L'AMICA GENIALE (Stagione 2)

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Titolo Originale: L'amica geniale
Paese: ITALIA
Anno: 2020
Regia: Saverio Costanzo, Alba Rohrwacher
Sceneggiatura: Elena Ferrante, Francesco Piccolo, Laura Paolucci, Saverio Costanzo
Produzione: Wildside, Fandango, Umedia, The Apartment (stagione 2), Mowe (stagione 2), Rai Fiction, HBO
Durata: 10 puntate di 50' su RaiUno e RaiPlay
Interpreti: Gaia Girace, Margherita Mazzucco, Alessio Gallo, Giovanni Amura, Christian Giroso

Un borgo di Napoli, anni ’60. Lila e Lenù hanno ormai diciassette anni e Lila è diventata la signora Carracci. Durante il viaggio di nozze ad Amalfi organizzato senza badare a spese da suo marito Stefano, le cose non vanno affatto come dovrebbero. Lila, che si è sentita tradita dopo che ha saputo che suo marito ha trovato un accordo di convenianza con i Solara, gli rifiuta la prima notte di nozze provocando la violenta reazione del marito. Lenù, che si sente in perenne competizione con l’amica, vuole anche lei emanciparsi e si concede ad Antonio che è sinceramente innamorato di lei e vorrebbe sposarla. Anche Lenù inizia a pensare, come Lila, che occorre trovare una soluzione pratica per la propria vita e che non val la pena impegnarsi nello studio...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Le due ragazze che crescono sono impegnate sopratutto a realizzare se stesse e se cercano di reagire a un ambiente che li vede solo come corpi, loro reagiscono proprio usando i loro corpi, Lila in preda a un feroce spirito di vendetta, e anche Lenù si comporta immoralmente, divorata dalla sua ansia di competizione nei confronti dell'amica
Pubblico 
Sconsigliato
Alcune scene forti di litigi e violenze familiari. Squallido comportamento delle due protagoniste
Giudizio Artistico 
 
La regia segue con sensibilità la solida scrittura su cui si appoggia e sia le due protagoniste che il casting di contorno sono pienamente nella parte

Dopo il successo della prima, arriva la seconda stagione della serie televisiva ricavata dall’omonima quadrilogia di Elena Ferrante. Un successo pienamente confermato: i sei milioni e 854 mila spettatori alla prima serata corrispondono al 29,3% dello share.

L’asse portante del racconto, la componente più originale, è il continuo confronto fra le due ragazze Lila e Lenù, così diverse, in perenne competizione fra loro ma alleate nella loro estraneità al mondo in cui si trovano a vivere. E’ proprio questo “mondo” apparentente limitato a svolgere la sola funzione di sfondo, che è invece determinante per la storia. Quello che è ufficialmente un rione di Napoli è in realtà un “non luogo” chiuso in se stesso, ricostruito in studio (in modo abbastanza evidente) dove circolano molte macchine d’epoca, uomini che tirano carretti, ma non si vede mai, fra la folla, un carabiniere, un sacerdote nè viene colta, fra la gente, la presenza di qualche pia devozione che invece era ancora viva nell’immediato dopoguerra (come ci ricordano tanti film del neorealismo o della commedia italiana di quegli anni).  Quel rione diventa quindi una sorta di villaggio del Far West, sperduto nella prateria, dove, liberi da qualsiasi sovrastruttura statale o religiosa, gli uomini si organizzano per clan che hanno il potere di dare o togliere il lavoro e commettere tutti i soprusi che a loro aggradano.

Le due ragazze vogliono contrastare questa realtà di cui colgono tutte le ingiustizie che genera, soprattutto nei confronti delle donne ma mancano di principi solidi a cui appoggiarsi (il serial sottolinea la supina adesione alle logiche dei clan delle loro famiglie). Non ci sono eroi in questo far west, non c’è un prode sceriffo che a mezzogiorno affronta i cattivi o un cavallere solitario che viene a ripristinare la giustizia. Né Lila né Lenù sono una santa Rita da Cascia che riesca a perdonare e a conciliare le parti avverse: sono anche loro impastate di quello stesso tessuto sociale che vorrebbero contrastare e finiscono per reagire in modo maldestro quanto sterile (ameno nelle prime puntate) finendo per comportarsi in quello stesso modo che biasimano negli altri.

La ribellione che Lenù sviluppa nei confronti di suo marito, reo di essersi alleato con i Solara, è motivata dalla sua incomprensione della logica dei clan, che si contrastano e si alleano solo in base a criteri di convenienza (la stessa Lila confessa: “in fondo, fra Marcello e Stefano, che differenza c’è?) e sarà poi lei stessa a sfruttare la sua condizione di moglie Carracci per chiedere ai Solara un favore per la sua amica. Anche Lenù, che a differenza di Lila, non contrasta ma scivola sulla realtà come un’anguilla, mostra di non comprendere i meccanismi della società da cui vorrebbe liberarsi. Accetta, sia pur di malavoglia, che Lila interceda presso i Solara in modo che Antonio non sia chiamato al servizio militare e non si accorge del danno che sta arrecando: Antonio perderà la faccia se si verrà a scoprire che è stato chiesta per lui l’intercessione dei Solara. In fondo, la decisione di Lenù di concedersi ad Antonio (forse l’unica persona onesta, tutta di un pezzo, del serial) non è forse anche da parte sua un modo di sfruttare gli altri (Antonio è sinceramente innamorato di lei) solo per poter dire a Lila “anch’io sono diventata donna, non riuscirai a lasciarmi indietro”?.

La stagione due sembra attribuire alle due ragazze una forma di proto-femminismo: Lenù, osserva, in una lunga sequenza, i volti in strada di donne che badano ai loro figli, che vendono al mercato, e comprende la posizione di Lila: "Non voleva diventare come le nostre madri, le vicine di casa, le parenti che parevano aver perso i connotati femminili. Erano state mangiate dal corpo dei mariti, dei padri, dei fratelli, a cui finivano per assomigliare. Cominciava con le gradivanze questa trasformazione, con il lavoro domestico, con le mazzate. Dal viso delicato di Lila sarebbe schizzato fuori suo padre e dal mio corpo sarebbero emersi i miei genitori”. Si tratta, in realtà, di un femminismo che partendo da motivazioni serie si trasforma in ideologia, non lontana da una forma di maschiofobia, che rinnega le stesse basi della femminilità: il potere di generare un figlio. Lila, più che una proto-femminista, ha tutte le caratteristiche di un mostro: un mostro che lei stessa ha creato nella sua sterile lotta contro tutti, non ha altra arma da usare che negare se stessa. Di fronte alle continue pretese del marito, finisce per commentare: “a me, solo l’idea di rimanere incinta mi fa schifo!  E quando, una volta rimasta realmente incinta, subisce un aborto spontaneo, proclama la novità, tutta felice.

C’è un ultimo tema da affrontare: come era già accaduto nella prima stagione, ci sono delle sequenze forti di violenza sulle donne. Anche nella nuova stagione la Rai, che rende disponibile il serial su Raiplay, senza segnalare nulla, mentre in tutti gli altri paesi (per ora abbiamo informazioni sulla prima stagione) la serie è stata preceduta da un divieto che oscilla da 10 a 16 anni nei vari paesi europei e americani (arriva a VM17 in USA perché l’atto di violenza su Lenù alla fine della prima stagione è stato trasmesso in forma integrale).

Il serial beneficia di una solida scrittura, di una regia molto attenta all’evoluzione psicologica dei personaggi e all’ottima interpretazione delle due protagoniste, senza contare la riuscita operazione di casting per ricostruire i volti di una Napoli anni ’50.

Autore: Franco Olearo


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