GLI ANNI PIU' BELLI

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Titolo Originale: Gli anni più belli
Paese: ITALIA
Anno: 2020
Regia: Gabriele Muccino
Sceneggiatura: Gabriele Muccino, Paolo Costella
Produzione: Lotus Production, Rai Cinema, 3 Marys Entertainment
Durata: 129
Interpreti: Pierfrancesco Favino, Micaela Ramazzotti, Kim Rossi Stuart, Claudio Santamaria, Emma Marrone, Nicoletta Romanoff

Nel 1982, quattro ragazzi romani hanno sedici anni, diventano grandi amici, trascorrendo assieme giornate un po’ folli e continueranno a incontrarsi periodicamente anche nei successivi quarant’anni. Riccardo, dopo aver partecipato con passione alla contestazione studentesca, cerca di sfondare prima nel mondo del giornalismo e poi nella politica, senza grandi successi; Giulio riesce a riscattarsi da una vita vissuta nella povertà diventando un avvocato di grido, sfruttando a proprio vantaggio il ciclone tangentopoli. Paolo, appassionato di lettere, desidera solo diventare un bravo insegnante di liceo ma deve trascorrere lunghi anni nel precariato. Infine Gemma che si innamora, ricambiata, di Paolo ma, rimasta orfana, è costretta a trasferirsi a Napoli da una sua zia. Paolo e Gemma imboccheranno strade diverse ma resterà sempre nel loro cuore la purezza di quel primo amore.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Quattro amici molto fragili si fanno trascinare dal flusso della vita commettendo molti errori, incapaci di coltivare impegni sentimentali duraturi e ritrovandosi fra le mani, alla fine, quasi loro malgrado, due soli valori: l’amicizia fra di loro e l’amore verso i figli
Pubblico 
Adolescenti
Qualche scene sensuali con nudità parziali
Giudizio Artistico 
 
Gabriele Muccino si conferma un ottimo ritrattista di personaggi appassionati e sregolati e guida lsenza stanchezze la dinamica della narrazione

Ne L’ultimo bacio i protagonisti erano dei trentenni; in Baciami ancora avevamo ritrovato gli stessi personaggi ma ormai quarantenni; ora, in questo Gli anni più belli, questi cinquantenni di oggi che ricordano quando avevano sedici anni all’inizio degli anni ’80, sono anche loro tutti irrimediabilmente mucciniani. Essere antropologicamente dei mucciniani vuol dire essere pietre rotolanti. Rotolano durante l’adolescenza, là dove li porta la golosità urlata e incontrollata delle loro passioni. Ormai adulti, uomini e donne, inseguono un sogno che non si realizza mai oppure lavorano con tenacia al proprio successo ma scelgono sempre di rotolare dove li porta la convenienza del momento, pronti anche ad abbandonare persone a cui avevano promesso amore duraturo.

Non ci sono principi a cui non venir mai meno, non ci sono progetti grandiosi da perseguire, ma solo la ricerca personalissima di singoli momenti di felicità. Si tratta di antieroi verso i quali Muccino ha una particolare predilezione e che solo lui riesce a raccontare così bene, nella loro fragilità così umana. Se poi riescono a conservare la loro amicizia, fra continui abbandoni e riprese o recuperare l’affetto dei loro figli nonostante la loro cronica incostanza, sembra che tutto avvenga ancora una volta perché il mondo continua a girare su se stesso, e  si finisce sempre per incontrarsi di nuovo, più che per effetto di una ferma determinazione.
Per fortuna anche in questo film  Muccino ha imbastito un abile controcanto: la figura di Paolo. Paolo ama la letteratura, ama trasmettere ai suoi alunni le verità racchiuse nei classici, sa aspettare con pazienza la nomina a professore di ruolo; se ha dichiarato di amare Gemma è perché lo sente davvero come l’amore di  tutta la sua vita ma anche se vorrebbe andare ad abitare con Gemma, resta nella casa della madre per prendersi cura di lei, gravemente malata. Questa gemma di valori umani, al maschile, contrasta con le figure femminili, che Muccino tratta amorevolmente ma non certo stimandole. Sia il personaggio di Gemma, sia quello di Anna, non seguono altra regola se non quella della convenienza economica, pronte a lasciare l’amato e il marito appena si profila un’opportunità più solida. La figura di Gemma, pur magnificamente interpretata Micaela Ramazzotti, soffre inoltre di una scrittura incompiuta e si fa fatica a seguirla nella sue continue metamorfosi, dalla ricerca dell’amore appassionato a quello prezzolato.

Il film dura più di due ore e forse mette troppa carne al fuoco (sullo sfondo seguiamo la storia degli ultimi quarant’anni d’Italia) ma Muccino resta molto bravo nel raccontarci le emozioni i dolori, le rabbie  le allegrie dei protagonisti con un ritmo narrativo estremamente fluido.

Autore: Franco Olearo


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