BANGLA

 
Titolo Originale: Bangla
Paese: ITALIA
Anno: 2019
Regia: Phaim Bhuiyan
Sceneggiatura: Phaim Bhuiyan
Produzione: Fandango, TIMvision
Durata: 87
Interpreti: Phaim Bhuiyan, Carlotta Antonelli, Simone Liberati:

“Mi chiamo Phaim, ho 22 anni, sono 50% italiano, 50% bangla e 100% Torpignattara, il quartiere più multietnico di Roma”. Così si autodefinisce il protagonista all’inizio del film. La sua famiglia gode di un discreto benessere con un negozio che gestisce in proprio, lui lavora come guardia in un museo e quando è libero suona con degli amici in un complesso di musica multiculturale. Quindi tutto va bene tranne che per una cosa: vorrebbe tanto incontrare una ragazza con cui stare insieme ma sa anche bene che per la sua religione, quella islamica, bisogna praticare la castità prima del matrimonio...

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Un ragazzo e una ragazza si innamorano nonostante le loro culture siano molto diverse. Il tema della castità prematrimoniale viene solo accennata senza che ne venga approfondito il significato
Pubblico 
Pre-adolescenti
Una singola, rapida, scena di nudo
Giudizio Artistico 
 
Phaim Bhuiyan ha scritto diretto e recitato questa sua opera prima con la maestria di un esperto e con la profondità di una sceneggiatore d’esperienza

Potenzialmente interessante e insolito il tema trattato in questo film: quello della castità pre-matrimoniale. Naturalmente il protagonista che sente un impegno morale in questo senso non è certo un giovane europeo (un film con questo tema per un pubblico occidentale risulterebbe semplicemente incomprensibile) ma un giovane mussulmano  del Bangladesh che sa che non deve bere alcool, mangiare maiale ed è cosciente che se scoperto a praticare la fornicazione prematrimoniale  rischia la flagellazione. Perché non ci siano dubbi sul contrasto fra le due civiltà, quando finalmente Phaim incontra una ragazza italiana che gli piace, viene a informato che i genitori di lei sono divorziati , che la mamma è lesbica e convive con la sua amica, allevando un bambino ottenuto con la fecondazione eterologa.

Il realtà, il tema non viene esplorato nel suo pieno significato, quello voluto da Maometto per valorizzare il matrimonio e si riduce ad essere un divieto per il divieto, che innesca naturalmente situazioni imbarazzanti e sofferenze per il protagonista.

Se vengono spese delle parole nel film (Phaim si incontra periodicamente alla moschea con il suo imam) è per giusticare, agli occhi di un occidentale, l’istituzione della poligamia, nata per superare tempi difficili, quando erano pochi gli uomini dispobibili, in tempo di guerra.

In realtà la parte più vera del film, che per essere un’opera prima è un vero gioiello, sta in nell’universalità del tema trattato, quello di un ragazzo che incontra una ragazza e che progressivamente, appuntamento dopo appuntamento, entrambi finiscono per conoscersi sempre meglio e alla fine innamorarsi, uno dell’altra. Phaim è assolutamente imbranato nell’approcciare la ragazza che gli interessa, mentre Asia ha tutta l’aria di aver avuto non poche esperienze. Eppure i due si sentono reciprocamente attratti: lei non ha  rinunciato a cercare, per il suo cuore,  un affetto fresco e puro, mentre lui ha bisogno della schietta vitalità di lei per accogliere e coltivare, senza remore, quel sentimento che sente crescere in lui.

In effetti l’altro pilastro della cultura islamica è la famiglia e il fatto che siano i genitori a cercargli un lavoro e una moglie (di preferenza dello stesso paese), non è per Phaim un vincolo ma un comodo pretesto per restare ancora ragazzo, evitando di fare il salto verso la piena responsabilità del proprio destino. Il regista è molto bravo nel raccontare il progredire della relazione fra i due innamorati: dai primi incontri, dove ognuno non è se stesso ma quello che risulta più convieniente per non interrompere un’intesa ancora troppo fragile, fino al punto di rottura, a quella salutare litigata dove ognuno dei due getta la maschera ed è pienamente se stesso.

Si ride molto in questo film, con battute divertenti che servono ad alleggerire il racconto ma anche a distribuire in modo simpatico, tante verità che ci eravamo dimenticati. Phaim Bhuiyan, italiano di seconda generazione, studente di cinema allo IED, ci ha regalato un po’ di aria fresca, ci ha riportato alla semplicità dei rapporti veri di una storia d’amore,  dopo troppi film e fiction TV, in particolare quelle di Netflix, forse strutturalmente più sofisticate ma che hanno tradito  la verità dei rapporti umani per lasciar spazio all’ultimo richiamo scandalistico.  

Autore: Franco Olearo


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