L'INNOCENZA DEL PECCATO

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Titolo Originale: La fille coupée en deux
Paese: Francia
Anno: 2007
Regia: Claude Chabrol
Sceneggiatura: Claude Chabrol e Cécile Maistre
Produzione: AlicéLéo/Rhônes-Alpes Cinéma/France Deux Cinéma/Integral Films/Canal +/Ciné Cinémas
Durata: 115'
Interpreti: Ludivine Sagnier, Benôit Magimel, Bérleand, Matilda May

Gabrielle Deneige, graziosa annunciatrice di previsioni metereologiche in una televisione locale, incontra nella libreria dove lavora la madre l’anziano scrittore Charles Saint-Denis, con cui inizia un relazione dai risvolti sempre più perversi. Non molto tempo dopo mette gli occhi su di lei anche un rampollo della buona borghesia locale con un passato controverso e abitudini discutibili, Paul Gaudens. Complice l’abbandono da parte di Charles, Paul, dopo un lungo corteggiamento, convince Gabrielle a sposarlo, ma la scoperta della depravazione sessuale in cui la novella sposa è stata immersa porta ad un’inevitabile tragedia. Segue processo dagli esiti non scontati.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Chabrol ci ammannisce l’ennesimo apologo cinico e nichilista di cui francamente non si sentiva la mancanza.
Pubblico 
Maggiorenni
Numerose allusioni sessuali, morbosità, un paio di scene di nudo e a contenuto sessuale
Giudizio Artistico 
 
Una pellicola decisamente lunghetta e che pare nascere già vecchia.

Il nuovo film di Chabrol, fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 2007, è l’ennesimo ritratto impietoso dell’ambiente della borghesia provinciale francese, condito di perversioni (intellettuali e sessuali) e privo di ogni traccia di pietas nei confronti dei personaggi. La prima a farne le spese è la protagonista Gabrielle Deneige (Ludivine Sagnier, ormai abbonata alle parti che trasudino perversione) che, nomen omen, di mestiere presenta le previsioni meteo con la stessa grazia seduttiva e sfuggente con cui si gestisce i molti uomini che le ronzano intorno. Almeno finché non cede al (dubbio) fascino di uno scrittore ormai in età, che la inizia ai piaceri del sesso perverso, che comprende spogliarelli umilianti e club per scambisti. Fortunatamente Chabrol preferisce non mostrare troppo la degradazione di Gabrielle (e quando lo fa sfiora il ridicolo più o meno involontario), irretita in un rapporto totalmente squilibrato, dato che Saint-Denis si tiene ben stretta la moglie e alla giovane amante lascia cadere qua e là promesse molto poco vincolanti. A far da contraltare al colto seduttore, un playboy miliardario con un passato (dubbio) di violentatore di minorenni, ma spalleggiato da una famiglia altoborghese naturalmente problematicissima, naturalmente ipocrita, naturalmente filo-clericale. Certo non il classico principe azzurro, seppure di ripiego, così la tragedia finale, più che dell’onore offeso, sembra il prodotto del cozzare di due opposte follie. La storia si ispira ad un fatto di cronaca dell’America di inizio Novecento (che ha già ispirato un film degli anni Cinquanta) e forse è questa la ragione del sentore di stantio che aleggia in una pellicola decisamente lunghetta e che pare nascere già vecchia.

Chabrol, pur di colpire il suo eterno bersaglio, quella borghesia (provinciale e non) che è il feticcio negativo di tanti intellettuali da quarant’anni a questa parte, forza in tutti i modi lo sguardo dello spettatore, trasforma il povero Benôit Magimel (Paul Gaudens) in uno spaventapasseri isterico con le mèches e mette in campo ogni trucco lecito e non per farci capire che il peccato e la crudeltà stanno lì, proprio lì, dove si arrocca il presunto ordine morale della società (non poteva mancare la scena con zii funzionari di Stato e monsignori).

L’unica a conservare una parvenza di innocenza in questo trionfo di perversione dovrebbe essere proprio Gabrielle che, orgogliosamente rifiutati i miliardi del marito in galera, finisce a fare la ragazza da segare per lo zio illusionista, metafora più che trasparente delle sue disgraziate vicende sentimentali.

Chabrol (che come al solito arruola nel cast tecnico mezza famiglia) ci ammannisce così l’ennesimo apologo cinico e nichilista di cui francamente non si sentiva la mancanza. Bontà sua, continua a sentirsi felicemente onnipotente (almeno sul set), mica come il Papa, altra sua bestia nera, che poveretto, parole sue, “può solo supplicare”. E che magari, dalla sua cattedra, pontifica assai meno di lui…..

Autore: Franco Olearo


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