AEON FLUX

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Titolo Originale: Aeon Flux
Paese: USA
Anno: 2005
Regia: Karyn Kusama
Sceneggiatura: Phil Hai e Matt Manfredi (dai personaggi di Peter Chung per l’omonima serie animata di MTV).
Produzione: Valalla Motion Pictures/MTV Film/Paramount Pictures/Lakeshore Entertainment
Durata: 93'
Interpreti: Charlize Theron, Marton Csokas, Jonny Lee Miller, Sophie Okonedo

Nel 2011 una terribile pestilenza cancella il 99% della popolazione mondiale. Quattrocento anni dopo i discendenti dei pochi sopravvissuti vivono in un’unica città, Bregna, governata con pugno di ferro dalla dinastia dei Goodchild, eredi dello scienziato che aveva a suo tempo trovato il vaccino contro la malattia. Ma un gruppo di ribelli è deciso a ribellarsi alla tirannia di questo mondo perfetto e manda la letale guerriera Aeon Flux a uccidere l’ultimo dei Goodchild. Ma quando i due si trovano di fronte qualcosa di strano succede, qualcosa capace di cambiare per sempre il destino loro e di tutta Bregna…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Positivo il segnale d'allarme sui rischi della clonazione, ma visione pessimistica sul destino degli esseri umani, il cui fine è la morte per lasciar spazio ai loro successori
Pubblico 
Adolescenti
Qualche scena violenta nei limiti del genere; qualche scena di nudo appena accennato.
Giudizio Artistico 
 
Molti paradossi e molte incongruenze di una storia che scimmiotta, nelle tematiche e nello stile, Matrix e compagnia, virando spesso sul versante videogioco senza particolari guizzi di fantasia.

 Eccoci di fronte all’ennesima eroina letale e nero vestita, all’ennesima pestilenza sterminatrice, all’ennesima futura società totalitaria e ipercontrollata, all’ennesimo gruppo di ribelli cool e battaglieri, all’ennesimo esperimento scientifico dai risultati imprevedibili.

In questo caso l’eroina eponima, atleticamente interpretata da Charlize Theron (in temporanea pausa dai ruoli che le richiedono ciccia e vestiti dimessi) è la protagonista di una serie trasmessa da MTV, al cui stile la pellicola è debitrice in modo molto evidente. In origine si trattava di storie brevi, in cui Aeon non spiccicava parola e moriva sempre, poi a grande richiesta del pubblico, lo spazio si è ampliato.

Gli sceneggiatori qui fanno un ulteriore sforzo, cercando di imbastire attorno alle solite acrobazie e sparatorie una trama, a dire il vero un po’ improbabile, che pesca un po’ dappertutto nel repertorio dei più recenti film del genere. Anche qui assistiamo all’ennesimo grido di allarme contro i pericoli della clonazione (un campo in cui Hollywood si sta mostrando molto più cauta e conservatrice della comunità scientifica), qui intesa nella sua variante generativa più che terapeutica, come il recente The Island , in una società in cui la parola “riciclo” assume un significato del tutto nuovo. Senza svelare i particolari del prevedibile finale, va detto che un tema analogo era già stato trattato nel bel romanzo di P.D. James I figli degli uomini (di prossima trasposizione cinematografica).

Tra la bella Aeon, militante di un gruppo di ribelli dal fantasioso nome di Monican, e il suo presunto nemico, il dittatore padreterno Goodchild -apprezzabile l’ironia del nome, visti gli sviluppi della trama-, comunque, scoppia l’amore a prima vista (si vedrà poi che proprio prima non è). E come si sa, amor vincit omnia. Sarà proprio questo sentimento che scavalca il tempo e la morte l’elemento destinato scardinare il mondo perfetto di Bregna (a proposito, essendo l’ultima città rimasta al mondo, ci si poteva aspettare qualche sforzo in più con il nome).

Il povero Goodchild, si scoprirà, non è quella carogna che i ribelli Monican si immaginano; anzi, da tempo sta cercando di porre rimedio agli effetti collaterali che la sua terapia antivirus ha provocato nell’umanità residua. In questo non proprio sostenuto dal fratello Oren, una faccia da cospirazione che lo spettatore meno avvertito riconosce come il vero cattivo a cinque minuti dall’inizio, ma di cui il fratello buono si ostina a fare il suo più stretto collaboratore. Questo è solo il primo dei molti paradossi e delle molte incongruenze di una storia che scimmiotta, nelle tematiche e nello stile, Matrix e compagnia, virando spesso sul versante videogioco senza particolari guizzi di fantasia.

Naturalmente non si può pretendere da pellicole come queste perle di filosofia (non più di quanto si possa pensare di usare il tecnoblablabla di Star Trek per un esame di fisica), anche se lascia un po’ perplessi una delle affermazioni della protagonista che sostiene che il senso delle azioni degli esseri umani è dato dal fatto che sono destinati alla morte (e a lasciare cortesemente spazio agli altri inquilini del pianeta terra). Anche se ce lo si poteva aspettare dall’eroina di carta dalle mote vite, è legittimo sperare che sia proprio il contrario.

Autore: Franco Olearo


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