QUEEN & SLIM

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Titolo Originale: Queen & Slim
Paese: USA
Anno: 2019
Regia: Melina Matsoukas
Sceneggiatura: Lena Waithe
Produzione: BRON Studios, 3Blackdot, De La Revolución Films, Hillman Grad, Makeready
Durata: 132
Interpreti: Daniel Kaluuya, Jodie Turner-Smith, Bokeem Woodbine

A Cleveland, nell’Ohio, un giovane e una giovane di colore chiacchierano in un bar: si sono dati un appuntamento tramite Tinder, il famoso sito di incontri e cercano di fare reciproca conoscenza. Lui si offre di accompagnarla a casa in macchina ma durante il percorso un poliziotto gli intima di fermarsi. L’uomo d’ordine ha un comportamento rude e sprezzante e dopo una serie di malintesi la situazione precipita e il poliziotto resta ucciso. I due sanno che avranno poca speranza di dimostrare la loro innocenza e decidono di fuggire spostandosi verso Est, nella speranza di trovare il modo per arrivare a Cuba. Intanto le televisioni locali trasmettono la sequenza dell’incidente (il poliziotto aveva attivato una telecamera) per invitare la popolazione a individuare i colpevoli. Ciò crea solidarietà verso i due fuggiaschi da parte della gente di colore; sono diventati i loro eroi e già li chiamano Queen e Slim…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il tema dei metodi violenti della polizia è affrontato in tutta la sua cruda realtà ma dal film non scaturisce alcun segno di speranza verso una soluzione pacifica ai problemi di integrazione razziale negli Stati Uniti
Pubblico 
Maggiorenni
Uso frequente della violenza. Una intensa ed scena di incontro amoroso con nudità
Giudizio Artistico 
 
Grande maestria della regista nello sviluppare un racconto serrato ed emozionante mentre la sceneggiatura sviluppa bene il percorso intimo dei due protagonisti cheriescono a i trasformarsi per l'effetto benefico della vicinanza dell'altro

La regista Melina Matsoukas, vincitrice di due Grammy Award, al suo primo lungometraggio, si è fatta le ossa nella realizzazione di videoclip musicali (è famoso Formation, di Beyonce)  e si vede. Il ritmo del film è serrato, l’economia delle sequenze è rigorosamente calibrata, non ci sono indugi compiacenti, che non sarebbero risultati adatti a un road movie dove un solo minuto di  ritardo nella fuga può risultare fatale.  

La prima sequenza è tranquilla, facciamo la conoscenza con due persone molto diverse, accomunate dal colore della pelle e dalla solitudine. Lei è una ragazza dallo spirito indipendente che si è fatta da sola, un’avvocatessa impegnata nel cercare di difendere i suoi fratelli che rischiano la pena di morte; lui è un semplice impiegato di negozio, legato alla famiglia e con una sincera fede religiosa. Poi, subito dopo il dramma. Fermati dal poliziotto, più i due cercano di chiedere perché sono stati fermati, più il poliziotto si accanisce nelle perquisizioni, fino a minacciarli con la pistola. Tutto accade velocemente e i due, che a malapena avevano iniziato a conoscersi, debbono mantenere i loro destini forzatamente uniti nel cercare di sopravvivere in un’America che ancora trova nella violenza la sbrigativa soluzione a tanti dei suoi problemi. Da questo momento il film sviluppa due movimenti paralleli, strettamente collegati. La fuga on the road, da villaggio a villaggio, che cattura l’attenzione dello spettatore desideroso di conoscere la loro prossima mossa per sopravvivere e la trasformazione progressiva che subiscono i due protagonisti, dentro di loro e fra di loro.  
Non ci troviamo di fronte a una replica di Gangster Story, dove Bonnie and Clyde avevano una euforica e spavalda furia distruttiva contro tutto e contro tutti né a una replica di Thelma e Louise, le due donne che cercavano di superare, con la loro incosciente spensieratezza, un’esistenza soffocata dalla prepotenza maschile, ma due giovani che non cercano altro che realizzare se stessi e trovare un po’ di felicità e si trovano invece  ingabbiati, per circostanze avverse, in un destino che non hanno scelto.
E’ questo l’aspetto più interessante e più vero del film, che finisce per diventare più un racconto intimo che un’action story. I due sono molto diversi come carattere e altrettanto nell’ atteggiamento nei confronti della loro negritudine. Se nella prima parte del film trascorrono il tempo a litigare perché ognuno vorrebbe affrontare la situazione in cui si trovano in modo diverso, alla fine, nella loro convivenza forzata, ognuno dei due insegna all’altro ad avere una prospettiva diversa. Sono simboliche, a questo riguardo, le loro fughe dalla tensione della fuga come sporgersi dal finestrino della macchina che corre veloce mentre si canta una canzone o provare, per lui che non c’è mai stato, a montare un cavallo, un modo per abbandonarsi alla tranquilla natura che esprime l’animale. Infine il primo ballo insieme, quando le barriere reciproche cadono e  il rapporto diventa più confidenziale. “Cosa vorrei io? –confida Queen - Voglio un uomo a cui posso far vedere i miei lati peggiori”. Da quel momento in poi l’angoscia si attenua e germoglia la felicità di essersi trovati, di sentirsi una cosa sola in un solo destino, anche se così avverso. 
Il tema del razzismo negli Stati Uniti e dell’atteggiamento violento della polizia ci viene rappresentato senza sconti e quasi senza speranza di riscatto  ma la sceneggiatrice non risolve il problema con semplicistiche interpretazioni ideologiche: riporta il problema alla coscienza del singolo. Accanto a poliziotti fanatici, ci sono anche poliziotti di buon senso e c’è anche una coppia bianca che si presta a dare rifugio ai due fuggitivi.  A fianco  di afroamericani che cercano una soluzione pacifica per i loro problemi, ci sono altri pronti alla rivoluzione e un ragazzo di colore, esaltato dal mito che si è costruito intorno alla coppia che fugge, finisce anche lui per cedere all’uso della violenza. Oltre a raccontarci una bella storia d’amore, questo film si aggiunge ai molti, anche recenti (Detroit) che ci ricordano che il tema dell’integrazione razziale non è stato ancora superato

Autore: Franco Olearo


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