SELF MADE

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Titolo Originale: Self Made
Paese: USA
Anno: 202
Regia: Nicole Asher
Sceneggiatura: Nicole Asher
Produzione: SpringHill Entertainment, Orit Entertainment , Wonder Street,Warner Bros. Television
Durata: 4 puntate di 45' su Netflix
Interpreti: Octavia Spencer, Tiffany Haddish, Garrett Morris, Carmen Ejogo

St. Louis 1908. Sarah è una lavandaia afroamericana che vive con un marito ubriacone e violento. Una bella signora mulatta, Addie Munroe bussa alla sua porta e si offre di curare i suoi capelli con una crema da lei confezionata in cambio di un servizio di lavaggio di biancheria. I capelli di Sarah ricrescono e lei si offre volentieri di andare, porta a porta, a vendere questa prodigiosa crema. Addie rifiuta la proposta: considera Sarah troppo trasandata e troppo “nera” per promuovere la sua crema. Sarah, risentita, decide di confezionare anche lei una crema per i capelli, si fa chiamare Madam C.J. Walker e inizia a venderla per strada, senza molto successo, né può contare su grandi aiuti in famiglia: il suo nuovo marito C.J. e sua figlia Leila, sposata con John, un parassita sfaccendato. Solo il padre di C.J., Cleophus, risulta essere un simpatico vecchietto pronto a comprendere e ad aiutare Sarah. Trasferitasi a Indianapolis con tutta la famiglia, la sua crema inizia ad avere successo, vista come una forma di riscatto delle donne di colore che, dopo l’abolizione della schiavitù, iniziano a farsi strada nella società americana ancora razzista e maschilista…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Una donna di colore si impegna per farsi valere in una società ancora razzista e maschilista
Pubblico 
Pre-adolescenti
Una scena di amplesso senza nudità
Giudizio Artistico 
 
Alcune fragilità nella sceneggiatura e nella regia che non riescono a restituirci il ritratto di un personaggio ricco e complesso

Il serial ricalca la biografia di Madam C.J. Walker, la prima milionaria di colore che è riuscita a farsi strada da sola e che è stata raccontata nel libro On Her Own Ground  di A'Lelia Bundles, una sua discendente.

S tratta di un lavoro indubbiamente interessante da un punto di vista storico perché se ci vengono continuamente proposti film che ci ricordano il tempo della schiavitù (12 anni schiavo, ..) o della persistente violenza della polizia americana contro la gente di colore (Queen & Slim,..), questa fiction ci mostra come dopo l’abolizione della schiavitù (Sarah si vanta di far parte della prima generazione nata libera) le persone di colore abbiano iniziato a integrarsi progressivamente nel tessuto economico e sociale della società americana. , costituendo una propria classe borghese , anche se costretta a muoversi su binari paralleli, non comunicanti con quelli della razza bianca. Durante l’evolversi della storia di Sarah, veniamo a conoscere altri significativi personaggi del tempo: Jack Jonson, il primo pugile di colore a vincere il titolo mondiale di box dei pesi massimi;    Booker T. Washington's  presidente della National Negro Business League che riuscì a diventare il portavoce della comunità nera presso la classe politica americana del tempo e W.E.B. Dubois saggista e poeta. Non manca un breve incontro di Sarah con J. D. Rockefeller espressione, per lei come per tanti a quel tempo, di quell’obiettivo di prosperità e successo che sembrava aperta a tutte le persone determinate a ottenerlo.

Se le premesse sono tutte positive, la realizzazione lascia perplessi. E’ indubbio che al centro del racconto c’è Sarah, interpretata da Octavia Spencer e ci sarebbe stato grande interesse a scoprire la chiave del suo successo. Il baricentro del racconto è invece un altro: i rapporti di Sarah con i suoi familiari, tutti saliti parassitariamente sul carro del suo successo e pronti a rivendicare il proprio posto in prima fila.

Anche il profilo caratteriale scelto per Sarah è insolito: non mostra leadership (o potere manipolatorio) nel contenere le intemperanze delle figure modeste che ruotano intorno a lei ma sembra subirle passivamente, salvo poi decidere se allontanare definitivamente qualcuno e puntare su qualcun altro. Le difficoltà che incontra nella crescita della sua società vengono drammaturgicamente concentrate nella persona di Addie Munroe, vista come fonte di tutti i suoi mali ma stranamente, a fronte di ogni avversità (l’incendio del suo primo laboratorio, la defezione delle sue prime rappresentanti,..), non scopriamo la sua abilità  nel rimontare la china ma semplicemente, in una scena successiva vediamo che il problema è stato superato. Sarah sembra piuttosto eccellere nel riuscire a trovare persone che le possano essere utili per i suoi piani di espansione ed è arguta nei suoi programmi di Marketing,  dove la vendita della sua lozione è vista come uno spunto marginale di un programma più ampio di riscatto per tutte le donne di colore.
E’ un peccato, perché la storia vera di madame Walker fu realmente appassionante. Visse fino a 37 anni con i suoi 5 fratelli in una baracca di legno facendo umili lavori; rimasta orfana, sposata a 14 anni, riuscì a sfuggire ai maltrattamenti del marito rifugiandosi a St Louis dalla sorella maggiore. Si tratta di antefatti che avrebbero dato spessore alla formazione del carattere di questa donna, così come la parte finale della sua vita, che fu attiva nella politica a favore della gente di colore e fece significative donazioni. Ogni anno spendeva 10 mila dollari per la formazione di giovani di colore nei college del Sud.

Occorre aggiungere alcune fragilità nella sceneggiatura (il marito per dimostrare che lui è un uomo e non accetta ordini da sua moglie, le dice: ”tu non mi cucini niente”)  e  di messa in scena, come il simbolismo straniante di sintetizzare la continua competizione fra Sarah e Addie mostrandole intente a darsi pugni su di un ring. Infine l’inclinazione lesbica della figlia Leila non è dimostrata (ebbe tre mariti) e sembra più un doveroso ossequio al politically correct.

Si intravede, con discrezione, una certa matrice cristiana nella struttura del racconto: ci sono un paio di scene dove si vede tutta la comunità di colore entrare in chiesa per la funzione domenicale (la vera Sarah fu seguace della African Methodist Episcopal Church, che l’aiutò a trovarle un lavoro nei primi, difficili,  momenti);  Il vecchio Cleophus, padre di C.J., di fronte alle tante e crisi familiari a cui è costretto ad  assistere, ci regala un elogio appassionato della fedeltà matrimoniale. La stessa suddivisione palese fra buoni e cattivi, così scultorea, sembra rimandare a una contrapposizione, quasi biblica, fra il saggio e lo stolto, l’avveduto e il prudente, ..

Autore: Franco Olearo


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