BIANCA COME IL LATTE, ROSSA COME IL SANGUE (F. Olearo)

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Titolo Originale: Bianca com il latte, rossa come il sangue (F. Olearo)
Paese: ITALIA
Anno: 2013
Regia: Giacomo Campiotti
Sceneggiatura: Alessandro D'Avenia, Fabio Bonifacci
Produzione: Lux Vide, Rai Cinema
Durata: 102
Interpreti: Filippo Scicchitano, Aurora Ruffino, Luca Argentero, Gaia Weiss

Leo ha sedici anni non ha molta voglia di studiare ma ha un amore da inseguire: quello verso Beatrice, la compagna di classe dai capelli rossi. Per raggiungerla chiede aiuto alla sua amica Silvia, che è segretamente innamorata di lui, per ottenere il suo numero di telefono. Dopo vari tentativi falliti riesce a incontrarla al cinema e si scambiano la promessa di un prossimo incontro. I motivi del lungo silenzio di Beatrice, dopo quell’incontro, arriva per bocca della stessa Silvia: Beatrice è malata di leucemia e non tornerà più a scuola. A questa terribile notizia si aggiunge per Leo un’altra amarezza: Silvia gli confida che gli aveva passato un numero falso di Beatrice, perché non voleva perderlo. Solo l’insegnante di lettere gli dà il suggerimento giusto: andare a trovare Beatrice direttamente a casa sua...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
La vita di un ragazzo, grazie all’amore ma anche al dolore, subisce una profonda trasformazione di senso: ciò che veramente ha valore è il prendersi cura degli altri
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Il film beneficia dell’irruente esuberanza giovanile di Filippo Scicchitano e il racconto, volutamente semplice, raggiuge i suoi obiettivi, anche se scivola a volte nel didascalismo

Leo non è un ragazzo cattivo. Studia poco ma non perché sia svogliato: semplicemente crede che la realtà sia tutta fuori dall’aula, nello scherzare e giocare a pallone con gli amici, nell’innamorarsi di una ragazza, mentre tutte quelle materie  che bisogna studiare sono vuote di significato. Per lui c’è qualcosa di ben più importante da inseguire: riuscire a dichiararsi a Beatrice, la ragazza dai capelli rossi sua compagna di scuola. Il suo schema mentale molto semplice (sono innamorato, quindi la cosa più importante è avvicinarmi a lei) viene disturbato ben poco dagli inviti del professore di lettere a vivere in un mondo migliore, meno superficiale, meno pecorone.

Il riferimento alla Beatrice di Dante, che ha trasformato il sommo poeta, lo incuriosisce solo per un attimo perché nella sostanza ha capito che Dante è solo uno “sfigato”: non l’ha mai veramente conosciuta. Da quel momento invece, è questo il messaggio del film, sarà proprio la passione per la ragazza dai capelli rossi a trasformarlo, a farlo atterrare in un nuovo mondo di cui ignorava l’esistenza, dove esiste il dolore dell’apparente non senso e dove occorre per vivere una forza d’animo che non poteva sospettare. La scoperta della malattia di Beatrice esce fuori dai suoi parametri, dalla sua capacità di comprendere e anche il “tradimento” di Silvia ha aggiunto una sgradevole complessità a un mondo che pensava di poter facilmente gestire. Di fronte alla terza dimensione che si è rivelata, perfino domandarsi se realmente Dio esista, un dubbio che aveva finora considerato semplicemente inutile da porre, finisce per affacciarsi alla sua mente, proprio frequentando Beatrice. Leo, ancora per poco, segue la speranza che ci sia sempre un lieto fine in quella favola lieta che non può non essere la nostra vita e si decide a donare il suo midollo osseo, perché “sicuramente” sarà compatibile con quello di Beatrice. Di fronte a questa nuova delusione, sono ancora i suoi due mentori, il professore e Beatrice, a guidarlo sulla giusta strada: le avversità si affrontano solo con la solidarietà: ecco quindi che Leo distrae Beatrice fino all’ultimo e perdona Silvia che è la sua vera metà perché, lui irruento e impulsivo, lei riflessiva e ragionevole, non possono fare a meno l’uno dell’altra.

Il film è tratto dal famoso best seller di Alessandro D’Avenia (è stato tradotto in diciannove lingue e ha superato il milione di copie vendute) ma sono uguali solo le linee essenziali del racconto: nella realizzazione cinematografica si è voluto semplificare, per renderlo più accessibile a un pubblico giovane. Manca soprattutto l’effetto benefico su Leo del professore, la lezione sugli insegnamenti che possiamo trarre dai classici della letteratura (l’amicizia fra Leo e il professore si instaura nel film, in un modo molto più semplice:  sfidandosi  in una palestra di box).  Il film eccede ogni tanto in certe metafore (Leo che dipinge ora di rosso, ora di bianco la sua stanza, brucia la panchina degli incontri fra lui e Silvia) ma occorre riconoscere che la storia  si regge soprattutto per la vitalità irruenta e giovanile di Filippo Scicchitano.

Autore: Franco Olearo


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