HIGH SCHOOL MUSICAL: THE MUSICAL: THE SERIES (primi due episodi)

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Titolo Originale: HIGH SCHOOL MUSICAL: THE MUSICAL: THE SERIES
Paese: USA
Anno: 2019
Produzione: Disney Channel, Salty Picture
Durata: 10 episodi di 25' su Disney+
Interpreti: Olivia Rodrigo, Joshua Bassett, Matt Corbett, Julia Lester, Sofia Wylie

Nella East High School di Salt Lake City, la stessa dove sono stati girati i film (per la televisione e poi per il cinema) di High School Musical, Miss Jenn, la nuova insegnante di recitazione, coadiuvata dal coreografo Carlos, invita i ragazzi a candidarsi per avere una parte nella rappresentazione che vuole allestire con loro e una nuova edizione di quel musical che quattordici anni prima aveva fatto onore alla scuola. Le parti principali, quelle di Gabriella e di Troy, vengono assegnate a Nini e a Ricky. Se Nini ha sempre sognato di recitare quella parte, per Ricky si è trattato di una lotta contro se stesso: non è stato mai appassionato di musical ma ha deciso di candidarsi ugualmente per riuscire a riavvicinare Nini, con la quale aveva un’intesa nell’anno precedente e che ora, ad inizio del nuovo anno scolastico, fa coppia con E. J. Caswell…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
In questo serial ci sono riferimenti ideologici che negano alcuni diritti fondamentali dei bambini, in particolare quello di venir generati e cresciuti dal proprio papà e dalla propria mamma
Pubblico 
Adolescenti
Per la presenza di alcuni argomenti che vanno affrontati con la dovuta maturità
Giudizio Artistico 
 
Fin dalle prime puntate ci vengono presentate canzoni di ottima musicalità; buona la recitazione della protagonista; molto meno quella dei personaggi maschili

Disney+ , la nuova piattaforma in streaming che ha avuto il suo debutto a marzo 2020, esordisce con un nuovo serial dal nome lunghissimo per rinnovare i fasti di uno dei suoi lavori per la televisione di maggior successo. E’ proprio intorno alla riedizione di quel musical che si sviluppa la trama, si aprono contese per conquistare le parti principali, si riaccendono amori che sembravano sopiti. Nelle prime due puntate non c’è nient’altro da segnalare se non la conferma che il Musical è nelle corde degli americani e che sono in grado di mantenere un alto standard qualitativo. Anche questa fiction si mantiene musicalmente all’altezza delle aspettative e già nella seconda puntata, la canzone.”Wondering” .cantata e suonata dalla bravissima  Julia Lester nella parte di Ashlyn cugina di E.J. è di quelle che non si possono dimenticare facilmente. Il format scelto è insolito: è quello del mockumentary che da una parte ha il vantaggio di farci conoscere in modo più diretto i protagonisti (a turno si rivolgono verso lo spettatore raccontando come si sentono e che intenzioni hanno), dall’altra il racconto risulta rallentato e perde il vantaggio dell’unità di azione.  Altra scelta insolita è quella di far recitare alcuni personaggi sopra le righe (l’insegnante di recitazione miss Jenn, il coreografo Carlos), forse per attribuire loro la parte comica del racconto, per quel dualismo comicità-romanticismo che è sempre stata una prerogativa delle produzioni Disney, fin dai primi lungometraggi animati.

Come si rapporta questo serial al suo autorevole progenitore? Troppo presto per dirlo. Non c’è più il conflitto sport-teatro che era stato il cruccio di Troy nella vecchia edizione; nelle prime due puntate non abbiamo ancora compreso i rapporti che i ragazzi hanno con i genitori ma soprattutto manca l’ansia per il futuro, del cosa fare da grandi, che in fondo qualifica in modo preciso l’essere un adolescente: fino a questo momento il massimo delle aspirazioni dei ragazzi è partecipare al musical della scuola.

Olivia Rodrigo è convincente nella parte di Nini, nel suo oscillare fra i due pretendenti, mentre è poco credibile il personaggio di Ricky  (interpretato da Joshua Bassett). Quando Nini si confida con lui, dichiarandogli il suo amore, la  cauta e tiepida reazione di lui è poco comprensibile e lo è ancor di più dopo, quando, impegnandosi a esser selezionato per il musical nel tentativo di riconquistare Nini, sembra mosso più dal recupero dell’ orgoglio ferito, che da vero amore.

Sappiamo da tempo che la Disney ha il chiaro obiettivo di diffondere le ideologie LGBT nei suoi lavori e lo fa anche con questo serial, forse sentendosi più libera ora che si trova nell’ambito di una piattaforma tutta sua. Siamo appena alla seconda puntata ma è doveroso fare alcune distinzioni.

Carlos è   stato profilato come una persona con inclinazioni omosessuali (come ce ne posso essere in qualsiasi scuola), è simpatico, molto impegnato nel suo lavoro ed   aiuta concretamente Ricky a migliorare il suo ballo. In queste due prime due episodi non  c’è nessun commento da esprimere.

Un altro personaggio maschile, Seb, evidentemente con la stessa inclinazione, chiede alla insegnante di fare la parte di Sharpy (la ragazza antagonista di Gabriella nel musical originale). La risposta è:” si, mi piace, è una scelta originale”. In questo contesto è inutile rifarsi alla tradizione, che fa riferimento a tempi remoti, di uomini che recitavano le parti femminili; ci troviamo piuttosto in piena ideologia gender dove si assume che le parti femminili e maschili siano facilmente interscambiabili.

Fin dal primo episodio appare chiaro che la protagonista Nini ha due mamme.  La banalità della sequenza (le due mamme portano dei dolci a Nini che in quel momento si trova a casa della nonna) sottolinea l’intenzione della Disney di inserire questo tipo di famiglia nello sfondo della storia, espressione di una quotidianità senza particolare importanza.

ll tema non è nuovo per la Disney e nel serial animato per la TV, Dottoressa Peluche, aveva raccontato le vicende di una famiglia con due mamme. E’ interessante notare che la Disney porta primariamente in evidenza nelle sue opere la condizione di due mamme che non di due papà (se vogliamo escludere l’episodio-flash della doccia di due uomini assieme a dei bambini nel film Frozen). Forse, nella sua strategia di portare avanti queste ideologie con cautela e in modo graduale, la Disney  è cosciente che l’esistenza di due padri, che comporta ipotizzare la pratica dell’utero in affitto, non sia ancora pienamente accettata dal vasto pubblico, mentre il tema del seme maschile in affitto e quindi la perdita della paternità da parte del nascituro, sia un “male minore” che possa venir accettato.

Autore: Franco Olearo


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