MARTIN EDEN

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Titolo Originale: Martin Eden
Paese: ITALIA
Anno: 2019
Regia: Pietro Marcello
Sceneggiatura: Maurizio Braucci, Pietro Marcello
Produzione: Avventurosa, IBC Movie, Rai Cinema Shellac Sud, Match Factory Productions
Durata: 120
Interpreti: Luca Marinelli, Carlo Cecchi, Jessica Cressy, Carmen Pommella,

Martin Eden, un marinaio napoletano, salva da una rissa Arturo, giovane rampollo di una ricca famiglia. In segno di riconoscenza, il ragazzo lo invita a pranzo  e qui Martin conosce sua sorella Elena, innamorandosene perdutamente. Per riuscire a conquistarla nasce in lui un forte desiderio di riscatto dalla sua condizione sociale. Inizia a leggere libri e poi a scrivere, sperando di diventare uno scrittore, ricevendo sempre il premuroso aiuto di Elena. Alla fine i due si dichiarano e lui chiede due anni di tempo per diventare famoso: poi la sposerà…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il protagonista si fa amare prima e odiare dopo, per la sua ricerca di riscatto sociale determinato dall’amore per una donna, per la sua passione per la cultura ma poi per aver sviluppato un egocentrismo smisurato e aver fatto prevalere solo le sue ambizioni
Pubblico 
Adolescenti
Non ci solo scene disturbanti ma la desolazione di due persone che si suicidano
Giudizio Artistico 
 
Il regista padroneggia il materiale filmico, in grado di trasmettere pienamente la sua poetica visiva in un continuo rimando alle suggestioni fornite da documentari d’epoca. Ottima performance di Luca Marinelli. Una menzione speciale merita Carmen Pommella nella parte della vedova che accoglie Martin nella sua casa

Martin Eden di Pietro Marcello rientra a pieno titolo nella categoria dei film d’autore. Come ha dichiarato il regista stesso in un’intervista, il suo metodo “è figlio della lezione rosselliniana, che ti pone nella condizione di non credere nella scrittura ma nell’imprevisto e nell’imprevedibile del cinema”. Si crea quindi, inevitabilmente, uno spartiacque fra gli spettatori: chi ama una solida sceneggiatura, definizioni di contesto precise, psicologie di personaggi approfondite, non potrà che restare deluso. Chi invece è affascinato da un cinema di immagini (in effetti l’autore mescola con disinvoltura riprese con attori con documentari d’epoca), suggestioni visive che costruiscono un racconto più per analogia che per aderenza alla realtà (più volte ci appare un veliero che sta affondando lentamente), non potrà che apprezzarlo. Eppure il film è ispirato all’omonimo romanzo di Jack London (trasferito da San Francisco a Napoli) e in effetti la sceneggiatura c’è e si sviluppa molto bene ma solo nella prima parte, quando il rozzo marinaio dalla volontà di ferro incontra la sensibile e composta Elena e per lei è pronto a sopportare pesanti lavori manuali e i continui rifiuti degli editori, sostenuto solo dalle sue lettere di incoraggiamento. La seconda parte, quella del successo, è più incerta: non conosciamo l’evoluzione dell’uomo ma semplicemente si apre un secondo atto, che ha per sfondo una sontuosa villa settecentesca, dove una segretaria e un editore si affannano intorno a un Martin annoiato con una lunga, bionda capigliatura. Cos’è che ha determinato il successo e la trasformazione di Martin? Eppure la sua simpatia per il socialismo gli aveva procurato non pochi problemi. Come mai ora gli editori lo cercano? Non c’è una risposta ma il Martin che esterna le sue riflessioni in pubblico, durante una cena ufficiale oppure in un’aula universitaria, si è trasformato in un abile sofista dove parole come socialismo, liberalismo, individualismo, democrazia, potere, schiavitù, hanno perso il loro significato e vengono abilmente trasformate una nell’altra, a sottolineare che ormai nulla ha un senso compiuto.

Un altro aspetto che soffre di indeterminatezza è il tempo e il contesto dove trovano espressione gli ideali socialisti. Un altro film, Capri Revolution, ci aveva riportato in un tempo preciso, all’inizio del secolo, per presentarci un marxismo utopistico e rivoluzionario. In questo Martin Eden, dove volutamente il tempo è stato reso incerto (le riprese dal vivo e le sequenze documentarie oscillano fra inizio secolo, il tempo della nascita del fascismo e gli anni ’60) sembrano mostrarci a volte  un socialismo ancora utopico, a volte un socialismo già organizzato e sindacalizzato.

“La vita mi disgusta, ho vissuto tutto intensamente, non ho più bisogno di niente” afferma un Martin ormai al successo. Tutte le esperienze sono state bruciate per sviluppare un super–io (sono presenti riferimenti a Nietzsche) che non ha più bisogno di nulla e di nessuno, che invece di abbracciare il mondo e le persone ha voluto dominare tutto e tutti  ma proprio per questo è condannato a un  vuoto desolante.

Non ci fanno una bella figura le due figure femminili che ruotano intorno a Martin, che restano passive e succubi della personalità di lui. Si può dire che Martin le abbia amate? Verso Elena (Jessica Cressy) si stabilisce una vera e propria ossessione perché quel suo essere così educata, così colta, diventa il parametro di riferimento per i suoi obiettivi e quindi tutto ritorna al'interno del suo io. La cameriera Margherita (Denise Sardico) diventa invece una sua compagna di vita per pura comodità: una donna che da subito si è innamorata di lui e lo riempie di affettuose attenzioni. "Tu mi soffochi con il tuo amore": è il modo con cui Martin reagisce. 

Molto bravo Luca Marinelli, ma anche tutti gli altri coprotagonisti sono ben tratteggiati; bravissima Carmen Pommella nella parte della vedova che lo accoglie nella sua casa; grande cura è stata posta nella composizione delle immagini (dai colori saturi, effetto di riprese in 16 millimetri). Si tratta di un film forse troppo ambizioso, che si muove in forma sperimentale su più fronti

Autore: Franco Olearo


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