ATYPICAL (prima stagione)

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Titolo Originale: Atypical
Paese: USA
Anno: 2017
Regia: Seth Gordon
Sceneggiatura: Robia Rashid
Produzione: Exhibit A, Weird Brain, Inc., Sony Pictures Television
Durata: 8 episodi di 26 minuti
Interpreti: Keir Gilchrist, Brigette Lundy-Paine, Jennifer Jason Leigh, Michael Rapapor

Sam frequenta il penultimo anno del liceo e ha la sindrome di Asperger: ha un buon rendimento scolastico ma ha problemi a relazionarsi con gli altri. Deve sempre chiedere delle spiegazioni perché non comprende come si debbano sviluppare le relazioni umane, anche se sente il desiderio di avere anche lui una ragazza. Si incontra settimanalmente con la psichiatra Julia e beneficia delle amorevoli attenzioni, anche se un po’ apprensive, della madre Elsa e del radioso ottimismo del padre Doug ma soprattutto ha il sostegno della sorella Casey che lo tratta per quello che è, un ragazzo fra gli altri.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Una famiglia resta unita e solidale nonostante le debolezze dei singoli che sono sempre pronti a chiedere perdono. Alcuni comportamenti leggeri in termini di sessualità
Pubblico 
Pre-adolescenti
Linguaggio esplicito su tematiche sessuali
Giudizio Artistico 
 
Ottima costruzione dei caratteri dei componenti di una famiglia che interagiscono fra loro litigando, chiedendo perdono, manifestando affetto reciproco

Nei film che pongono come protagonisti ragazzi o ragazze con delle particolarità, si sviluppano sempre due racconti in parallelo: quello del protagonista, che si impegna ad adeguarsi alla “normalità” e quello degli altri personaggi normodotati che si muovono intorno a lui.

Se in Ognuno è perfetto, recensito di recente, disponibile su Rayplay, i protagonisti sono realmente delle persone con la sindrome di Down, qui, a interpretare Sam è un attore (la stessa scelta adottata dal primissimo film sull’autismo, Rain Man del 1988, con un insuperabile Dustin Hoffman) e se nel film italiano le storie di contorno sono approssimative, il punto di forza di questo Atypical sta proprio nel modo con cui sono stati disegnati i personaggi, soprattutto i suoi familiari,  che si muovono intorno a Sam.

La madre Elsa ha abbandonato il mestiere di parrucchiera per dedicarsi al figlio e alla casa: prepara sempre squisiti pranzetti perché ama sentirsi apprezzata per questo; ama la stabilità e non gradisce i cambiamenti che avvengono intorno a lei, come la crescita dei figli che si stanno costruendo una vita fuori dalla famiglia e rischiano di svuotare il suo ruolo. Il padre è la roccia della casa (a parte un periodo di crisi, poi superato, quando era venuto a conoscenza della sindrome del figlio): di fronte ai problemi riesce sempre a trasmettere speranza e sicurezza e sa ascoltare tutti. C’è poi l’altra figlia Casey, anch’essa adolescente: il personaggio più riuscito, che da sola giustifica la visione della fiction. Con il suo atteggiamento ruvido e il look semplice tradisce la schiettezza dei propri sentimenti e il pudore di manifestarli. Stravede per suo fratello che tratta con simpatica ruvidezza ma è sempre al suo fianco per controllare che non venga mai ferito e non esita a dare un pugno a una collega che deride una compagna di scuola troppo grassa. Inizia a frequentare un ragazzo ma non ha fretta di compiere passi che non abbiano una piena motivazione. L’unità della famiglia è il valore a cui si appoggia e ci resta male quando il padre si è allontanato per sei mesi da casa e ancor più quando scoprirà che la madre si sta concedendo una distrazione.  

Riguardo a Sam è lui la voce narrante perché l’ideatrice Robia Rashid ha desiderato che noi spettatori ci mettessimo nella sua prospettiva. Scopriamo così il suo amore per l’Antartide: sa tutto sui pinguini, tanto che nelle situazioni di stress per calmarsi ripete i nomi delle quattro specie principali; va a scuola con le cuffie perché gli dà   fastidio il frastuono, è sempre sincero in modo disarmante e ciò non fa che creare continui problemi di relazione con gli altri. Alcuni recensori hanno criticato la scelta dell’autrice di aver impiegato per la figura di Sam un attore e non un ragazzo che avesse realmente la sindrome di Asperger: il problema è stato risolto nella seconda stagione, dove Sam si incontrerà con altri ragazzi (realmente) affetti da autismo.

A mio avviso però la figura di Sam ha un diverso movente letterario: lui ha tutto da imparare su come ci si comporta nel mondo: accetta continui consigli dal suo amico e mentore Zahid e dalla terapeuta Julia. Sam deve imparare come si approcciano le ragazze, quali sono le loro virtù che vanno cercate, quando si è sicuri di essersi innamorati, come vanno espresse le proprie affettuosità e ciò comporta l’impegno, da parte di Robia Rashid, di stilare, nelle risposte che danno le persone che gli stanno intorno, un breviario di filosofia di vita, un ABC dell’amore e delle relazioni umane. Una sorta di Candide di Voltaire per spiegare a un ragazzo che vive ottimisticamente della pura logica della sua mente, che le cose del mondo sono un po’ più complesse di quanto gli possano apparire.

Dopo tante teencom e teendrama recenti dove i genitori sono totalmente assenti, qui assistiamo a una madre che sollecita la figlia a tenere sempre la porta aperta quando ospita in camera il suo ragazzo e quando anche lei commetterà una debolezza, saprà accorgersi, sia pure in ritardo, che le persone non possono essere ingannate, né suo marito ma neanche il giovane che ha conosciuto e che vorrebbe una relazione più seria. Per converso il tema della sessualità degli adolescenti, visto dal fronte dei genitori, rientra nello standard seguito da tutti i prodotti narrativi mediatici di oggi: non ci sono collegamenti con la stabilità del matrimonio ma solo di “farlo nel momento in cui ci si sente pronti”.

La serie è disponibile su Netflix.

Autore: Franco Olearo


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