DOLOR Y GLORIA

Titolo Originale: Dolor y Gloria
Paese: Spagna
Anno: 2019
Regia: Pedro Almodóvar
Sceneggiatura: Pedro Almodóvar
Produzione: El Deseo
Durata: 108
Interpreti: Antonio Banderas, Penelope Cruz, Asier Etxeandía

Salvator Mallo è un regista-sceneggiatore che ha ormai raggiunto una fama internazionale ma che sta passando un periodo di depressione: non trova più l’ispirazione per scrivere una nuova sceneggiatura e soffre di molti mali fisici che che non gli hanno fatto perdere quell’energia che gli è così necessaria per dirigere un film. Tre incontri saranno per lui determinanti. Con Alberto, un tempo suo attore preferito e che non rivedeva da trent’anni, a causa di una disputa professionale durante l’ultimo film fatto assieme; con Federico, con il quale aveva avuto una intensa relazione ma con il quale non si era più rivisto dopo che Federico, per cercare di sottrarsi al vizio della droga, era emigrato in Sud America. Infine l’incontro-memoria con sua madre: quando vivevano in una grotta e lui aveva dovuto frequentare un seminario, contro la sua volontà, perché era l’unico modo a quel tempo, per chi era povero, di ricevere un’istruzione...

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il protagonista della storia è quasi un uomo a metà: vive del proprio sentire (desideri, dolori, affetti familiari), è totalmente dipendente da essi perché chiuso nel proprio io, nella ricerca narcisistica di se stesso
Pubblico 
Maggiorenni
Uso frequente di eroina. Affettuosità omosessuali, cenni a un’intesa pederastica
Giudizio Artistico 
 
Almodòvar si conferma molto bravo nel tratteggiare personaggi femminili, nel trasmettere la nostalgia di amori passati. Premio per la miglior interpretazione maschile ad Antonio Banderas al Festival di Cannes 2019

Secondo Aristotele, gli esseri viventi possono essere suddivisi in tre categorie, in funzione dell’anima di cui dispongono. Il mondo vegetale ha un'anima vegetativa, che conferisce alle piante la possibilità di nutrirsi, crescere e riprodursi; il mondo animale ha anche un’anima sensitiva, (percepire sensazioni, passioni), e infine c’è l’anima intellettiva (conoscenza, capacità di scelta e di autogoverno) che spetta solo all’uomo.

Il protagonista di dolor y gloria è un uomo a metà, fermo all’anima sensitiva: prova piacere, sia fisico che estetico, dolore (Salvador è afflitto da  vari malanni), percepisce degli affetti naturali (quello verso la madre soprattutto)  ma, privo della terza anima, non ha il controllo della propria esistenza, che è come una barca in balia delle fluttuazioni delle sue sensazioni ed è privo di morale, perché incapace di discernere e di orientarsi verso un bene specifico, chiuso narcisisticamente all’interno del proprio universo del sentire.

Bisogna riconoscere ad Almodòvar l’onestà di saper prendere atto della fragilità di una vita impostata in questo modo: è facile, come accade al protagonista, iniziare ad assumere eroina per il semplice gusto del provare; la tentazione del suicidio è dietro l’angolo (Salvador pone questa inclinazione al protagonista, suo alterego, di un’opera che sta scrivendo).

In una sequenza Salvador e Federico, che non si erano più visti da molti anni, ricordano il loro amore vissuto in una frenetica Madrid notturna e nelle suggestioni raccolte nei numerosi viaggi all’estero fatti insieme: il tutto ritorna allaloro mente coperto da un velo di malinconia, espressione di un amore basato  sulla cattura di singoli momenti di felicità, senza alcun impegno progettuale condiviso. 

Temi più profondi come quello del credere o non credere in un Dio trascendente, cadono anch’essi sotto il filtro dell’anima sensitiva: “le notti in cui soffro di diversi dolori, credo in Dio, le notti in cui soffro di un solo dolore, sono un ateo”.

Nel suo colloquio-amarcord con il suo amore di gioventù, veniamo a sapere che Federico, arrivato a Buenos Aires, si è sposato con una donna, dalla quale ha avuto due figli; in seguito si è separato e ora ha un nuovo amore.   “Uomo o donna?”: chiede Salvador. “La mia esperienza con gli uomini è finita con te”: è la risposta.  “Non so se prenderla come un complimento”: commenta Salvador. Ma Federico continua: “Ho detto a mia moglie che sono stato con un uomo per tre anni a Madrid -senza nominarti- e l’ho detto anche a uno dei miei figli. Un giorno gli confesserò che sei tu: è un vero cinefilo e non mi perdonerebbe se non glielo dicessi”

Questo colloquio, ci fa tornare al tema dell’etica mutilata. L’indifferenza che traspare dal chiedere “uomo o donna?”, il fatto di poter dire con orgoglio al proprio figlio di esser stato l’amante di un regista famoso, sottende l’equivalenza di due realtà totalmente differenti: l’amore generativo fra un uomo e una donna, da cui scaturisce l’impegno responsabile di allevare i figli che nasceranno e l’amore fra due persone dello stesso sesso . Questa equivalenza può scaturire solo da una visione puramente soggettiva della relazione, da una ricerca egoistica del proprio piacevole sentire, piuttosto che il riconoscimento di un bene obiettivamente superiore, che trascende il nostro io, quello dell’impegno di formare una famiglia.

Almodovar confema in questo film le sue indubbie qualità di regista: resta insuperabile nel tratteggiare  figure  femminili (in questo caso la madre di Salvador), nella costruzione di ambienti composti con vivaci colori (inclusa la presenza di quadri molto belli)  ma non rinuncia, neanche questa volta,  a soluzioni degne di un feuilleton ottocentesco (incontri che avvengono casualmente,  quadri smarriti da anni e poi ritrovati) ma   due ore di sviluppo sono troppe: si avverrtono segni di stanchezza sopratutto nella parte centrale.

Resta sgradevole la sequenza del turbamento di un bambino di 8 anni (è un ricordo di Salvator) nei confronti di un giovane che frequenta la sua casa e che si mostra a lui nudo: sono cenni di una intesa pederastica che per fortuna il regista evita di sviluppare. Un ricordo che sarà lo spunto, per Salvador, di una nuova sceneggiatura che intitolerà: Il primo desiderio. Ancora una volta  Salvador mostra di vivere solo del proprio sentire: desiderio o dolore.

Autore: Franco Olearo


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