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LA STAGIONE CINEMATOGRAFICA 2018-2019

 

I risultati degli Oscar sono sempre un termometro interessante delle tendenze della cinematografia americana e mondiale e anche dei gusti dei critici e degli addetti ai lavori. Nella stagione del 2018-2019 Hollywood ha premiato nuovamente film incentrati sull’accettazione della diversità e sulla lotta ai pregiudizi, a partire da Green Book, vincitore di tre Oscar (fra cui quello importantissimo al miglior film) e tre Golden Globes, piacevolissima e umanissima commedia sull’amicizia tra un buttafuori italoamericano un po’ razzista e un musicista afro-americano. La tematica del razzismo era poi, come da tradizione, centrale nel nuovo film di Spike Lee, BlacklKklansman che, premiato con un Oscar alla miglior sceneggiatura non originale, ricostruisce le dinamiche interne al Ku Klux Klan negli anni Settanta. Sulla stessa scia, per quanto con generi e linguaggi molti diversi, il dramma sentimentale Se la strada potesse palare (un Oscar e un Golden Globe a Regina King come miglior protagonista) e Noi (Us), il nuovo film di Jordan Peele che, nel solco tracciato da Get Out, affronta il tema della discriminazione  usando il dispositivo dell’horror.
Un riferimento alla discriminazione è certo anche presente in un altro film che ha trionfato agli Oscar e al botteghino nazionale e internazionale, Bohemian Rhapsody, biopic sulla vita breve e folgorante di Freddie Mercury, cantante in realtà di origine indiana e di etnia parsi, e del suo gruppo i Queen. Il regista Bryan Singer e lo sceneggiatore Anthony McCarten, tenendosi lontani dalle formule del film denuncia e dalla celebrazione agiografica di un personaggio amatissimo, hanno messo a punto un ritratto umano e tridimensionale, senza che il dramma togliesse un millimetro di spazio all’aspetto musicale e di intrattenimento.
L’aspetto musicale, insieme alle ottime interpretazioni e all’ottima regia, è stato alla base anche del successo di A Star is Born, vincitore agli Oscar per la miglior canzone (cantata da Lady Gaga e Bradley Cooper) e diventato ben presto fenomeno mediatico. Il film, non privo di qualche criticità a livello di struttura e contenuti, si inserisce con dignità nel filone di successo che combina romance e spettacolo.
   Gli Oscar hanno guardato anche al di là degli Stati Uniti, verso mondi altri, facendosi incantare dalle atmosfere vibranti di affetto e di nostalgia con cui Alfonso Cuarón racconta Roma, un quartiere di Città del Messsico, ricettacolo di tensioni sociali in cui il regista è cresciuto e da cui la sua pluripremiata pellicola prende il nome. Allo stesso modo ha suscitato attenzione la Polonia di Pawlikowski che, col suo Cold War, intreccia una storia d’amore e arte sullo sfondo dell’Europa irrigidita della Guerra Fredda. 
   Come ormai accade ogni anno, i supereroi Marvel e i loro “rivali “DC hanno deliziato i fan e non solo, alla conquista di una fetta sempre maggiore di pubblico, con vicende spettacolari e sceneggiature ben curate. Clamoroso è stato il caso di Avengers: The Endgame, successo di pubblico ma anche di critica, incensato per l’attenzione alla struttura narrativa e ai personaggi oltreché per la consolidata perizia degli effetti speciali, preceduto da Captain Marvel, primo film con una protagonista femminile che ha tenuto “caldi” gli spettatori degli Avengers . Senza registrare lo stesso trionfo al box office, si sono comunque distinti in casa DC Aquaman e Shazam!, quest’ultimo contraddistinto da una scanzonata vis comica inedita per il genere.
Sempre in ambito supereroico si è giocato un esperimento che, considerato anche il successo agli Oscar, ai Golden Globes e ai BAFTA, sembra essere perfettamente riuscito: si tratta di Spider Man- Un nuovo universo, film di animazione che unisce elementi del fumetto e della street art in una confezione estetica rivoluzionaria, senza per altro sottrarre attenzione alla storia.
Accanto a queste due grandi tipologie – film trionfatori agli Oscar e film di grandissimo incasso al botteghino- il cinema americano ha proposta la consueta manciata di film di generi differenti, ma comunque di enorme professionalità e a diversi livelli molto interessanti: per la politica c’è Vice, amaro ma purtroppo realistico ritratto dell’ex vicepresidente Dick Cheney; Giochi di potere, ambientato nel mondo della politica e della cooperazione internazionale, che racconta di giochi sporchi sugli aiuti che l’Onu concedeva all’Irak sotto embargo. Sul piano dei generi, torna il western con I fratelli Sisters, ragguardevole ripresa di un genere classico per eccellenza, diretta dal francese Jacques Audiard; sul fronte del drama abbiamo invece Stanlio e Ollio e Il professore e il pazzo, altri film interessanti nei contenuti e con grandi prove recitative a sorreggerli; Creed II infine, offre un altro bel capitolo alla saga che era iniziata molti anni fa con Rocky.
   In generale, la cinematografia per ragazzi he registrato ottimi risultati anche al botteghino dove cinque tra i primi dieci titoli sono dedicati ai più piccoli. L’universo di Harry Potter, con il secondo episodio della saga Animali Fantastici, si è riconfermato catalizzatore di un fascino che non tramonta nonostante quest’ultimo film sia apparso derivativo e privo di mordente. Disney ha investito sui grandi ritorni e su celebri registi con i rifacimenti live-action di due intramontabili classici dell’animazione come Dumbo (affidato al visionario Tim Burton) e Aladdin (diretto da Guy Ritchie).  La casa di produzione, in Italia, ha registrato un ottimo risultato anche con il sequel Il ritorno di Mary Poppins, adattamento del libro Mary Poppins Ritorna. Ma è stata l’animazione, a nostro parere, a detenere il primato per quel che riguarda le qualità della sceneggiatura e dei contenuti. Sul fronte Disney si distingue in questo senso Ralph spacca internet che, sequel del film del 2012 Ralph Spaccattutto, si cimenta con il mondo della rete, sfida che, ambiziosa per un cartoon, si direbbe però perfettamente vinta. In casa Pixar, invece, si conferma all’altezza delle aspettative e degli standard qualitativi abituali il secondo episodio della saga Gli incredibili, avventurosa famiglia di supereroi che continua a far appassionare e divertire, veicolando contenuti molto significativi su che cosa significa essere una famiglia. E Toy Story 4, che ha chiuso la stagione a fine giugno ha conquistato, come altri film della saga, pubblico e critica con il consueto mix di azione, gag, divertimento, nostalgia e temi profondi trattati in modo da arrivare al pubblico di ogni età.
    Per quel che riguarda i film europei, dalla Francia arriva una bellissima commedia per tutti: Cyrano Mon Amour, scritta e diretta da Alexis Michalik, che rinnova (un po’ sulla scia di Shakespeare in Love) il fascino del racconto “in atto” della scrittura e della messa in scena e gioca ancora una volta in modo assai coinvolgente sulle corrispondenze fra vita e opera d’arte. E’, vita e arte, lo stesso tema che è presente in un film tedesco –questo molto più ponderoso e meno facile per il pubblico generalista, ma indubbiamente suggestivo- Opera senza autore. Il suo sceneggiatore e regista, Florian Henckel von Donnersmarck, aveva conquistato fama internazionale con il bellissimo Le vite degli altri e dopo una parentesi hollywoodiana non particolarmente felice è tornato a trattare temi che riguardano la storia tedesca ed europea, il potere dell’arte e la sua relazione con la verità e la libertà.
   Meno felice a questo riguardo appare il fronte del cinema italiano, che, dopo il trionfo di critica e premi di Dogman di Matteo Garrone nella stagione scorsa, quest’anno stenta a offrire pellicole drammatiche e d’autore che aspirino a rimanere nella storia di quest’arte. Il tradizionale filone nostrano dei film di denuncia sociale registra film di qualità come Sulla mia pelle, racconto vibrante del calvario di Stefano Cucchi carico di passione civile, che lancia giovani artisti come il regista Alessio Cremonini e conferma il talento dell’attore Alessandro Borghi. Vince a Berlino per la miglior sceneggiatura La paranza dei bambini, film di Claudio Giovannesi a partire dall’omonimo romanzo di Saviano che segue la tragica parabola di dannazione di un gruppo di quindicenni napoletani determinati a farsi strada nel mondo della criminalità. I toni, sempre cupi, lasciano qualche spazio alla speranza, diversamente dal precedente adattamento di Gomorra, libro dello stesso autore.
Sembra non andare meglio nel mondo della commedia, dove non si registrano opere indimenticabili, né spunti particolarmente intelligenti come quelli offerti, la scorsa stagione, da Come un gatto in tangenziale. Da segnalare comunque il clamoroso successo di incasso di prodotti semplici, ma freschi e positivi come Ti presento Sofia (regia di Guido Chiesa) e soprattutto 10 giorni senza mamma (regia di Alessandro Genovesi), in entrambi i casi remake di film argentini. Grande delusione, anche di incassi, per i nuovi film di Martone, Capri Revolution e di Guadagnino, il remake di Suspiria. Alcuni tentativi di innovare ricorrendo a generi “forti” hanno avuto risultati inferiori alle attese, anche a causa di una scrittura che non viene svolta con la dovuta cura e approfondimento: parliamo dell’epico Il primo re e di una commedia di cappa e spada Moschettieri del re. Più interessanti –per descriverne i motivi rinviamo alle singole recensioni contenute nel libro- film diversi fra loro come Il campione, il piccolissimo Solo cose belle e Il vizio della speranza. Tra i film italiani più visti c’è però la commedia per ragazzi La befana vien di notte, che porta quantomeno un tocco di novità in un panorama che, come abbiamo appena visto, ha invece grande difficoltà a rinnovarsi.
 
Armando Fumagalli – Eleonora Recalcati