale: DOC -Nelle tue mani
Paese: Italia
Anno: 2020
Regia: Jan Maria Michelini, Ciro Visco
Sceneggiatura: Francesco Arlanch, Viola Rispoli
Produzione: Rai Fiction, Lux Vide
Durata: 50' a puntata su RaiUno e RaiPlay
Interpreti: Luca Argentero, Matilde Gioli, Gianmarco Saurino, Sara Lazzaro, Raffaele Esposito

Andea Fanti, primario di Medicina Interna di un importante ospedale di Milano, è un bravo dottore esigente e rispettato dai suoi colleghi ma ha un comportamento ruvido nei confronti dei pazienti. La sua vita resta appesa a un filo quando il padre di un paziente, sconvolto per la morte del figlio, gli spara un colpo in testa. Ripresosi dal coma, si accorge di aver perso la memoria dei suoi ultimi 12 anni. Lorenzo, lo psichiatra dell’ospedale, ritiene sia giusto per lui restare in ospedale, un ambiente a lui familiare, con mansioni senza responsabilità, nella speranza che riesca un giorno a ritrovare la memoria. Per questo motivo non gli rivela certi aspetti della sua vita privata e professionale. Andrea finirà così per scoprirli a poco a poco: si rivolge ad Agnese, la direttrice dell’ospedale, come se fosse ancora sua moglie (in realtà sono separati da tempo), tratta la dottoressa Giulia con distacco professionale, dimenticando che appena giorni prima aveva con lei una relazione sentimentale…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il serial trasferisce la calda umanità di tutti i personaggi: molti sono fragili ma, con l'aiuto degli altri, riescono a comprendere quando stanno sbagliando e ritrovano la forza per ripartire
Pubblico 
Pre-adolescenti
Qualche scena ad alta tensione potrebbe impressionare i più piccoli
Giudizio Artistico 
 
Ottima sceneggiatura che valorizza tutti i personaggi ma l’intreccio appare affollato da un numero eccessivo di accadimenti

Appena scopriamo, nel vedere la prima puntata della serie, che Andrea non ricorda più gli ultimi 12 anni della sua vita, viene spontaneo esclamare: “ancora!”. Avevamo visto da poco il serial La strada di casa, dove l’imprenditore agricolo interpretato da Alessio Boni si risveglia dal coma dopo 5 anni, cerca di riscoprire cosa sia successo nel frattempo che ecco ci viene presentata (anche se sappiamo che DOC si è ispirato a fatti realmente accaduti) una trama molto simile. Scopriamo anche che questo dottor Andrea è molto acuto nelle diagnosi ma usa  toni  distaccati con pazienti e  colleghi;  ancora una volta ci scappa di dire: “ancora!”, perché il richiamo a Doctor House – Medical Division è molto forte. Quando poi assistiamo a sequenze concitate in sala di diagnosi dove l’equipe di dottori ha pochi secondi per recuperare un paziente che risulta gravemente compromesso, non possiamo non ricordare le sequenze drammatiche in sala operatoria che sono state il  piatto forte della serie E.R. – medici in prima linea.

Occorre aggiungere che nel primo episodio, che ha, come sempre, il suo compito di impostare tutta la serie, si percepisce quell’horror vacui, tipico di molti serial italiani, dove vengono innescate tante bombe narrative a effetto ritardato che esploderanno nelle puntate successive e che hanno il compito di mantener sempre desta l’attenzione del pubblico. Oltre agli intrighi amorosi, alle sventure che affliggono la vita del protagonista, alle rivalità professionali, si sta sviluppando anche un complotto ai danni dello stesso ospedale.

Tuttavia la serie, nelle prime puntate, ha avuto un notevole successo. Più di 7 milioni di spettatori nella prima puntata e quasi 8 milioni nella seconda. Un successo pienamente meritato perché i pregi e l’originalità della serie non vanno cercati nel meccanismo dell’intreccio ma in altri due aspetti: nel messaggio che ci viene trasmesso e nell’approfondimento dei personaggi.

Il dr House ci teneva a mantenere un certo distacco con i pazienti perché pensava che un rapporto più stretto con loro lo avrebbe  distratto dal suo obiettivo primario: la ricerca degli indizi che lo avrebbero portato a una giusta diagnosi. Anche in E.R. si manteneva un certo distacco fra efficienza professionale e affetti privati. In questo DOC, l’approccio proposto per un corretto rapporto fra medico e paziente è opposto: per riuscire a curare bene il paziente (to cure, in inglese) bisogna rivolgersi a lui con un atteggiamento di attenzione e partecipazione umana alle sue infermità (to care), entrare in quella confidenza che consente al paziente di confidarsi e avere piena fiducia nel dottore. La funzione di Andrea, non più dottore abilitato ma semplicemente Doc per i colleghi, nelle varie puntate, è proprio questa: avvicinarsi ai pazienti per riuscire a toglier loro quella maschera di riservatezza che non consente di portare a termine una diagnosi approfondita dei suoi mali. L’apertura deve essere reciproca, sottolinea la serie: non sono solo i medici che debbono metter da parte il loro distacco professionale ma anche i pazienti: sono molti i casi presentati  di pazienti pronti a mentire pur di lasciar presto l’ospedale o, al contrario, pronti a enfatizzare i loro mali presunti per ottenere maggiore attenzione.

Il secondo pregio della serie è nella definizione dei personaggi. Il baricentro dell’attenzione è ovviamente Andrea (Luca Argentero), impegnato a ricostruire i suoi ultimi 12 anni di vita (ma anche con la possibiltà di  correggere i suoi errori) ma tutti i personaggi di cui veniamo a conoscenza hanno una storia, hanno sensibilità diverse, hanno pregi ma anche difetti e soprattutto si evolvono: sbagliano ma si correggono. Siamo lontani dai serial manichei dove ci sono i cattivi tanto cattivi e i buoni tanto buoni, ingessati nella maschera che debbono portare. Come il ragazzo diventato padre nella prima puntata, che è aiutato da Andrea ma poi è lui stesso a ridare coraggio al DOC, nessuno può dire: "tutto è perduto" ma c’è sempre una soluzione perché c’è qualcuno disposto a prendersi cura di te. La regia si mantiene in equilibrio (non sempre), evitando di scivolare nel patetico e, stranamente, realizza frequentemente dei primi piani delle mani dei  protagonisti

Autore: Franco Olearo


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