LA SAPIENZA

 
Titolo Originale: La Sapienza
Paese: Italia, Francia
Anno: 2014
Regia: Eugène Green
Sceneggiatura: Eugène Green
Produzione: LA SARRAZ PICTURES, MACT PRODUCTIONS, IN COLLABORAZIONE CON RAI CINEMA
Durata: 105
Interpreti: Fabrizio Rongione, Christelle Prot, Ludovico Succio, Arianna Nastro

A 50 anni, Alexandre Schmidt è un architetto francese ormai affermato che però decide di rinunciare a un prestigioso progetto perché si rifiuta di dar seguito alle richieste della committenza: radere al suolo ciò che prima era stato costruito. Alexandre decide che il modo migliore per impiegare il tempo che ora si trova a disposizione sia andare a Stresa e poi a Roma per scrivere un saggio sulle opere del Borromini. Sarà l’occasione per rinnovare su prospettive diverse a sua passione di costruttore, da tempo affievolita. La moglie Alienor decide di accompagnarlo: fra di loro è rimasto solo un civile rispetto, dopo un tragico evento che ha messo alla prova la loro unità coniugale. A Stresa incontrano due giovani fratelli, Goffredo e Lavinia; il primo prossimo agli studi di architettura, la seconda afflitta da una strana malattia nervosa che la costringe a restare spesso a letto. Alienor decide di recuperare il suo senso materno ormai affievolito restando a Stresa con Lavinia, mentre Goffredo accompagnerà Alexandre in Italia alla scoperta del Borromini....

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Un architetto che inizialmente si dichiara un materialista, scopre che la sua ispirazione resta incompleta se non inserisce la forza di una luce soprannaturale
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Il regista e sceneggiatore Eugène Green si avventura su temi alti, difficili da esprimere cinematograficamente. Un esercizio interessante ma riuscito a metà

Alexandre, durante un discorso di ringraziamento in occasione di un premio ricevuto come riconoscimento alla sua opera, si era dichiarato un materialista, impegnato nei valori della laicità francese.    Si era sempre rifiutato di erigere delle chiese di qualsiasi religione; sono le fabbriche – a suo dire - le cattedrali del mondo moderno. Si tratta però di un’auto etichettatura che non rispecchia appieno il suo sentire: ne è una riprova l’ammirazione che Alexandre dice di nutrire per l’architetto Borromini e in particolare per come ha realizzato la chiesa di sant’Ivo alla Sapienza a Roma. Si tratta di uno spazio spirituale, come lui stesso lo descrive, che punta verso l’assoluto, attraverso una progressione che percorre prima lo spazio dimora degli angeli e infine si protende verso lo spazio divino, verso la sorgente della luce.

Alexandre ammira anche il Bernini, di cui apprezza quello stile particolare che gli consente sempre di imbrigliare forme dinamiche all’interno di figure geometriche, secondo una razionalità che sente in sintonia con una sensibilità francese e lui stesso si dichiara un Berniniano, ma non può fare a meno di riconoscere che il Borromini riesce a trasmettere qualcosa di più profondo anche se non è in grado di cogliere l’essenza della sua aspirazione.

Il suo giovane amico, aspirante architetto, ha invece le idee molto chiare: essere architetti vuol dire creare spazi da riempire di gente e di luce. La luce deve costituire una “presenza”, una presenza divina che può essere percepita da chi è credente ma anche da chi non lo è. Un’opera architettonica deve diventare “un tempio per tutte le religioni”.

Come si può vedere da questi brevi cenni della trama e delle conversazioni, il regista e sceneggiatore Eugène Green “punta in alto, affronta tematiche intellettuali impegnative che necessitano di una forma narrativa adeguata, un modo per riuscire a raccontare cinematograficamente non in prosa ma in poesia questa ricerca della sapienza e della bellezza. Ecco che il parlare dei protagonisti ha una cadenza lenta e solenne, guardando direttamente verso la telecamera. C’è abbondanza di piani fissi, gesti ieratici e lente carrellate lungo le pareti di diverse opere del barocco italiano per riuscire a coglierne la dinamica delle forme ma anche la serenità e la solarità delle sponde del lago Maggiore.

Si tratta quindi di un film non per tutti i palati ma interessante, a nostro avviso almeno nel  modo con cui il protagonista lotta interiormente nel dover scegliere fra un armonico e chiuso razionalismo (in termini architettonici: il cerchio e l’ellissi) e altre forme che esprimono una spinta verso l’alto, verso il trascendente.

E’ sintomatico il transito di Alexandre e di Goffredo per Torino e la loro analisi della Sindone; Anche se  riferisce a Goffredo che in base ad alcune analisi effettuate, il tessuto va datato intorno al  XII secolo, Alexandre si dichiara sinceramente turbato, come uomo e come architetto, da quel volto e da quei segni di sofferenza che provengono da un lontano  passato. Solo dopo una prolungata vicinanza con Goffredo, che non è appesantito, come lui, dalla sfiducia e dalla sofferenza che gli hanno procurato alcune vicende personali, comprende perché l’architettura del Borromini attrae tanto il suo animo: l’architetto ticinese  sembra aver trovato una perfetta armonia fra la sapienza  e la spinta verso l’infinito. Sembra forse pronto a concludere che fra i due elementi non c’è alcuna contraddizione, ma che la Sapienza è esattamente espressione del Divino, come viene ricordato fin all’inizio del film, citando La Bibbia:

La sapienza ..è  un riflesso della luce perenne (Sapienza 7,26)

L’obiettivo del regista è stato sicuramente ambizioso, un obiettivo raggiunto a metà, non solo per la forma narrativa scelta ma per certe libertà autoriali che si è concesso: una parentesi comica fuori luogo e un po’ razzista (ai danni di un turista australiano); il cameo interpretato dal regista stesso nei panni di un rifugiato caldeo, una rapida incursione nella  psicologia con l’inspiegabile malattia debilitante di Lavinia.

Il film è disponibile sulla piattaforma Raiplay

Autore: Franco Olearo


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