PETERLOO

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Titolo Originale: Peterloo
Paese: GRAN BRETAGNA, USA
Anno: 2018
Regia: Mike Leigh
Sceneggiatura: Mike Leigh
Produzione: BFI FILM FUND, FILM4, THIN MAN FILMS
Durata: 154
Interpreti: Rory Kinnear, Maxine Peake, Pearce Quigley, Karl Johnson, Robert Wilfort

Nel 1819 le guerre napoleoniche erano finalmente terminate ma i veterani di guerra inglesi, tornati alle loro case, trovarono una situazione economica deteriorata. Le Corn Laws, leggi protezioniste a favore dei proprietari terrieri, avevano fatto lievitare il prezzo del pane; la rivoluzione industriale faceva sentire i suoi effetti nelle fabbriche tessili delll’area di Manchester, richiedendo sempre meno manodopera. Su questo malumore fece presa il movimento dei radicali, capeggiato da Henry Hunt, che tento di portare avanti alcune riforme elettorali volte a migliorare la rappresentanza in parlamento delle zone rurali ma il ricordo della rivoluzione francese era ancora vivido. Il 16 agosto 1819, in località St. Peter’s Field, a Manchester, si radunarono pacificamente circa 60.000 persone, incluse donne e bambini ma la magistratura locale, ordinò alle autorità militari di disperdere la folla. La cavalleria caricò con le spade sguainate e sul campo restarono almeno 15 morti, compreso un bambino e delle donne, oltre a 700 feriti. Il principe reggente (il re Giorgio III era insano di mente) applaudì alla fermezza delle forze dell’ordine ma i giornali del tempo parlarono apertamente di massacro....

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Una forte tensione morale spinge l’autore a ricostruire l’indifferenza dei rappresentanti della classe privilegiata del tempo nei confronti dei lavoratori e che portò al massacro di Peterloo
Pubblico 
Adolescenti
Una scena violenta in carcere e alcuni dettagli cruenti durante il massacro, anche se mai raccapriccianti
Giudizio Artistico 
 
Il regista inglese Mike Leight ricostruisce con grande rigore storico una pagina dolorosa della storia inglese fincheggiato da ottimi professionisti riguardo al casting, alla fotografia, ai costumi, alla scenografia

Fin dalle prime sequenze cogliamo qualcosa in questo film, che non verrà mai meno nelle sue oltre due ore di durata: la percezione che qualcosa di reale sta accadendo e noi ne siamo testimoni. Sono molti i fattori che che ci portano a questa sensazione: l’ambientazione e i costumi pressoché perfetti ma sopratutto il casting: i popolani che parlano in dialetto, con i volti e il corpo segnati dalla consuetudine  ai lavori manuali e che indossano  i vestiti dismessi  della settimana oppure quelli puliti tenuti da parte per le grandi occasioni, come in quel fatidico 16 agosto 1819; gli uomini aristocratici, impeccabili nel loro tight neri, che si esprimono con frasi ben costruite, anche quando debbono esprimere giudizi violenti.  Mike Leigh si dilunga in alcune sequenze, sopratutto in quelle che descrivono il giorno del massacro, rischiando di mettere a repentaglio la tensione drammaturgica del film, proprio per darci il senso della presa su qualcosa che sta accadendo in quel momento. Il regista si è attenuto in modo estrememente rigoroso ai personaggi e ai fatti reali, così come risulta dai documenti storici e se alcuni critici hanno commentato il film negativamente, perché lo sviluppo della storia appare piatto, evita di alzare i toni proprio nelle sequenze più drammatiche, a nostro avviso ciò è dovuto al fatto che Mike Leigh ha privilegiato, la nuda cronaca rispetto all’ interpretazione della cronaca  e come succede nei fatti reali, ci si accorge dopo, quando gli eventi sono compiuti, del loro vero significato. In una delle sequenze finali, i cronisti dei vari giornali inglesi del tempo, presenti a quel raduno, si interrogano su come commentare l’accaduto e concludono che si è trattato di una carneficina. In quell’ora buia della democrazia  inglese, solo la libertà di stampa ne  usciva indenne, a indicare che non tutto era perduto.

Il racconto di Mike Leigh è tanto più mordace e accusatorio, quanto non traccia caricature dei responsabili ma li ritrae nella quotidità della loro insensibilità.

Ecco che i magistrati del tempo possono definire la pena di un cittadino a loro discrezione e condannare alla forca un uomo solo perchè ha rubato un cappotto; per lord Sidmouth, home secretary, è sufficiente una patata lanciata contro la carrozza del principe reggente per dichiarare sospeso l’habeat corpus (il caposaldo della diritto anglosassone che proclama l'inviolabilità personale, e il conseguente diritto dell'arrestato di venir giudicato da un magistrato). In quel fatidico 16 agosto, i magistrati si erano radunati in una sala prospicente la piazza per decidere sul da farsi.  La scena che segue è un capolavoro di ipocrisia: i magistrati conoscono la legge ma debbono trovare il modo di superarla, spinti dall’idea, radicata a quel tempo, che i lavoratori sono una classe inferiore e che va solo ben guidata. Alla fine tutto sfocia nel ridicolo: il capo della magistratura locale proclama a gran voce dalla finestra il Rioct Act , come prescritto dalla legge (ma nessuno, in quella piazza, può sentirlo) e in questo modo si sente autorizzato a consegnare allo squadrone di cavalleria l’ordine di dispredere la folla. L’insensibilità è annche la caratteristica  del generale John Bying, comandante dell’esercito del Nord d’Inghilterra, che ritiene più importante per lui, in quel giorno, esser presente all’evento mondano delle corse ippiche a York. Così anche lo sbrigativo giudizio del principe reggente sull’accaduto, che invia  un elogio ai magistrati di Manchester.

Il giovane trombettiere, reduce della battaglia di Waterloo,  che conosciamo nella primissima sequenza del film e che finisce infilzato dalla cavalleria in quel 16 agosto (il fatto è realmente accaduto), diviene il simbolo di quella tragedia, raccontato da Mike Leight con alto senso morale. Purtroppo non sempre si fa tesoro del passato: un altro film, Bloody Sunday, ha raccontato un evento che ha molte somiglianze con Peterloo: nella  domenica del 30 gennaio 1972, tredici uomini disarmati vennero uccisi dai soldati inglesi durante una pacifica manifestazione lungo le strade della cittadina nordirlandese di Derry. Gli ufficiali ricevettero un’orificenza dalla regina.

Autore: Franco Olearo


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