l' albero della vita

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Titolo Originale: The fountain
Paese: Usa
Anno: 2006
Regia: Darren Aronofsky
Sceneggiatura: Darren Aronofsky e Ari Handel
Produzione: Arnon Milchan, Eric Watson, Iain Smith
Durata: 96'
Interpreti: Hugh Jackman, Rachel Weisz, Ellen Burstyn

Tomas Creo (Jackman) è un luminare dell’oncologia. Il cancro avanzato della moglie Izzy (Weisz) spinge lo scienziato alla disperata ricerca di una cura. Intanto, il medico legge il libro che la donna sta scrivendo.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
L’idea gnostica e new age per cui bisogna assecondare il flusso dell’energia segreta che permette di accettare la realtà, nella sua cruda apparenza, e di superarla.
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Polpettone fantapsichedelico con una trama lenta, costruita a tasselli, “come il cubo di Rubik”e effetti luministici da videoclip

Il modo migliore per mancare l’immortalità è cercarla disperatamente. Questo il messaggio di un polpettone fantapsichedelico che il regista Aronofsky ama pensare come “un poema d’amore dedicato alla morte”. Se Aronofsky, con la roboante metafora del poema, sia in malafede – la spara grossa per difendere la sua pellicola barbosa – se le sue dichiarazioni siano viceversa dettate da un ego prorompente, non è dato saperlo. Nemmeno sapremo mai la chiave per risolvere l’incastro enigmatico di una trama lenta, costruita a tasselli, “come il cubo di Rubik” – altra metafora usata dal regista –. L’autore dice di conoscere la soluzione, ma è lecito dubitarne.

Il romanzo è la seconda linea narrativa del film e intervalla il plot romantico. È la storia di un conquistador spagnolo del XVI secolo che ha le stesse fattezze di Tomas e che combatte per salvare dall’Inquisizione e dalle sue accuse di eresia la regina Isabella, che ha le stesse fattezze di Izzy. Per aiutarla, il conquistador deve trovare l’albero della vita, di biblica memoria, ma contemplato anche dalle leggende Maya.

La mitica pianta è visibile nella terza linea di racconto. Questa è sviluppata, come le altre due, ad intermittenza. Tratta di un cosmonauta che, nel 2500 e con le stesse fattezze di Tomas, viaggia su un’astronave-giardino. Quando non è assorbito dalle visioni della moglie del Tomas oncologo,  l’astronauta parla con l’albero della vita, promettendo alla pianta che raggiungeranno una fatidica nebulosa e che il vegetale potrà rinascere.

Improvvisamente, l’estratto di un albero guatelmateco mai testato prima ha un effetto prodigioso sul macaco, cavia da laboratorio del Tomas oncologo: lo ringiovanisce e riduce il tumore. Sembra che il dottore possa salvare l’amata con la stessa sostanza. Proprio quando, nel romanzo, il conquistador sembra aver trovato la pianta risolutrice per la regina Isabella. Proprio quando, nel 2500, il Tomas astronauta e il suo albero stanno per arrivare alla stella. Le cose, però, non andranno così. I vari Tomas – o, a seconda delle interpretazioni, l’unico Tomas conquistador/oncologo/astronauta zen – impareranno la lezione. La morte è parte integrante della vita, tutto rifluisce nel tutto, tutti siamo parte del tutto: bisogna farsene una ragione.

Il film è costruito come un lento – dannatamente lento – avvicinamento ad una risposta che, alla fine, però, è lasciata allo spettatore. Il crescendo della musica – bella, di Clint Mansell –, il graduale passaggio dalla fotografia scura dell’inizio alla luce finale, esprimono l’avvicinarsi di una rivelazione. Il pubblico ne intuisce, nella sostanza, il significato: l’idea gnostica e new age per cui bisogna assecondare il flusso dell’energia segreta che permette di accettare la realtà, nella sua cruda apparenza, e di superarla.

Quello che lo spettatore non capisce è in che senso le tre storie sono tra loro collegate per dire l’idea di fondo del film con il minimo di ragionevolezza che si richiede a una trama cinematografica. L’astronauta calvo è un fantasia del Tomas oncologo che è il vero malato e non vuole ascoltare dalla moglie la verità? L’astronauta è il conquistador spagnolo che ha attraversato i secoli alla ricerca dell’immortalità?

Oltre ai guerrieri Maya e ai francescani alchimisti, agli inquisitori sadici e ai tronchi pelosi che drizzano il vello quando la mano si avvicina, il film offre effetti luministici da videoclip – corone di luce cosmica, magmatica e avvolgente, attorno all’astronauta che fa yoga – ma è vuoto proprio come un videoclip.

Autore: Franco Olearo


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