I MEDICI - NEL NOME DELLA FAMIGLIA (terza stagione)

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Titolo Originale: I medici - Nel nome della famiglia
Paese: ITALIA
Anno: 2019
Regia: Christian Duguay
Sceneggiatura: James James Dormer, Guy Burt, Chris Hurford, Ian Kershaw, Debbie Oates, Francesco Arlanch, Charlotte Wolf
Produzione: Lux Vide, Rai Cinema, Big Light Productions, Altice Group
Durata: 8 episodi di 50' su RaiUno e su RaiPlay, nel 2020 su Netflix
Interpreti: Daniel Sharman, Francesco Montanari, Alessandra Mastronardi, Aurora Ruffino, Tobi Regbo, Neri Marcorè, Giorgio Marchesi, Daniele Pecci, Sarah Parish, Bradley James, John Lynch, Sinnove Karlsen.

Firenze 1478. Lorenzo de Medici, ancora sconvolto dalla morte del fratello Giuliano e desideroso di vendetta, si trova a dover superare due ostacoli: il malcontento del popolo fiorentino dopo la scomunica dichiarata per tutta la città da parte del papa Sisto IV (uno dei congiurati impiccati da Lorenzo era l’arcivescovo Salviati) e l’assedio della città da parte delle truppe pontificie capeggiate da Girolamo Riario, nipote del papa e dalle truppe del re di Napoli. Lorenzo si trova di fronte all’ostilità di una maggioranza dei priori di Firenze che non lo autorizzano a fornire ulteriori rinforzi e al tradimento del mercenario a cui aveva affidato la guida delle truppe e non ha ormai altra soluzione che raggiungere Napoli per convincere il sovrano alla pace. Intanto si unisce alla corte medicea il piccolo Giulio, figlio illegittimo di Giuliano e diventa la consolazione di Lucrezia Tornabuoni, la mamma di Lorenzo…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Una ricostruzione accurata del Rinascimento italiano, nella sua grandezza e nei suoi peccati
Pubblico 
Pre-adolescenti
Qualche combattimento potrebbe impressionare i più piccoli
Giudizio Artistico 
 
Scenografie e costumi impeccabili nella loro bellezza. Una sceneggiatura che riesce a scavare nel profondo della storia e dei personaggi. Credibile e convincente Daniel Sharman nella parte di Lorenzo il Magnifico

Riario, il nipote del Papa, già partecipe della congiura che ha causato la morte di Giuliano de Medici, tallona Sisto IV perché stipuli un’alleanza con il re Ferrante di Napoli in modo che i loro due eserciti possano marciare contro Firenze ma il Papa indugia. “Voi dovete agire!” Esclama Riario spazientito. “Io debbo pregare”: è la risposta. 

Questa sequenza da sola rende evidente che ci troviamo di fronte a qualcosa di diverso rispetto alle produzioni passate. Non sono poche le serie televisive che hanno visitato il Rinascimento Italiano (sul papa Borgia ne sono state fatte addirittura tre) ma tutte avevano un taglio molto simile. Il Rinascimento usato come ambientazione ideale per molta violenza e sesso, il Vaticano come un covo di prelati viziosi e avidi, e su tutte ha aleggiato un’idea portante: il Rinascimento come prosecuzione di un medioevo primitivo, in attesa che nascesse l’era del capitalismo con la riforma protestante e arrivasse il trionfo della ragione con l’Illuminismo.

Questa terza serie ci restituisce finalmente un Rinascimento molto più aderente al vero. Innanzitutto con la bellezza delle architetture, sia civili che religiose, con le opere d’arte dei grandi del tempo, con i costumi, tutti segni di una civiltà sofisticata. Ma soprattutto evita ogni contrapposizione buoni-cattivi nei confronti dei vari contendenti. Certamente le forze in campo erano in lotta fra loro per conquistare uno i territori dell’altro, nessuno era un santo sicuramente, né Sisto IV che lascia troppa mano libera all’ambizioso nipote né Lorenzo il Magnifico, impegnato a vendicare il fratello, ma al contempo i signori di quell’Italia ancora piccola si conoscevano tutti fra loro, spesso erano imparentati e nessuno, nelle loro contese, superava il livello dell’irragionevolezza fanatica. La fiction, nell’entrare in dettaglio nelle mosse e contromosse dei vari contendenti fa onore alla definizione data dallo storico J.Burckhardt sulla gestione dello stato vista a quel tempo come opera d’arte, fatta di sottile diplomazia, capacità di trattare ma anche simulazione e inganno.

I pregi della sceneggiatura sono molti. Innanzitutto la potremmo definire “democratica”: non c’è un protagonista assoluto, tutti i personaggi sono trattati con uguale cura e profondità, anche  le figure minori. Risaltano non solo i personaggi maschili ma anche quelli femminili e si fa spesso incursione nel mondo dei ragazzi, un microcosmo non privo anch’esso di rivalità. La forte fede cattolica del tempo viene evidenziata sottolineando le opere di carità compiute dai conventi così come lo sconcerto del popolo quando la città viene colpita dalla scomunica; nei dialoghi compaiono frasi che spontaneamente, senza fanatismi, auspicano l’intervento divino ma non si trascura il fenomeno della simonia e Lorenzo che è cosciente del fatto che per riuscire a far eleggere papa uno dei suoi figli dovrà investire molto denaro.

La tensione presente, del racconto, che si percepisce molto bene, viene ottenuta costruendo uno stato di perenne instabilità. Forse sotto l’influsso dei più validi sceneggiatori d’Oltreoceano (come Vince Gilligan di Breaking Bad e Better Call Saul), il racconto non si muove lungo un percorso lineare. Ci si trova di fronte a una forte difficoltà (ad es. Firenze assediata da due eserciti contemporaneamente): si prova allora una mossa, ma questa fallisce. Si cambia direzione, guardando la situazione in una diversa prospettiva ma l’iniziativa fallisce di nuovo, così bisogna trovare una soluzione assolutamente nuova…

Rispondere alla domanda se il serial rispecchi fedelmente la realtà dei fatti storici è impresa ardua, da specialisti. Conviene rifarsi a quanto ha scritto Francesco Arlanch (fra gli sceneggiatori della serie) nel suo libro Vite da Film (edizioni FrancoAngeli): “i biopic ben strutturati non fanno, primariamente, informazione storica. Come ogni forma di finzione, fanno opera di formazione umana. Le attestazioni di verità che caratterizzano la maggior parte dei biopic hanno soprattutto una funzione retorica: accrescono la forza esemplare della forma di vita che il biopic presenta”.

Resta solo un unico, grande, rammarico nel vedere questa terza stagione (come le precedenti del resto): non viene evidenziata la genesi e la struttura del potere finanziario dei Medici ma sono presenti solo pochi accenni. Peccato, perché si sarebbe raggiunta la perfezione di questa ricostruzione del Rinascimento italiano. Si sarebbe affermato con chiarezza che il capitalismo è nato allora e la struttura messa in piedi dai Medici (cambio di valute, prestiti, commercio di lana grezza e tessuti, assicurazioni, trasferimenti di metalli preziosi) non aveva nulla da invidiare alle multinazionali moderne

 

Autore: Franco Olearo


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