CAOS CALMO

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Titolo Originale: " CAOS CALMO"
Paese: Italia
Anno: 2007
Regia: Antonello Grimaldi
Sceneggiatura: Nanni Moretti, Laura Paolucci, Francesco Piccolo, dal romanzo omonimo di Sandro Veronesi
Produzione: Domenico Procacci per Fandango in collaborazione con Rai Cinema, Portobello Pictures e Phoenix Film Investment
Durata: 112'
Interpreti: Nanni Moretti, Alessandro Gassman, Valeria Golino, Isabella Ferrari, Blu Yoshimi, Kasia Smutniak, Silvio Orlando

Pietro Paladini sta giocando sulla spiaggia con suo fratello Carlo, ma richiamati da delle grida, si tuffano per salvare due donne delle quali perdono subito dopo ogni traccia. Arrivato tardi a casa e scoperto che sua moglie è morta improvvisamente, Pietro viene preso da una strana calma riflessiva che lo porta a stare molto vicino a sua figlia Claudia, di 10 anni e al contempo a perdere interesse per il  lavoro: passa la mattina su di una panchina davanti alla scuola della figlia, aspettando che lei esca.....

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un bel rapporto padre-figlia ma la crisi che fa seguito alla morte della moglie viene superata solo tramite riscoperta della propria sessualità
Pubblico 
Maggiorenni
Una bestemmia alla Madonna; uso di oppio; una scena di sesso esplicita (ma con nudi parziali) che pare ricavata da una pellicola porno-soft
Giudizio Artistico 
 
Ottima interpretazione di Alessandro Gassman; una regia reticente lascia incompiuti alcuni passaggi importanti del racconto

Da molto tempo ormai Pietro passa le giornate davanti alla scuola. Aveva iniziato esattamente il primo giorno di scuola; ora siamo in inverno e Pietro  ha  chiesto a Claudia che regalo vuole per Natale. La bimba si attarda a entrare a scuola, ha ancora una cosa da dire al papà. In questi mesi è' stata molto contenta di essersi potuta affacciare in qualsiasi momento alla finestra per salutarlo, ma ogni cosa è "reversibile" (parola che ha da poco imparato e che le piace molto) e poi le compagne hanno incominciato a prenderla un po' in giro. "Papà il regalo che voglio da te.." "Si ho capito, non dire altro" ribatte lui. "Ci sei rimasto male?" "No anzi, se no rimanevo qui davanti tutto l'anno. Hai fatto bene a dirmelo. Hai fatto bene. Bisogna dirsele le cose. Sempre. Ciao pulce!".

Si tratta probabilmente del dialogo più bello del film. Claudia riesce a dire la cruda verità al padre con la dolcezza con cui solo le figlie piccole riescono. Ci sono altri momenti dove padre e figlia stanno assieme (la sera mentre apparecchiano, prima di addormentarsi con la lettura della favola di turno): dopo la scomparsa della madre, Pietro e Claudia sembrano quasi rifugiarsi nel piacere  di conoscersi meglio e di frequentarsi, in un modo che non era ancora successo prima, dati gli impegni di lavoro di lui.
Pietro in effetti è rimasto calmo dopo la tragedia, il dolore non riesce a venire fuori: non vuole essere più portato dall'onda degli eventi e dei suoi impegni (è dirigente in una rete televisiva) ma questa volta è lui che si  ferma per guardare il mondo che gli gira intorno, per coglierne il significato.
Il presupposto è interessante e coinvolgente: a tutti noi è capitato un momento in cui è apparso necessario fermarsi per riflettere sulla propria vita; peccato che lo svolgimento non sia ugualmente interessante, per una insolita reticenza della regia e per un residuo di morettismo nella figura di Pietro che, nonostante la buona volontà dello stesso Nanni, è rimasta.

Noi non sappiamo nulla della moglie morta, né direttamente attraverso flash back della vita passata, né indirettamente attraverso i dialoghi, ma dobbiamo affidarci al volto compostamente triste dell'attore-sceneggiatore (solo una sera, rimasto solo perché la figlia è andata a  cena con suo fratello, dopo una corsa in macchina senza una meta, riesce finalmente a dar sfogo al pianto e possiamo comprendere quanto l'amasse).
Nella sua azienda è in atto un processo di fusione ma sopratutto un gioco di potere con mosse e contromosse; gli altri dirigenti, tranne lui, sono francesi e  a turno lo raggiungono alla sua panchina nel parco. La situazione però è confusa, lo spettatore riesce a seguire le varie manovre  fino a un certo punto: il ritratto di una azienda in crisi  appare più letteraria che realistica. La stessa posizione di Pietro resta ambigua, incerto se  perseverare nel suo atteggiamento indifferente o approfittare della situazione per effettuare anche lui una scalata al potere. 
Altri personaggi vengono a trovarlo: la sorella della moglie, rimasta incinta per un uomo più giovane di lei (una Valeria Golino ormai relegata a ruoli di donna un po' svitata); un collega responsabile delle Risorse Umane (Silvio Orlando), che non può accettare il modo con cui vengono trattate le persone durante la fusione. In queste situazioni Pietro si limita ad ascoltare: ci troviamo esattamente in bilico fra un Pietro-personaggio a cui probabilmente il dolore subito ha acuito la sensibilità verso i problemi altrui e un Pietro-Moretti, a cui piace  osservare gli altri con ironia (si pensi al Nanni protagonista  di Bianca 1983) senza esserne coinvolto.
Alla fine Pietro tenta la carta di risentirsi vivo attraverso gli stimoli che può percepire con il suo corpo: accetta di fumare oppio assieme al fratello, ma l'esperimento si risolve in  malessere e vomito; gli riesce meglio la carta del richiamo all' istinto del possesso carnale, tramite l'ormai  famosa scena di sesso fra lui e  Isabella Ferrari che pare una sequenza ricavata di una pellicola porno-soft..
E' questo un altro punto di inspiegabile reticenza del regista: se è vero che nel libro da cui il film è tratto, fra i due si era instaurata una intesa fisica  già durante l'episodio del salvataggio (situazione nel film appena accennata attraverso il bichini scomposto di lei), le parole che i due si scambiano alla panchina del parco, sono scarne, senza possa venir giustificata tutta la passione che poi manifesteranno nell'incontro successivo.

Alla fine del film è difficile trarre qualche conclusione: il periodo di caos calmo che Pietro ha passato sulla panchina davanti alla scuola, succeduto al lutto, lo ha avvicinato o allontanato dagli altri? Ora che sua figlia lo ha sollecitato a sganciarsi da una dipendenza emotiva nei suoi confronti, la visione critica che Pietro ha maturato del mondo che lo circonda e in particolare del mondo del lavoro, gli ha consentito di ritrovare un significato alla sua vita? Sembra difficile scuotere Pietro da una sostanziale apatia esistenziale: ha avuto il piacere di sentirsi istintivamente vivo e questo gli basta.

Samuele, il collega responsabile delle Risorse Umane, reagisce a suo modo al problema della fusione: si ritiene cattolico e pertanto dà,  ormai disgustato, le dimissioni, desideroso solo di raggiungere come volontario suo fratello sacerdote fra i poveri dell'Africa. Anche questa non è una soluzione: avrebbe fatto molto meglio a restare al suo posto, aiutando dalla sua posizione i  colleghi in quei momenti difficili per l'azienda (ovviamente, proprio lui che si considera cattolico, è l'unico che pronuncia una bestemmia, a suo dire per sottolineare la gravità dei licenziamenti in atto).

Autore: Franco Olearo


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