IL PRIMO NATALE

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Titolo Originale: Il primo Natale
Paese: ITALIA
Anno: 2019
Regia: Ficarra, Picone
Sceneggiatura: Ficarra, Picone, Fabrizio Testini
Produzione: Tramp Limited, Medusa Film
Durata: 100
Interpreti: Salvo Ficarra, Valentino Picone, Massimo Popolizio, Roberta Mattei, Giacomo Mattia

Don Valentino, parroco di un paesino della Sicilia, ha un’idea fissa: il presepe vivente. Ogni anno ingaggia alcuni suoi compaesani accuratamente selezionati per fare, chi i pastori, chi i soldati romani, impegnati a recitare i versi preparati da lui stesso. Salvo è invece un ladro di oggetti sacri e ha messo gli occhi sul bambinello che verrà utilizzato per il presepe di don Valentino, un’opera di grande valore. Il furto viene scoperto e Valentino insegue Salvo, fino a trovarsi all’interno di un fitto canneto. Ritornati all’aperto, ladro e inseguitore hanno una incredibile sorpresa: si trovano in Palestina, esattamente nell’anno zero, perché sentono che è stato indetto il censimento di Cesare Augusto…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un rapporto fruttuoso fra un sacerdote che dà prevalenza allo spirito e un altro più pragmatico che porterà il secondo a scoprire la fede e il primo a riconoscere il valore di gesti concreti. Qualche riferimento spiritoso ai dogmi cristiani rischia di sfociare nella derisione
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Ficarra e Picone confermano la loro verve comica ma la storia risulta troppo diluita

Dopo il meritatissimo successo di L’ora Legale del 2017, ecco di nuovo Ficarra e Picone, sia attori che registi, ritrovarsi nel bel mezzo della Palestina proprio quando sta per nascere Gesù.

I due comici siciliani hanno sempre sviluppato una comicità priva di volgarità, impegnata a ironizzare su qualche vizietto nostrano, senza mai usare la frusta ma con garbati accenni, con lo spirito di “chi vuole intendere intenda”.  In L’ora legale, ci hanno ricordato la nostra tendenza a concepire il bene pubblico come qualcosa che deve solo servire agli interessi personali.  In Tutto a posto hanno ironizzato sulla voglia dei figli di sfruttare la sicura pensione dei genitori. In La matassa, hanno messo alla berlina il nostro pensiero spesso irrigidito in posizioni predefinite dal nostro clan di appartenenza.

E’ insolito quindi che Ficarra e Picone abbiano scelto di costruire una storia intorno alla nascita di Gesù. Con chi prendersela? In effetti una polemica viene espressa ma solamente all'inizio e alla fine del film, sul tema dell’immigrazione. “E’ assurdo che nel 2019 si debbono ancora vedere queste cose– dice Ficarra davanti a una televisione che mostra l’immagine di una nave ONG che fa salire a bordo degli immigrati dispersi in mare - l’immagine è sgranata, il colore del mare è sbiadito”. Verso la fine, quando i Ficarra e Picone si trovano su una barca, incrociano una motovedetta italiana e un ufficiale, alle sue richieste di aiuto, gli risponde: “noi vi faremmo anche salire ma dicono di non sapere dove mettervi…”. Si tratta di una brevissima incursione nella realtà di oggi che non sposta l’asse dell’interesse del film, che si concentra sul loro tempo passato in Palestina, ricostruita in Marocco. Ma allora dove possono “mordere” i due comici? Imbastiscono battute giocando sul contrasto fra loro due, provenienti dal 2019 e i palestinesi del tempo che non sanno certe cose (in una sequenza, entrambi stanno giocando a tombola con Erode: viene estratto il 33 e Picone esclama: “gli anni di Gesù” ma tutti rispondono: “chi?”. Una opportunità sfruttata più volte ma in effetti è ancora’ poco. Più frequentemente sono le tematiche religiose quelle che cadono sotto l’attenzione dei due ed è questo l’aspetto più delicato del film. Ovviamente stare in allegria, soprattutto nel tempo di Natale, con qualche scherzo bonario va benissimo ma in alcune battute ci si muove sul filo di una comicità che sfocia nelle derisione. Don Valentino, prigioniero dei romani, benedice il pasto ma subito dopo lo sputa perché è troppo cattivo. Sempre don Valentino, che sta per incontrare Maria, si domanda: “come la debbo chiamare? Sua altezza santissima?” “Chiamala come vuoi, sei tu il “tifoso” gli risponde Ficarra, nei panni di Salvo. Più pesante è il colloquio di Salvo con un ignaro palestinese al quale cerca di spiegare la nascita di Gesù: “il Figlio e il Padre sono la stessa cosa e quando uno dice: “papà!”, si rivoltano in tre perché c’è anche lo Spirito Santo”.

Un altro punto di debolezza è nella regia: il racconto si mostra complesso, articolato in tre capitoli (don Valentino e Salvo ai giorni d’oggi; alla ricerca di Giuseppe e Maria nella Palestina del tempo e infine in fuga verso il mare, inseguiti da Erode), non c’è un nodo risolutivo e la storia sembra incapace di trovare la fine.

In complesso Ficarra e Picone confermano la loro simpatia e riescono a spalleggiarsi bene come sempre (Picone più spirituale, Ficarra più pragmatico, ma poi entrambi sapranno imparare la lezione l’uno dall’altro) ma questa volta si sono mossi su un terreno che non li ha trovati a loro perfetto agio.

Autore: Franco Olearo


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