AGENTS SECRETS

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Titolo Originale: AGENTS SECRETS
Paese: Francia/Italia/Spagna
Anno: 2004
Regia: Fréderic Schoendoerffer
Sceneggiatura: Yann Brion, Jean Cosmos, Olivier Douyier, Fréderic Schoendoerffer, Ludovic Schoendoerffer
Produzione: Eric Neve per la Chauve Souris/V1 Films Productions
Durata: 109'
Interpreti: Vincent Cassel, Monica Bellucci, André Dussollier

Un gruppo di agenti dei servizi segreti francesi, guidato dal duro Brisseau,  viene incaricato di far saltare in aria nel bel mezzo dell’Oceano una nave che contrabbanda  armi in Angola. Ben presto, però, iniziano gli imprevisti: i servizi segreti americani si intromettono e eliminano uno degli uomini di Brisseau, mentre Lisa, che aveva espresso l’intenzione di lasciare il servizio per farsi una vita normale, viene arrestata all’aeroporto di Ginevra per spaccio di droga. Sarà Brisseau, incurante delle istruzioni dei superiori e dell’opposizione di criminali e servizi segreti di mezzo mondo, a tirarla fuori. Non prima che Lisa abbia compiuto un’ultima, ambigua missione.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Questo film è una conferma della tendenza ormai diffusa del cinema transalpino di sostituire l’etica con al psicologia e di navigare tranquilli e senza drammi in un quieto pessimismo esistenziale che giustifica ormai quasi tutto.
Pubblico 
Maggiorenni
verse scene di violenza; una breve scena di nudo e alcune scene moderatamente sensuali.
Giudizio Artistico 
 
Sceneggiatura dalla struttura zoppicante. Vincent Cassel si dimostra straordinariamente carismatico e convincente. Deludente Monica Bellucci

L’ultima pellicola che vede affiancati Monica Bellucci e il suo consorte francese Vincent Cassel è un’ottima occasione per misurare una volta di più, se mai ce ne fosse bisogno, la differenza tra la cinematografia francese e quella americana. Anche perché in Italia, per cause di forza maggiore (mancanza di mezzi e di professionalità), difficilmente ci si misura su un terreno così tipicamente americano come è l’action movie, mentre a Parigi e dintorni questo campo è molto più praticato (Luc Besson è diventato uno specialista del genere, mietendo successi e producendo emulatori anche di là dall’Oceano).

Tra l’altro l’idea di mostrare da vicino e in modo tendenzialmente “realistico” la vita degli agenti segreti senza mitizzazioni in stile James Bond, ma con attenzione alle dinamiche psicologiche che inevitabilmente genera una vita completamente impostata sull’inganno e la dissimulazione, era stata sfruttata in tempi recenti proprio negli USA e con un risultato più che rispettabile, La regola del sospetto, con Colin Farrel e Al Pacino.

Ed è proprio il confronto con questa pellicola che mostra le (molte) debolezze del film di Schoendoerffer (che firma anche la sceneggiatura), che non è poi così lungo, ma che finisce per sembrarlo a causa di una sceneggiatura dalla struttura zoppicante, che si prende un sacco di tempo per entrare nel vivo e che poi sembra non riuscire mai a definire un suo tema e un suo centro. E se Vincent Cassel si dimostra straordinariamente carismatico e convincente nei panni del cane sciolto Brisseau, Monica Bellucci conferma purtroppo che la sua unica performance convincente in The Passion era senz’altro da attribuire all’aura di grazia che circondava il film di Gibson.

Il regista dice di aver voluto esplorare la vita di persone che, in nome di un superiore interesse nazionale, sono legittimate a uccidere, dissimulare e mentire, fino a perdere qualunque tipo di riferimento morale, che non sia, al più, una certa fedeltà di corpo. Una persona può davvero vivere in questo modo senza chiedersi il significato delle proprie azioni o perdere la propria umanità? Può difendersi dalle accuse facendo appello ad una anonima professionalità o ad un altrettanto anonimo amor di patria?

La risposta non è così ovvia come potremmo pensare visto che  Schoendoerffer è così immerso nel proprio tentativo documentaristico da finire per astenersi da ogni discorso morale che non sia quello, appunto, della fedeltà e della simpatia reciproca di questi compagni di missione, per i quali il rude Brisseau è disposto a rischiare la propria vita (eliminandone, nel corso dell’azione, parecchie altre, senza particolari rimorsi). Stessa mancanza di giudizio nei confronti di Lisa che, alla fine, per garantirsi l’uscita dal carcere, elimina senza battere ciglio una donna evidentemente sofferente e, per quanto ne sa lei, colpevole solo di sapere troppo.

Eppure, la (inutilmente) lunga scena finale, che vede Brisseau e Lisa allontanarsi indisturbati in macchina dal carcere, dovrebbe persuadere lo spettatore che sono loro gli eroi della nostra storia, anche se tutto quello che hanno passato non ha aggiunto davvero nulla alla coscienza con cui portano a termine i loro compiti. Anche quello che spinge Lisa a rinunciare alla per molti versi soddisfacente carriera di spia non è tanto un rigurgito di preoccupazioni etiche, quanto un indefinito disagio psicologico (la mancanza di una famiglia, di amici), che potrà forse essere guarito dal rinnovato legame con il suo rude ma evidentemente affezionato capo.

Così se il già citato La regola del sospetto, pur rimanendo un valido prodotto commerciale, costituiva anche una riflessione non banale sulle ragioni della fiducia e sulla necessità costitutiva dell’essere umano di rapporti reali, in Agents Secrets ogni ombra di preoccupazione morale viene ridotta ad un prurito psicologico e con la scusa della fedeltà (?) alla realtà, si abdica ad un tentativo che sia più che strumentale, di capire il senso ultimo delle proprie azioni. Una conferma, in un ambito molto diverso, della tendenza ormai diffusa del cinema transalpino di sostituire l’etica con al psicologia e di navigare tranquilli e senza drammi in un quieto pessimismo esistenziale che giustifica ormai quasi tutto.

Autore: Franco Olearo


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