MACCHINE MORTALI

 
Titolo Originale: Mortal Engines
Paese: Nuova Zelanda/ Usa
Anno: 2018
Regia: Christian Rivers
Sceneggiatura: Peter Jackson, Fran Walsh, Philippa Boyens
Produzione: UNIVERSAL PICTURES, WETA WORKSHOP, WINGNUT FILMS, MEDIA RIGHTS CAPITAL (MRC)
Durata: 128
Interpreti: Hera Hilmar, Robert Sheehan, Hugo Weaving, Jihae, Stephen Lang

Medioevo prossimo venturo. Sopravvissuta a una catastrofe postatomica, l’umanità abita in stratificate città mobili che si spostano da un continente all’altro su enormi cingoli. Le piccole città pacifiche devono guardarsi dalle grosse città predatrici, che mirano a fagocitare le prime e a smembrarle, per rubarne le risorse e ottenere il predominio planetario. In tale marasma, la dissidente Hester Shaw riesce a penetrare a Londra, la più grande e aggressiva delle metropoli “trazioniste”, per uccidere il celebrato Thaddeus Valentine, scienziato al soldo del governo britannico ed esperto di strategia militare. A salvare la vita alla vittima designata è il suo giovane ammiratore Tom, appassionato della storia degli “antichi”, che si mette sulle tracce della misteriosa attentatrice. Durante l’inseguimento, i due cadono dalla città in movimento e si trovano a doversi per forza alleare per riuscire a sopravvivere nella landa desolata. Intanto nella sconsacrata cattedrale di Saint Paul, riadattata a laboratorio scientifico, qualcuno sta ordendo un complotto per sovvertire il già precario equilibrio. Si salvi chi può…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Non c’è da preoccuparsi: i buoni si coalizzeranno per vincere i cattivi
Pubblico 
Pre-adolescenti
Scene di violenza e tensione, nei limiti del genere.
Giudizio Artistico 
 
Funzionano le scene con i giganteschi ingranaggi che inseguono e minacciano i personaggi. Bravi anche i due giovani attori, Robert Sheehan e Hera Hilmar . Ma il difetto maggiore della sceneggiatura, il carattere corale della storia priva di energia proprio il personaggio di Hester che dovrebbe assurgere a cuore emotivo del racconto

Tratto dal primo volume di una saga di romanzi d’avventura per ragazzi dello scrittore Philip Reeve, Macchine mortali segna il debutto dietro la macchina da presa di uno storico collaboratore di Peter Jackson, fattosi le ossa come responsabile di storyboard ed effetti speciali di monumentali produzioni come Il signore degli anelli, King Kong e Lo Hobbit. Evidente è la provenienza del regista dal reparto tecnico di tali kolossal, funzionale se si misura la qualità del film dall’efficacia della confezione e dall’aspetto visivo. Ben ricostruito, infatti, è il futuro distopico in cui l’umanità superstite cerca di radunare i pezzi della propria storia per viverne l’eredità ma, con pochissime testimonianze sul passato più remoto, non può che sintetizzare stili e mode delle varie epoche (domina quindi una certa atmosfera steampunk, coabitando fascino del passato e tecnologia futuribile).

Funzionano le scene con i giganteschi ingranaggi che inseguono e minacciano i personaggi, le fughe tra pianure e crepacci dei conglomerati urbani, le colluttazioni a base di arti marziali sui cornicioni spioventi… Bravi anche i due giovani attori, Robert Sheehan, che interpreta il compìto intellettuale pronto a trasformarsi in eroe (senza mai perdere un fanciullesco sguardo di meraviglia) e Hera Hilmar (bellissima nonostante la vistosa cicatrice che le attraversa il volto), nei panni di una guerriera talmente ferita dalla vita da conservare dietro i modi brutali tutta la fragilità femminile.

È il nuovo Hunger Games? Ahimè, no perché – fatta salva l’idea iniziale del “darwinismo urbano” e la sua visualizzazione – per il resto la trama non fa che pescare a man bassa da una dozzina di altri film e tutto il terzo atto, in particolare, è talmente simile a quello del primo Guerre stellari (non proprio il film meno copiato della storia del cinema) che a venti minuti dalla fine sembra di vedere in differita una partita di cui si conosce già il risultato. Inoltre, ed è il difetto maggiore della sceneggiatura, il carattere corale della storia priva di energia proprio il personaggio di Hester che – per la drammaticità della sua vicenda (tutta da scoprire) – dovrebbe assurgere a cuore emotivo del racconto ma sembra che il film preferisca sballottarla di qua e di là, annegandola tra gli effetti speciali. Dal trio di sceneggiatori del Signore degli anelli era lecito aspettarsi un po’ più di sagacia narrativa.

Controindicazioni non ce ne sono. Dedicargli un pomeriggio sul divano va bene, ma solo se la serata riserva un programma migliore.

 

Autore: Raffaele Chiarulli


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