ANCHE LIBERO VA BENE (F.Olearo)

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Titolo Originale: ANCHE LIBERO VA BENE (F.Olearo)
Paese: Italia
Anno: 2005
Regia: Kim Rossi Stuart
Sceneggiatura: Linda Ferri, Domenico Starnone, Francesco Giammusso, Kim Rossi Stuart
Durata: 108'
Interpreti: Kim Rossi Stuart, Barbora Bobulova, Alessandro Morace, Marta Nobili

Renato (Kim Rossi Stuart) vive in modo precario del suo lavoro di cameramen in una casa modesta assieme ai suoi figli Tommi (Alessandro Morace) di 11 anni e Viola (Marta Nobili), appena adolescente.  Renato cerca di fare del proprio meglio per portare avanti una famiglia senza una madre, alternando momenti di tenero affetto a scatti d'ira  quando i figli non seguono i semplici schemi mentali che  si è costruito per loro. Una sera arriva in casa Stefania  (Barbora Bobulova) , la mamma dei due ragazzi, che supplica di venir perdonata e di poter esser di nuovo accolta in casa.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
La grande sensibilità mostrata nel delineare il dramma di un bambino fra due genitori troppo fragili viene soffocata da una visione della famiglia cupa e senza speranza
Pubblico 
Maggiorenni
Un linguaggio pesantemente scurrile e una bestemmia detta in un momento di grande disperazione
Giudizio Artistico 
 
L'attore più bravo è il piccolo Morace; sceneggiatura e regia sono essenziali e neo-realiste ma la storia è tanto semplice da apparire disadorna

Buona parte delle riprese sono state realizzate all'interno del piccolo appartamento dove Renato, Tommi e Viola vivono. Dalla difficoltosa sveglia la mattina al pranzo cucinato dal padre (che spesso Tommi non gradisce ma che deve stoicamente mandar giù), al continuo riassettare una casa perennemente lasciata in disordine dai ragazzi. E' un microcosmo autoconsistente (i ragazzi sono ancora piccoli per crearsi un loro mondo autonomo) pieno di solidarietà, perché tutti si sentono accomunati dalla mancanza di una mamma/ una moglie ma che spesso si traduce in un inferno, quando il fragile padre si trasforma la sua angoscia di perdente (anche nel lavoro) in furia violenta. Tommi cerca progressivamente mondi alternativi (le sue fughe sui tetti di casa per scrutare con il binocolo le finestre degli altri, la compagnia del ragazzo che abita nello stesso palazzo con una famiglia vera e affettuosa che lo invita continuamente a stare con loro, il desiderio di entrare in una squadra di calcio per fare gruppo, invece delle solitarie gare di nuoto in piscina come gli impone il padre) ma alla fine il richiamo del sangue prevale e torna ad abbracciare il padre, che si tiene stretto  stretto per evitare che si trasformi in quel mostro alieno non riconosce più nessuno e che tutto abbatte .

Tommi è un ragazzo riflessivo, che interiorizza i propri sentimenti. Quando la madre torna e chiede di venir riaccolta in casa, lui è l'unico che non manifesta entusiasmo ma che si limita a prendere atto della nuova situazione: sta cercando di preservarsi l'animo da una nuova delusione. Anche se l'armonia familiare sembra essersi ristabilita, Tommi resta guardingo e una sera, quando  sta tornando a casa con il padre e la sorella, lui è l'unico che guarda in altro e  si accorge che le luci del loro appartamento sono spente. Di nuovo.
Il vero capolavoro di questo film è la recitazione di Alessandro Morace nella parte di Tommi e  ne va dato merito al regista. Riesce da solo a reggere tutto il film che avanza secondo le sue scoperte di bambino e  i suoi cambiamenti di umore che passano  dalla disillusione alla speranza e di nuovo nella melanconia. Tutti gli altri attori appaiono di  supporto. Kim Rossi Stuart ha però scelto una cifra realistica e cruda che poco lascia spazio alla speranza. Il suo personaggio esce spesso fuori dalle righe, inclusa una bestemmia solo parzialmente giustificata dal suo animo disperato.  Durante tutto il film il suo intercalare è pieno di turpiloqui in presenza dei più piccoli e non esita a parlare della madre in termini particolarmente volgari davanti a loro. Un vero peccato perché questo film, che poteva  risultare una sensibile storia sull'età pre-adolescenziale, alla fine   devia verso una visione forzatamente negativa della famiglia e della sua capacità di generare coesione ed affetto .v

Autore: Franco Olearo


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