L'AMORE AI TEMPI DEL COLERA

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Titolo Originale: L'AMORE AI TEMPI DEL COLERA
Paese: USA
Anno: 2007
Regia: Mike Newell
Sceneggiatura: Ronald Harwood dal romanzo di Gabriel Garcia Marquez
Produzione: New Line Cinema/Stone Village Pictures/Grosvenor Park Media
Durata: 132'
Interpreti: Javier Bardem, Giovanna Mezzogiorno, Benjamin Bratt, Catalina Sandino Moreno, Laura Harring

Florentino Ariza, impiegato al telegrafo di Cartagena (Colombia) alla fine dell’Ottocento, vede per la prima volta Fermina Deza alla finestra di casa e subito se ne innamora. Conquistata la ragazza a forza di lettere appassionate, è però ostacolato dal padre di lei, un arricchito che spera in un matrimonio di alto livello. Piegata dalla volontà del padre Fermina accetta di sposare il buon dottore Juvenal Urbino, lasciando Florentino nella disperazione, che l’uomo comincia ben presto a curare con decine di storie di sesso di cui prende accuratamente nota in attesa che Fermina torni libera. Il che accade solo dopo oltre 50 anni. Fortunatamente per i due amanti i sentimenti non invecchiano mai.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il protagonista Florentino ci mette poco a stabilire una cesura tra la fedeltà spirituale e la consumazione della passione fisica con oltre 600 donne…con la scusa di curare il suo mal d’amore, mentre i cinquant’anni del matrimonio di Fermina fanno presto ad essere bollati come una faticosa parentesi di fondamentale indifferenza
Pubblico 
Maggiorenni
Alcune scene a contenuto sessuale e molteplici situazioni con nudità femminili
Giudizio Artistico 
 
Efficace nel ricostruire ambientazioni sudamericane, il film, durante le sue interminabili due ore, si trascina senza mai riuscire a coinvolgere né emozionare veramente

Il romanzo di Gabriel Garcia Marquez da cui lo sceneggiatore Ronald Harwood (Il pianista) e il regista Mike Newell (Quattro matrimoni e un funerale, Harry Potter e il calice di fuoco) hanno tratto questa pellicola rappresenta fin dalla sua uscita una sorta di cult, ricco di atmosfere variopinte e profumi, personaggi borderline e guidato da un’insolita storia d’amore lunga cinquant’anni; insomma tutto l’armamentario che il lettore medio è abituato ad associare ad un mondo sudamericano fatto di sentimenti travolgenti ed estremi, follie ed eccessi amorosi.

Decisi a trasporre sullo schermo tali elementi di successo, gli autori si sono affidati ad un regista diventato famoso grazie ad una commedia brillante e pungente (ma di recente ceduto a blockbuster fantasy per ragazzi e non) e a un cast internazionale senza vere star ma con un paio di nomi da Oscar al film straniero (Javier Bardem e la nostra Mezzogiorno, a dire il vero alquanto monocorde).

Il risultato, tuttavia, lascia parecchio a desiderare. Durante le interminabili due ore della pellicola, “la più grande storia d’amore mai raccontata” (così recita la frase di lancio) si trascina senza mai riuscire a coinvolgere né emozionare veramente.

Le azioni dei personaggi, i loro tormenti interiori (quelli di Florentino riportati da un’invadente voce fuori campo), si susseguono sullo schermo in una serie di scenette che non sembrano capaci di raccontare davvero una storia, ma solo di riprodurre quadri spesso solamente pittoreschi (e sopra le righe , come nel personaggio della sensuale cugina Hildebranda interpretata da Catalina Sandino Moreno, o la vogliosa chiacchierona interpretata da Laura Harring).

Le insistite contrapposizioni tra amore, felicità, passione  dal un lato e matrimonio dall’altro, rimangono parole che la vicenda dei due innamorati separati per le circostanze avverse fatica ad esemplificare.

Fermina cede senza poi troppa difficoltà alla prepotenza paterna (e sposa quel buon diavolo del dottore che bisogna proprio sporcare con una eccessiva devozione filiale e un tradimento senza ragioni per giustificare l’insoddisfazione della protagonista…), e poi trascorre cinquant’anni al fianco di un uomo senza poi patire molto.

Florentino, da parte sua, ci mette poco a stabilire una cesura tra la fedeltà spirituale e la consumazione della passione fisica con oltre 600 donne…il tutto con la scusa di curare il suo mal d’amore.

La sua prontezza nel rivendicare la mano di Fermina non appena morto il marito di lei viene respinta per poco così da poter celebrare in tutta fretta l’unione (anche fisica) troppo a lungo procrastinata.

I cinquant’anni del matrimonio di Fermina fanno presto ad essere bollati come una faticosa parentesi di fondamentale indifferenza, che allo spettatore viene più da imputare all’incostante Fermina che al povero e volonteroso marito.

Al film non fanno difetto momenti grotteschi (soprattutto nei momenti della vecchiaia, dove il protagonista alterna senili debolezze ad un inesauribile appetito sessuale), mentre pesa l’insistita esplicitazione della metafora che lega le ondate di colera alla forza irresistibile dell’amore. Ciò che penalizza maggiormente il tutto, però, è la mancanza di una progressione che conduca lo spettatore attraverso la storia verso un senso profondo che vada oltre la celebrazione dell’amore/passione come forza inesorabile.

La finale scoperta di Florentino (non è la morte a non avere confini, ma la vita), enunciata a mo’ di morale, è una rivelazione ad effetto, ma in realtà un po’ estemporanea e fine a se stessa. Esattamente come senza reali ostacoli né conflitti si compie la finale riconciliazione dei due amanti, con una dilazione che finisce per farle perdere il suo senso, annegata com’è in un mare di eventi alla lunga ripetitivi (le conquiste di Florentino) e poco emozionanti.

Autore: Franco Olearo


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