DOWNTON ABBEY

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Titolo Originale: Doenton Abbey
Paese: UK
Anno: 2019
Regia: Michael Engler
Sceneggiatura: Julian Fellowes
Produzione: Carnival Film & Television
Durata: 122
Interpreti: Maggie Smith, Hugh Bonneville, Jim Carter, Michelle Dockery, Allen Leech, Elizabeth McGovern, Imelda Staunton,

Nel 1927 il castello di Downton Abbey nello Yorkshire è ancora abitato dal conte Robert Crawley e dalla sua moglie americana Cora ma la conduzione della dimora è passata alla primogenita Mary e al cognato Tom Bransom. Di buon mattino arriva una lettera direttamente dal Royal Palace di Londra: il re George V e sua moglie Mary verranno in visita e soggiorneranno presso i Crawley per una cena e una nottata. Tutta Downton Abbey è in subbuglio: i piani alti sono molto preoccupati e cercano di appianare certi dissapori all’interno della famiglia mentre ai piani bassi la servitù non sta più nella gioia: serviranno il re e la regina! Mary ritiene opportuno richiamare in servizio, per l’occasione, il vecchio maggiordomo Charles Carson ma si tratta di una precauzione inutile: arriva a Downton lo staff della casa reale che ha l’intenzione di sostituire tutti i domestici del castello. Intanto la nonna Lady Violet ha un altro problema da risolvere: arriverà per l’occasione anche la dama di compagnia della regina, Lady Bagshaw, verso la quale non si sono mai spenti i dissapori riguardo all’assegnazione in eredità di un palazzo nobiliare di proprietà della Bagshaw…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Tutti i protagonisti, signori e servi, hanno un nobile animo oppure sanno riconoscere i propri errori
Pubblico 
Adolescenti
Alcune affettuosità fra omosessuali
Giudizio Artistico 
 
Vengono confermate in questo film tutte le qualità del serial: ottima recitazione (ma Maggie Smith nella parte di Violet è impagabile), buona sceneggiatura e grande cura nei costumi e nelle ambientazion

La serie TV Downton Abbey è durata sei stagioni, l’ultima nel  2016 in Italia. Ha avuto l'audience più alto di tutti i tempi, 3 Golden Globes, 69 candidature agli Emmy, vincendo 15 premi.

Con questo paniere di medaglie la decisione di realizzare una versione per il grande schermo deve esser stata molto naturale: si sarebbe potuto contare sulla fedeltà di una folla di fans e oltretutto la presenza di tutti i principali attori che dopo tante puntate si sarebbero mossi su binari ben collaudati e  la sceneggiatura  scritta da Julian Fellowes lo stesso ideatore della serie, non avrebbe offerto il fianco ad alcun rischio. Ovviamente realizzare un film è un’altra cosa e da questo punto di vista gli spettatori vengono ampiamente ripagati: la cura nei vestiti d’epoca, nelle suppellettili, nelle riprese lungo le strade della cittadina è elevatissima e Highclere Castle che “recita la parte” del castello di Downton Abbey, fa la sua bella figura grazie alle ampie panoramiche aeree realizzate con dei droni.

Dopo un ampio capitolo introduttivo per ambientare chi non è avvezzo alla serie, gli eventi si sviluppano, come di consueto, su due piani: quello della servitù, che si sentirebbe onorata di svolgere il proprio servizio in presenza dei reali e organizza una congiura per rendere innocuo lo staff reale che è arrivato direttamente da Londra, e quello ai piani superiori dove si cerca di appianare ogni contrasto che risulterebbe inopportuno in presenza dei reali. Su entrambi i livelli intanto continuano o si sviluppano, nuove intese amorose. Chi già conosce la serie si trova di fronte a una piacevole conferma. Chi non l’ha mai vista, non può che apprezzare l’alta professionalità di tutti i protagonisti e la piacevolezza dei rapporti fra gli abitanti del castello, dove i contrasti non superano mai certi livelli ma sono affrontati con molta ironia inglese.

E’ inevitabile domandarsi il perché di tanto successo intorno a questa storia anche se bisogna ammetterlo, l’audience è stata soprattutto televisiva, in un’epoca dove le persone davanti alla TV erano per lo più di fascia medio-alta, situazione poi sconvolta dall’arrivo delle piattaforme in streaming.

Una prima risposta, più tecnica, riguarda il fatto che anche questo è un serial di “contesto” che ha sempre un certo successo. I personaggi si muovono nell’interno di un’ambientazione chiusa, molto ben descritta anche nei dettagli più tecnici  e ciò consente allo spettatore di restare molto focalizzato sulla storia, di “sentirsi dentro” ciò che accade. E’ il caso di successi come IER, The West Wing, The Newsroom, House of Cards, dove “il come si vive” (in ospedale, nel tavolo ovale del presidente,..) è molto ben dettagliato.

Ovviamente in questo Downton Abbey c’è molto di più. Ci sono delle situazioni che potrebbero apparire incredibili se non surreali: l’opera presenta una pattuglia numerosa di domestici che non si ribellano, anzi si sentono onorati di fare bene il loro mestiere, in un’epoca dove i movimenti socialisti erano nel pieno del loro sviluppo; una nobiltà che pur vivendo negli agi non si vizia e non considera (comportamento storicamente molto comprensibile) i domestici come una classe inferiore. Lo sceneggiatore sembra percepire in questo film, l’a-storicità del quadro sociale che presenta e inserisce alcune annotazioni ai margini della storia (una domestica che parla di comunismo, un repubblicano che tenta un attentato al re, un omosessuale che si domanda quando verrà il tempo nel quale potrà mostrare apertamente la sua inclinazione) che però non riescono a deviare la navigazione dell’ormai collaudato mainstream.  La risposta può essere questa: Downton Abbey (serie o film che sia) esalta la nobiltà d’animo dell’uomo, in qualsiasi classe si mostri. In quest’opera i personaggi sono presi sul serio dal primo all’ultimo, la servitù non è remissiva e i nobili non sono né padroni né egoisti. Ognuno si sforza di fare la cosa giusta e ognuno è trattato con rispetto proprio per questo. Non ci sono stereotipi.

Un altro tema portante è quello della tradizione: gli inglesi hanno giusti motivi per esser orgogliosi della propria monarchia, genuina espressione dello spirito della nazione (c’è qualcuno che ha scritto qualcosa di simile sull’Italia di Vittorio Emanuele III e l’emozione del tempo di sentirsi italiano?) ma se la serie ha avuto successo in tanti altri paesi è perché tutti noi comprendiamo bene il valore della conservazione delle nostre radici. E’ un tema che viene affrontato da Mary, la figlia del conte incaricata dell’amministrazione del castello, lei sente che i tempi stanno cambiando e si domanda se non sia il caso di abbandonare una struttura così complessa da tenere in piedi. La risposta è più morale che pratica e viene dalla nonna Violet: non si può abbandonare Downton Abbey, perché ha un senso di vita per loro, per i domestici e per tutta la contrada.

Autore: Franco Olearo


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