UN SOGNO PER PAPA'

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Titolo Originale: Fourmi
Paese: FRANCIA
Anno: 2019
Regia: Julien Rappeneau
Sceneggiatura: Julien Rappeneau
Produzione: M2 Pictures
Durata: 105
Interpreti: François Damiens, Maleaume Paquin, André Dussollie, Ludivine Sagnier,Laetitia Dosch

Il piccolo Theo è figlio di genitori separati. La mamma vive con un altro uomo mentre il padre Laurent, che ha perso il lavoro da ormai due anni a causa del fallimento dell’azienda, è ancora disoccupato, ha un carattere litigioso e alza troppo il gomito. Theo vuole bene a suo padre, è contento quando lui viene a vederlo giocare a calcio (anche se piccolo di statura, Theo è molto bravo) perché è l’unico momento nel quale lo vede sereno e suo tifoso appassionato. Quando sul campo arriva un allenatore dell’Arsenal inglese alla ricerca di nuovi talenti, Laurent non sta più in sé per l’emozione: il colloquio fra l’allenatore e il ragazzo avviene realmente e Theo comunica al papà che è stato selezionato. Per Laurent inizia una nuova vita: smette di bene, inizia a cercare un lavoro e a studiare l’inglese perché vuole ottenere l’autorizzazione, dall’assistente sociale, per esser lui ad accompagnare suo figlio in Inghilterra. Laurent però non sa che il figlio gli ha detto una bugia...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un magnifico rapporto figlio-padre dove è il figlio che trova il modo di risollevare il padre da una lunga depressione
Pubblico 
Pre-adolescenti
La presenza di un nerd computer-dipendente può disturbare quei ragazzi che hanno un simile comportamento
Giudizio Artistico 
 
La struttura del racconto è volutamente semplice per accontentare un vasto pubblico ma è impreziosita dalla caratterizzazione di molti simpatici personaggi

Il film, ricavato da una graphic novel di Artur Laperla et Mario Torrecillas, è apparentemente semplice nella struttura perché i parametri in gioco sono pochi (un padre divorziato e alcolizzato, un ragazzo giudizioso, la passione per il calcio) ma in realtà costruito con grande finezza e attenzione ai particolari e i valori posti in gioco sono tanti.

C’è un ragazzo che vuole bene a suo padre nonostante abbia commesso molti errori, si dimentichi spesso di portarlo al campo di calcio perché ubriaco, mentre la madre parla spesso male di lui. Come mai? Perché è suo padre (l’uomo che ora vive con sua madre non ha nessun ascendente sul ragazzo), perché quando lo difende contro l’arbitro che non ha visto un fallo a suo danno, comprende di essere il suo orgoglio, l’unica ragione per la quale c’è per lui un motivo per andare avanti. Per questo Theo osa dire una bugia: è l’unico mezzo per vederlo impegnato in un progetto che forse lo indurrà a smettere di bere. Sarà poi lui a prendersi la responsabilità della bugia ma corre questo rischio per il bene del padre.

Il film si muove lungo questo percorso in modo lineare, sempre con un tono divertente, senza prendere il tema troppo sul serio, ma è negli sviluppi e nei personaggi collaterali che il film mostra la preziosità della sua confezione. Ci sono i due amici di Theo, un ragazzo e una ragazza, che sanno aiutarlo e consigliarlo; in particolare la ragazza ha una profonda intesa con lui, scherzando lo chiama “formica” e non riesce a celare che ne è innamorata; l’assistente sociale, un po’ disordinata nella scrivania e nella vita ma che vive solo del piacere di aiutare gli altri; il contesto sociale, tipico di un’area depressa, che porta gli uomini a passare il tempo al bar a ubriacarsi. Ma prima di tutti, la figura del ragazzo Max (Pierre Gommé) un nerd duro e puro, che passa il tempo chiuso nella sua stanza davanti a un computer, con una faccetta smilza e un corpicino magro, che sembra proprio essere l’effetto di una vita passata nel chiuso di una stanza, personaggio-simbolo di tanti ragazzi come lui (per fortuna ci sarà un lieto fine anche per lui).

Si potrà sicuramente impiegare il terribile titolo di “film buonista” e in effetti alla fine ogni cosa si rimetterà a posto ma è proprio la semplicità dello sviluppo che consente la comprensione del film anche da parte di pre-adolescenti

Autore: Franco Olearo


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