RACCONTAMI DI UN GIORNO PERFETTO

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Paese: USA
Anno: 2020
Regia: Brett Haley
Sceneggiatura: Jennifer Niven, Liz Hannah
Produzione: Echo Lake Entertainment, Mazur / Kaplan Company
Durata: 107
Interpreti: Elle Fanning, Justice Smith

Finch, un ragazzo afroamericano che frequenta l’high school, sta facendo la sua corsetta serale, quando si accorge che Violet, una compagna di scuola, si è posta pericolosamente in bilico sul parapetto del ponte sotto cui sta passando. Violet è stata traumatizzata dalla perdita dell’amata sorella morta accanto a lei in un incidente d’auto. Finch le si accosta con calma e riesce a convincerla a scendere. Il giorno dopo il professore di geografia propone ai ragazzi un compito da svolgere in coppia: descrivere due luoghi interessanti dello stato dell’Indiana, dove vivono. Fich propone a Violet di andare con lui a cercare posti insoliti. La ragazza all’inizio dice di no, vuole continuare a restare chiusa nel suo dolore, inoltre gli amici le rivelano che Finch è un po’ “schizzato” (soffre di un disturbo bipolare) ma poi, alla fine, accetta…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un ragazzo e una ragazza, con fragilità psichiche, si incontrano iniziano ad amarsi ma il loro rapporto non riesce a raggiungere quella fiducia e dedizione all’altro capace di curare tutte le loro ferite
Pubblico 
Adolescenti
Una scena di rapporto prematrimoniale senza nudità
Giudizio Artistico 
 
Il film beneficia della fresca interpretazione di Elle Fanning, e di paesaggi naturali molto ben fotografati ma scivola nel finale in un eccesso di letteratura e la descrizione del protagonista maschile resta incompiuta

Quando si vuole raccontare una storia iper-romantica e commovente fra due giovani, è inevitabile che alla fine uno dei due muoia. A iniziare da Love story del 1970 (dove moriva lei) e poi oltre, fino a Colpa delle stelle del 2014 (dove moriva lui). In effetti quest’ultimo aveva iniziato un nuovo filone a cui questo Raccontami di un giorno perfetto aderisce pienamente: la solidarietà fra un lui e una lei che hanno gravi infermità, in questo caso psichiche. Lei è depressa dopo la morte della sorella e non sente più la voglia di vivere; lui alterna momenti di grande entusiasmo ad altri di completa sfiducia in se stesso durante i quali si affida a tanti sticker che appende al muro della sua camera come per non perdere il senso di cosa sta facendo e a volte scompare per qualche giorno. Pesa, sulla sua esistenza, un padre violento che ha abbandonato la famiglia.

Violet  si è chiusa nell’apatia, timorosa di cosa potrebbe succedere se tornasse a sentire emozioni, ma poi è lei la prima a beneficiare della frequentazione che si sviluppa fra i due: recupera l’attenzione verso il mondo che la circonda, ritorna a meravigliarsi e scopre che “non serve salire in cima a una montagna per sentirsi in cima al mondo” e che “ci sono posti meravigliosi anche nei giorni più bui”, dice Violet nel finale del film, dai connotati forse un po’ troppo letterari. Se Elle Fanning sostiene bene la parte della ragazza che ritrova il gusto della vita, non si può dire lo stesso di Finch, non certo per la mancanza di bravura di Justice Smith ma perché il suo personaggio non è coerente né approfondito. Perché Violet finisce per appoggiarsi all’energia di Finch e grazie alle attenzioni che riceve da lui subisce una profonda trasformazione mentre il ragazzo non trova un modo sereno di convivere con i suoi limiti? La ragione può essere trovata proprio nella filosofia di fondo che sostiene il film. Violet ha scoperto, con l’aiuto di Finch,  la bellezza della natura, del mondo che ci circonda, del saper cogliere la meraviglia, piccola  o grande, che si sprigiona in ogni singola giornata. Tutto ciò è giusto e bello ma resta una scoperta soggettiva; un approccio alla vita esistenzialista di corto respiro, privo di verità più profonde che si scoprono quando si vive con l’altro e per l’altro. Di tutt’altra forza era Colpa delle stelle, dove i due ragazzi, proprio nell’amore reciproco e nell’aiuto portato agli altri trovano un senso pieno nei giorni che restano loro da vivere. La debolezza del film, ricavato dal best-seller All the Bright Places di Jennifer Niven che è anche sceneggiatrice, sta proprio in quel rapporto amoroso che inizia ma non si salda, nell’incomprensione da parte di Violet (e anche nostra, perché non è ben descritto) di quel misterioso male di cui soffre Finch.

Il film è disponibile sulla rete Netflix

Autore: Franco Olearo


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