21 grammi Il peso dell'anima

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Titolo Originale: 21 grams
Paese: Usa
Anno: 2003
Regia: Alejandro Gonzáles Iñárritu
Sceneggiatura: Guillermo Arriaga
Produzione: Focus Features
Durata: 120'
Interpreti: Sean Penn (Paul), Benicio Del Toro (Jack), Naomi Watts (Christina)

Paul, professore di matematica in attesa di un trapianto di cuore, Christina, ex tossica con una bella famiglia e Jack, ex delinquente convertito alla religione, non si conoscono. Ma quando Jack investe e uccide la famiglia di Christina, e il cuore del marito va a Paul salvandogli la vita, i loro destini devono fare i conti con il peso della colpa, della vendetta e forse del perdono.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Onesta ed appassionata ricerca del significato dell'esistenza dell' uomo ma fuori da ogni forma di fede istituzionalizzata
Pubblico 
Adulti
Molto bravi gli attori. Il regista riesce a portare in porto un film complesso senza scivolare nel melò
Giudizio Artistico 
 
Molto bravi gli attori. Il regista riesce a portare in porto un film complesso senza scivolare nel melò

Il film di Iñárritu colpisce immediatamente per la complessità della forma scelta: un puzzle di personaggi, tempi e sentimenti che rendono difficile il compito dello spettatore, coinvolto in un processo di ri-costruzione della storia che è già il primo passo per comprenderne il significato.

Già la precedente pellicola del regista (Amores Perrossempre scritto da Arriaga) aveva scelto una forma non lineare per raccontare drammi e sentimenti di individui in cerca della felicità ma invischiati nella violenza di un quotidiano che porta il segno del Male.

In questo caso ci troviamo di fronte alle esistenze di tre individui, due dei quali diversamente “in attesa”: in attesa della morte il Paul di Sean Penn (un attore che sembra ormai avere un credito supplementare nell’interpretare figure dolenti ed intense); in attesa della Rivelazione il Jack di Benicio del Toro, una specie di Giobbe testardo destinato a veder messa in crisi la sua fede così semplicistica eveterotestamentaria. C’è poi la Christina di Naomi Watts (The Ringil film che l’ha fatta conoscere), madre e moglie con un passato disordinato, che invece è forse fin troppo sicura del suo presente.

In queste vite irrompe una negatività potente, la morte di Michael, marito di Christina, investito insieme alle figliolette da Jack, un evento destinato a sconvolgere progetti e certezze. L’unico che da ciò ricava un bene è Paul, matematico che dichiara di riconoscere la presenza di un qualche mistero (anche se non del Mistero che fa quelle cose e lui stesso) nelle pieghe dei numeri che disegnano tutta la realtà.

L’accostamento di brani della storia collocati in momenti diversi della linea temporale, che tuttavia, non impedisce una profonda com-passione nei confronti dei personaggi, costringe ad avvicinarsi con attenzione ragionata e cautela anche timorosa al centro di questo Mistero che sembra coincidere con il decisivo problema del male.

É giustamente Jack, il “convertito” che interroga Dio in termini fin troppo umani, a proporre in modo esplicito la questione: per lui è decisivo dare una risposta a questa domanda, altrimenti il suo male e la sua colpa non potranno mai avere perdono e l’unico esito possibile è il suicidio, fortuitamentefallito in carcere, o un esilio privo di speranza.

Ma la stessa domanda se la pone anche Christina quando chiede al medico: “dove sono le mie bambine?”. La risposta, razionale e terrena, riferita ai poveri corpicini, è così evidentemente insufficiente a rispondere alla tragedia di una madre, che vedere la donna paralizzata in una non vita per tutti i mesi successivi non ci stupisce affatto.

Ed è allora che la figura di Paul diventa centrale e decisiva: lui, uomo non privo di difetti e contraddizioni (intuiamo che deve aver tradito la moglie, una donna ambigua ed egoista per cui l’amore equivale al possesso), è però quello che più chiaramente si trova a vivere la tensione all’oltre e la necessità di riscoprire una gratuità nei rapporti tra le persone.

Per questo cerca il donatore del cuore che gli ha dato una seconda possibilità, per questo si accosta a Christina per cercare di aiutarla e per questo compie un sacrificio estremo che sconvolge l’itinerario di vendetta che il primo evento della storia (l’incidente) sembrava aver inesorabilmente innescato.

Non è un caso che il regista disegni questa figura con alcuni tratti cristologici (i piedi feriti del finale e la ferita al petto lo fanno assomigliare al Cristo morto di Mantegna), pur trattandosi, indubbiamente, di una sorta di “Cristo laico” e dunque anch’esso ferito dal peccato.

L’afflato religioso degli autori è però volutamente e duramente in contraddizione con la Chiesa di Jack, capace di dare solo risposte esteriori insufficienti, nonostante il “pastore” cerchi di restare vicino al suo fedele; questa tensione ad un oltre trova un qualche compimento nel finale. É qui che un evento tragico e salvifico, anche se non perfettamente chiaro nella sua valenza drammatica e metafisica, ribalta l’intera costruzione e regala ai sopravvissuti la possibilità del perdono e la speranza in una nuova vita.

E perché questo nucleo (il cuore dell’intera storiapiù ancora che un climax finale) sia pienamente compreso, la retorica utilizzata nella costruzione si struttura come discorso fatto di mille parentesi e rimandi, un lento disvelamento attraverso l’approssimazione ad una verità già in qualche modo oscuro indicata fin dall’inizio in tutta la sua dolorosa concretezza.

Adatto solo ad un pubblico particolarmente maturo sia per la difficoltà del linguaggio narrativo che per la durezza di alcuni passaggi, il film è tuttavia efficacenell’esprimere una profonda ed ineludibile domanda di significato propria dell’essere umano. L’apertura al mistero come unica possibilità di trovare una risposta è almeno accennata (in modo forse ancora troppo timido) anche se proposta in ogni caso in decisa contrapposizione con ogni forma di fede istituzionalizzata. Ed è comunque una risposta che non elimina la domanda sulla sofferenza e la sofferenza stessa, mai così vera e lacerante, e neppure rimuove il peccato, ma certamente ha il merito di sottolineare tutta la dignità e il peso di ciò che rende l’uomo persona unica ed irripetibile.

Autore: Franco Olearo


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