IL DIRITTO DI OPPORSI

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Titolo Originale: Just Mercy
Paese: USA
Anno: 2019
Regia: Destin Daniel Cretton
Sceneggiatura: Destin Daniel Cretton, Andrew Lanham
Produzione: Endeavour Content, One Community, Participant Media, Macro Media, Gil Netter Productions, Outlier Society
Durata: 136
Interpreti: Michael B. Jordan, Jamie Foxx, Brie Larson, Tim Blake Nelson

Alabama, anni ’90. Bryan Stevenson è un giovane avvocato afroamericano laureato ad Harward che si assume l’onere di riaprire pro bono il caso di un’altro afroamericano, Walter McMillian, accusato ingiustamente di aver ucciso una ragazza bianca e condannato alla sedia elettrica. Le sue indagini sono ostacolate in tutti i modi, perché è un avvocato di colore ma anche perché, nel ricostruire i fatti accaduti, Bryan sta scoprendo gravi responsabilità da parte della polizia locale...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film evidenzia il valore della giustizia e dell’onestà e sottolinea come nessuno può essere condannato per sempre
Pubblico 
Adolescenti
Alcune scene sulla esecuzione di un condannato alla sedia elettrica possono impressionare i più piccoli
Giudizio Artistico 
 
Ottima prestazione di Jamie Foxx; la regia ci guida magistralmente verso scene di grande impatto emotivo ma il resto dello sviluppo è per lo più calmo e meditativo

Nel braccio della morte, nel carcere di Montgomery in Alabama, ci sono tre condannati in celle contigue. Forse non si sono mai visti ma sono abituati a chiacchierare ad alta voce fra di loro, confidando momenti di tristezza ma anche di allegria. Per uno di loro, Herbert Richardson, è arrivato il giorno dell’esecuzione. Il condannato si dispera, si pente di aver messo in un ufficio una bomba che ha ucciso una donna (vetrerano della guerra del Vietnam, era tornato a casa fortemente esaurito) ma non si rassegna a  morire. Walter, suo vicino di cella, lo invita a respirare profondamente e a immaginare di trovarsi libero fra gli alberi di una foresta. Le guardie prelevano il condannato, lo imprigionano alla sedia, per quella terribile tortura che è morire bruciati vivi. Tutti i carcerati della prigione sbattono rumorosamente le loro  scodelle contro le sbarre della cella, in segno di solidarietà. Ma il poliziotto abbassa la leva che attiva la corrente. Il diritto di opporsi è un legal thriller e come tale ci fa entrare in molti dettagli  che riguardano le indagini condotte dall’avvocato Bryan e ci fa partecipare alle sedute dei processi che furono istituiti per cercare di scagionare Walter da una colpa mai commessa ma il cuore pulsante del film sta proprio nel dettaglio con cui riesce a raccontarci la vita in cella di chi è stato condannato a morte da un tribunale bianco, che oscilla fra  una rassegnata sfiducia e la  scintilla di una debole speranza, non avendo nient’altro che la solidarietà con gli  altri condannati.

I fatti narrati sono realmente accaduti. Il film è stato ricavato dal libro: Just Mercy. A story of Justice And Redemption dell’avvocato Bryan Stevenson , fondatore dell’organizzazione Equal Justice Initiative, per l’assistenza ai condannati a morte. Il film ci mostra come, ancora negli anni ’90, proprio nella città di Monroeville,  Alabama, il luogo in cui Harper Lee ha ambientato  Il buio oltre la siepe, i pregiudizi razziali non  erano affatto spenti. L’uccisione di una ragazza di 18 anni, nel 1987, aveva portato la polizia locale, per calmare l’opinione pubblica, a imbastire frettolosamente un capo di accusa nei confronti dell’afro-americano Walter, malvisto perchè viveva di un lavoro autonomo e aveva osato avere una relazione con una donna bianca. Lo stesso avvocato Bryan, forse uno dei primi avvocati di colore a operare in Alabama, nel portare  avanti  le sue indagini, viene sottoposto dalla polizia locale a continue intimidazioni e umiliazioni.

Il film ha un andamento che potremmo definire “riflessivo”: a momenti di azione si alternano altri dove i protagonisti meditano  sull’accaduto. Lo sviluppo è obiettivamente lungo (136 minuti) ma i fatti narrati sono realmente accaduti e anche noi finiamo per partecipare alla complessità di un iter giudiziario che passa attraverso vari gradi di giudizio. Jamie Foxx, nella parte del condannato Walter, esprime in modo eccelso i suoi passaggi dalla disillusione più cupa alla fioca speranza di un futuro risolto, mentre Michael B. Jordan, nella parte dell’avvocato Bryan, che abbiamo conosciuto come il risoluto Black Panter appare un po’ ingessato e tranquillo ma in realtà interpreta un personaggio che ha scelto la correttezza dei modi e la gentilezza interpersonale come strumento per combattere la sua battaglia sui pregiudizi. Alcuni critici hanno accusato il film di essersi posto solo dalla parte dei “buoni”, senza sviluppare la psicologia dei “cattivi”. Ciò è in parte vero ma il film è proprio verso i “cattivi” che mostra la maggiore efficacia. Di fronte al carcerato e falso testimone Myers  e di fronte al procuratore generale, suo avversario, Bryan, con molta calma, ricorda che il valore della giustizia ci sovrasta; all’uno con la possibiltà di riscattarsi dopo una vita sbagliata, all’altro con la necessità di uscire dal guscio protettivo della propria dignità. Non ci sono più cattivi ma persone che possono sbagliare e sempre riscattarsi. Just Mercy, appunto.

Autore: Franco Olearo


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