LEONI PER AGNELLI

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Titolo Originale: Lions for Lamps
Paese: USA
Anno: 2007
Regia: Robert Redford
Sceneggiatura: Matthew Michael Carnahan
Durata: 95'
Interpreti: Robert Redford, Meryl Streep, Tom Cruise, Michael Pena, Derek Luke, Peter Berg, Andrew Garfield

Il film sviluppa in parallelo tre avvenimenti che si svolgono negli stessi momenti: a Washington la giornalista televisiva Janine (Maryl Streep) è stata convocata per un'intervista esclusiva dal senatore Jasper (Tom Cruise) che le rivelerà come sia stato avviato un nuovo piano per sconfiggere i talebani in Afganistan; il professor Stephen Malley (Robert Redford) di una università californiana ha convocato nel suo ufficio Todd (Andrew Garfield), uno studente brillante ma poca propenso ad impegnarsi; sulle montagne  dell'Afghanistan due  soldati (uno di colore e l'altro sudamericano, ex-studenti del prof. Malley) sono rimasti isolati e rischiano di venir uccisi dai talebani....

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
L'autore ci invia un messaggio pressante a esercitare il nostro impegno civile,evitando di rinchiuderci nel nostro privato, indifferenti alle esigenze degli altri
Pubblico 
Adolescenti
E' richiesta una certa preparazione per poter seguire i dibattiti con molti riferimenti alla realtà americana ed internazionale
Giudizio Artistico 
 
Ottima interpretazione dei tre protagonisti. Dialoghi con una costruzione elaborata che tende ad apparire innaturale

Il film, di basso budget, è incentrato su due lunghi, serrati dialoghi, quello fra un senatore e una giornalista e fra un professore e uno studente, con l'unica variante delle sequenze di azione che si svolgono in Afghanistan.

Il film conferma la passione civica di Robert Redford, un liberal dichiarato, per i grandi temi che travagliano la politica americana: dalla migliore strategia per combattere il terrorismo, all'accesso degli studenti meno abbienti ai corsi universitari, alla libertà e obiettività della stampa.

A ben vedere, sopratutto nel dialogo fra il positivo e ambizioso senatore repubblicano e la professionale ma perplessa giornalista, ma anche nella paternale che il vecchio e melanconico professore fa al troppo rilassato ed edonista studente, non viene detto niente di originale né l'autore è in grado di proporre ricette miracolose ai problemi dell'America.

E' noto che dall'entusiasmo iniziale per l'offensiva in Irak e in Afghanistan, dopo la rabbia dell'11 settembre, si è passati a sei deludenti anni di  non vittoria e di non sconfitta; che non è possibile per gli Stati Uniti ritirarsi, se non al costo della perdita di credibilità come "forza di giustizia nel mondo" e che ogni nuova tattica (come quella proposta dal senatore Jasper) ricorda troppo iniziative simili intraprese nella guerra del Vietnam, rivelatesi poi fallimentari. Allo stesso modo la denuncia della presenza a Washington di politici corrotti e  di una stampa che si comporta come "una manica a vento" e che "ha cominciato a confondere l'opinione dei più con l'opinione giusta" non risulta particolarmente nuova e qualche critico ha accusato questo film, in parte a ragione, di qualunquismo.

In realtà Leoni per agnelli non è, a nostro avviso, un pamphlet politico. Non ci troviamo di fronte a un Fahrenheit 9/11  dove Michael Moore ha sviluppato una satira corrosiva verso colui che ritiene l'unico responsabile dei loro e dei nostri mali.
Robert Redford è interessato all'uomo, al singolo che  si trova in una determinata circostanza storica a dover decidere cosa è meglio fare, a prendere una posizione secondo una coscienza vigile, non assopita  da una generica e disimpegnata critica  verso  il sistema. Sotto questa prospettiva la tensione etica dell'autore assume una rilevanza universale e i due studenti, uno di colore e l'altro sudamericano, che decidono di arruolarsi perché "hanno pensato che  il modo migliore per cambiare le cose fosse combattere per questo paese" diventano paradossalmente i fulgidi eroi di questa contestazione al sistema.

Da questo punto di vista sono più interessanti le due crisi di coscienza che vanno maturando in questo film: quella della giornalista, dibattuta fra il dovere di cronaca, ciò il raccontare quello che le è stato rivelato e la fastidiosa sensazione di venir strumentalizzata per indurre l'opinione pubblica a sperare, ancora una volta, in una  svolta nel conflitto e quella dello studente Todd.

Quest'ultimo ritiene che la cosa più giusta da fare sia vivere nella sola sfera privata ("Pagherò le tasse, rispetterò tutti i semafori") proprio per non avere a che fare con i politici corrotti e non rischiare di morire per le ambizioni dei signori della guerra. "Mettete fra voi e il mondo reale più distanza possibile" ribatte il professore che è abituato ad osservare i suoi giovani studenti e cerca di riportare Todd su un'altra verità: "questi pezzi di merda, come dici tu,  si basano sulla vostra apatia, sulla vostra ignoranza. Preparano strategie su di essa".
Il fare è meglio del non fare per cercare, ognuno nella sua piccola dimensione, di migliorare un pezzo del nostro mondo.

Il film non rivela le decisioni finali della giornalista e dello studente, quasi un vuoto lasciato apposta dall'autore in modo che siamo noi spettatori a colmarlo, riflettendo sulle nostre responsabilità.

Il film si appoggia tutto sulla bravura di tre grandi attori (Cruise, Streep, Redford) e su di una sceneggiatura che ci fa seguire con interesse dibattiti che diversamente avrebbero  rischiato di annoiare  anche se dobbiamo notare  che viene confermata la tendenza attuale di scrivere dialoghi "alti", sofisticati e alla ricerca di frasi con effetto costruito, lontani quindi dal parlato naturale.

Autore: Franco Olearo


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