FIGLI

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Titolo Originale: Figli
Paese: ITALIA
Anno: 2019
Regia: Giuseppe Bonito
Sceneggiatura: Mattia Torre
Produzione: Wildside / Vision Distribution
Durata: 97
Interpreti: Valerio Mastandrea, Paola Cortellesi, Stefano Fresi, Valerio Aprea, Paolo Calabresi

Nicola e Sara sono una coppia di quarantenni romani (lui gestisce una salumeria, lei è un’ispettrice sanitaria) con una figlia di otto anni. Lei resta incinta una seconda volta: nasce Pietro e la loro vita si trasforma. Di notte Il bimbo piange continuamente, dopo il terzo mese lei vorrebbe tornare a lavorare ma i suoi genitori e quelli di lui si rifiutano di aiutarli e non si trovano baby sitter. Nicola e Sara passano il tempo a litigare su chi deve fare che cosa ma poi, quando riescono a concedersi una serata da soli, non vedono l’ora di tornare a casa dai loro figli….

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film non nega la bellezza di avere figli ma mostra due genitori che non hanno colto il valore della loro unione né del loro essere genitori
Pubblico 
Adolescenti
Una scena di nudo femminile
Giudizio Artistico 
 
Il film si regge sull’interpretazione di Valerio Mastrandrea e di Paola Cortellesi, si cerca di far ridere ma il format narrativo mostra troppa acredine per essere una commedia

Sara ha chiesto alla madre la cortesia di prestarsi a fare da baby sitter perché lei possa tornare a lavorare. Alla risposta negativa della madre, Sara si arrabbia: “La vostra generazione si è mangiata tutto.vi siete goduto il boom economico, avete accumulato, avete sprecato negli anni 80 e 90 sperando che quel benessere sarebbe durato per sempre. Non avete pensato alle generazioni successive e continuate a non farlo. Voi vi godete le pensioni di cui sarete gli ultimi a beneficiare, vi godete le prime e le seconde case di proprietà e per di più non morite neanche più” La madre si incupisce ed è pronta a ribattere: ““Voi dovete capire bene una cosa una volta per tutte: noi anziani siamo una forza. Se ci arrabbiamo sono dolori. Perché siamo di più. Ogni 100 giovani ci sono 165 anziani: questo significa maggioranza assoluta… I nostri libretti di risparmio tengono in scacco l’intera economia nazionale, senza i quali noi chiudevamo, come la Grecia. Ci manca solo un poco di consapevolezza e coesione e saremo finalmente pronti a “prendere il potere” (non dice esattamente così, ma il senso è questo). Si tratta di uno dei colloqui più brillanti del film che mentre racconta le vicissitudini private di Nicola e Sara, coglie l’occasione per dire in parole quello che sta mostrando: il contesto storico attuale italiano dove le giovani generazioni sono costrette a vivere in affanno e impreparati in una società in stagnazione economica e appesantita dalle molte tasse.  Il racconto, costruito sulle piccole vicende di ogni giorno della coppia, è caratterizzato dall’instabile oscillazione  fra poli opposti: sentono di non farcela a gestire i due figli (la più grande è gelosa del nuovo nato) ma poi, appena si possono concedere una serata tutta per loro, sentono la nostalgia dei loro piccoli e desiderano solo tornare a casa; litigano spesso e con acredine quando uno dei due sembra trascurare i propri doveri domestici ma poi sono pronti a tornare fra le braccia l’ uno dell’altra.

Il film è l’espansione, in immagini, del monologo: “I figli invecchiano” recitato dallo stesso Valerio Mastrandrea, scritto da Mattia Torre, morto prematuramente a 47 anni e che avrebbe dovuto dirigere questo stesso film, poi sostituito da Giuseppe Bonito.

Ma può un monologo trasformarsi in un film? Le vicende narrate, la vita quotidiana di una coppia sconvolta dall’arrivo del secondo figlio, si sarebbero adattate molto bene al format di una commedia brillante, con scenette divertenti e commenti arguti su certe situazioni dell’Italia contemporanea. Si è scelto invece il tono semiserio, caratterizzato dall’acredine verso diverse categorie (i genitori anziani, lo Stato sanguisuga, i sacerdoti) con frequenti inserti di una voce fuori campo che filosofeggia su come uomini e donne di oggi si trovano a gestire malamente i loro impegni familiari. Pur ammirando l’acutezza di certe osservazioni, alla fine non si ride, anzi ci si annoia. Qualcosa di simile era accaduto con Ogni maledetto Natale dello stesso Mattia Torre assieme a Giacomo Ciarrapico e a Luca Vendruscolo. La bella tradizione di riunire tutta la famiglia per Natale veniva vista come pura ipocrisia, senza alcun significato né umano né religioso.

Alla fine, l’autore morde su certi comportamenti scorretti ma non nega affatto la bellezza di avere dei figli né l’importanza degli affetti coniugali ma ci mostra una coppia a cui manca il senso generale del loro vivere. Sembra che si trovino felici solo a partecipare a delle feste con i loro amici, a prendersi un drink in allegria ma non colgono il fatto che proprio passando notti insonni intorno alla culla del figlio, che altri non è se non il loro amore che è diventato carne, si consolida la loro unione, condividono dei momenti che sono solo loro, momenti nei quali si stanno trasformando, allenandosi a essere generosi senza riserve.

Alla fine il film lascia un po’ tristi, di fronte a quest’ uomo e questa donna piccoli piccoli, che vanno nel panico appena nasce il secondo figlio.

Autore: Franco Olearo


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