P.S. I LOVE YOU

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Titolo Originale: P. S. I Love You
Paese: USA
Anno: 2008
Regia: Richard LaGravenese
Sceneggiatura: Richard LaGravenese e Steven Rogers dal romanzo omonimo di Cecelia Ahern
Produzione: Wendy Finerman per Alcon Entertainment
Durata: 122'
Interpreti: Hilary Swank, Gerard Butler, Harry Connick Jr., Lisa Kudrow, Gina Gershon, Kathy Bates

Nonostante i litigi e le ansie per il futuro, Holly e Gerry sono, dopo nove anni di matrimonio, una coppia innamorata. Quando lui muore per un tumore al cervello, il mondo di Holly cade a pezzi e non sono sufficienti le amiche di sempre, Denise e Sharon, né l’affettuosa amicizia del barista Daniel a farla uscire dalla depressione. Poi, però, Holly comincia a ricevere dei messaggi (audiocassette, regali e soprattutto lettere) da parte di Gerry, che prima di morire ha voluto predisporre per lei un percorso tra ricordi e speranze per il futuro. Seguendo le indicazioni del marito che sente ancora così vicino, a poco a poco Holly ricomincia a vivere e ritrova anche l’entusiasmo e la vitalità che aveva sepolto sotto le false preoccupazioni del quotidiano.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
L' autore costruisce un racconto che sottolinea con passione e convinzione i valori della famiglia, dell’amicizia e della solidarietà; unica concessione, alla moda odierna che considera il sesso una parte indispensabile della vita di ogni persona, un’avventura di una notte con un uomo
Pubblico 
Adolescenti
Linguaggio a volte volgare, un accenno di nudo
Giudizio Artistico 
 
Il film, che pure cede a qualche psicologismo di troppo per far “tornare i conti” del percorso della protagonista, dimostra che è possibile raccontare in modo godibile e profondo anche vicende dolorose e tristi, ma aperte alla speranza

Richard LaGravenese nasce come sceneggiatore (suoi La leggenda del re pescatore, ma anche I ponti di Madison County, L’amore ha due facce e L’uomo che sussurrava a cavalli), dimostrando fin da subito grande sensibilità nel raccontare i drammi umani (la morte, il lutto, la solitudine) in una chiave dolceamara che lascia spazio alla speranza.

Passato alla regia con Freedom writers, storia di formazione e di riscatto che aveva come protagonista Hilary Swank, completa idealmente la sua parabola realizzando, come sceneggiatore e regista, questa vicenda tratta dal bestseller della giovane irlandese Cecelia Ahern e dedicato ad un’anomala storia d’amore.

Il film inizia, infatti, spezzando nel modo più radicale, con la morte, la felicità pur non priva di contraddizioni di una giovane coppia che intuiamo affiatata e giunta ad un punto decisivo del proprio percorso (decidere se avere un figlio, implicitamente scegliendo la famiglia piuttosto che i simboli esteriori del benessere – casa grande, abiti firmati, ecc .-).

Ma l’amore, ci dice l’autore, non finisce con la morte: se Holly (che paga doppiamente il senso di abbandono già subito da parte di un padre fedifrago) sembra andare completamente alla deriva nonostante l’affetto dei suoi cari, la presenza di Gerry (ritratto forse con un eccessiva indulgenza agli stereotipi dell’irlandese affascinante e canterino) si fa sentire attraverso i messaggi amorevolmente predisposti nei mesi della malattia.

Inizialmente riluttante, Holly è chiamata a un viaggio nel passato che, lungi dal volerla intrappolare ancora di più nel suo dolore, ha lo scopo di farle riscoprire la bellezza e la forza dei suoi sogni e la vera se stessa, un po’ annebbiata già prima della morte del marito.

L’amore che oltrepassa la morte, dunque, è da una parte quello di Gerry, talmente generoso e altruista da volersi prendere cura di Holly anche da morto, fino ad augurarle un nuovo amore, dall’altra quello della protagonista, un sentimento che è chiamato a un percorso di crescita ed affrancamento dalla presenza fisica della persona amata.

In questo senso la pellicola di LaGravenese, che pure cede a qualche psicologismo di troppo per far “tornare i conti” del percorso di Holly (creando il precedente del padre fuggito e calcando la mano sui compromessi accettati da Holly nel crescere), dimostra che è possibile raccontare in modo godibile e profondo anche vicende dolorose e tristi, ma aperte alla speranza, evitando le trappole di meccanismi un po’ scontati (in questo senso bella è la linea dell’amicizia con il bizzarro Daniel, che si innamora di Holly la sera della veglia funebre per Gerry…).

Unica concessione, per altro niente affatto indispensabile, alla moda odierna che considera il sesso una parte indispensabile della vita di ogni persona, un’avventura di una notte con un uomo che, tra l’altro, sembra la fotocopia del marito morto di Holly, condannata, a quanto pare, ad accasarsi solo con bruni maschi irlandesi con la passione della musica…

Detto questo LaGravenese, che allude comunque ad una dimensione soprannaturale implicita nella presenza di Gerry al fianco della moglie, costruisce un racconto che sottolinea con passione e convinzione i valori della famiglia, dell’amicizia e della solidarietà (femminile e non solo), sentimenti capaci di accompagnare l’individuo anche attraverso le prove più dure e di dare alla vita una seconda chance.

Autore: Franco Olearo


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